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Magdi C. Allam

Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Anno edizione: 2007
Pagine: 206 p., Rilegato
  • EAN: 9788804567776
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Recensioni dei clienti

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    Savio

    20/01/2012 00.21.25

    Quando ho comprato il libro credevo che fosse il solito libro che parla di guerre tra i palestinesi e gli israeliani, ma invece di fa capire che in un certo senso Israele è la salvezza della Palestina. I questo me lo aveva già detto un amico palestinese. Vale la pena di leggerlo! Bravissimo l'autore. 5

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    rainbow

    17/04/2008 12.46.19

    Non mi piacciono nè Allam come persona, nè i suoi atteggiamenti, nè il suo stesso sguardo. Ma questo probabilmente è soltanto un problema mio. Condivido però la sua posizione ideologica: il diritto d'Israele a esistere, senza comunque dimenticare come molti decenni fa esso sia stato causa della diaspora palestinese. Condivido l’opposizione a qualunque estremismo, specie quando sposa la violenza. Ma condivido anche i dubbi di G. Levi, l’unico finora a dare 1/5: ma è davvero così chiaro chi sono i veri colpevoli di molte stragi che hanno insanguinato il mondo (sempre meno comunque delle "guerre giuste" scatenate da certi esportatori di democrazia in giacca e cravatta)? Ed è così scontato il rapporto fra certe civiltà e certi fenomeni politici deteriori? Ma soprattutto, aggiungo, non è con la provocazione che si persegue l’obiettivo della pace e della conciliazione. Allam mi sembra non l’abbia capito. Libero di convertirsi, certo, ma l'avesse fatto a telecamere spente e come evento assolutamente personale (quale dovrebbe essere una conversione) avrebbe reso un servizio migliore alla sua anima e alla sua nuova religione. E avrebbe potuto ricevere il battesimo in una parrocchia di campagna, non serviva scomodare Sua Santità, a maggior ragione perchè Allam è una figura nota e al centro di polemiche, giuste o sbagliate che siano. Certe boutade sanno tanto di provocazione, così come il titolo stesso del libro. Viva Israele, sì, perchè comunque la pace e la convivenza devono essere l’obiettivo di ogni uomo libero; ma viva anche il popolo palestinese (non i terroristi, quelli oltre tutto ci sono dovunque, forse anche in molti inappuntabili palazzi di potere occidentali), da decenni disperso come lo furono gli ebrei 2000 anni fa. E abbasso l’estremismo, anche linguistico e ideologico, caro Allam, abbasso l’insulto, abbasso l’attacco insolente: sia esso arabo, americano, cinese, italiano, russo o africano poco importa. E poco importa pure se viene da un egiziano recentemente convertitosi al cattolicesimo.

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    Mara Marantonio

    07/04/2008 19.49.57

    VIVA ISRAELE è il punto d’arrivo di un percorso che l’A. ha intrapreso diversi anni fa attraverso la sua professione di giornalista, caratterizzata da una forte dimensione etica e da costante condivisione della sofferenza altrui. Una sorta di sentiero di montagna; quanto più la meta è vicina, tanto più la strada si fa sì ripida, ma ti dona anche panorami e suggestioni non immaginabili trecento metri più sotto. Nel libro Allam ripercorre gli ultimi quarant’anni del conflitto arabo/israeliano/palestinese in parallelo alla propria vicenda personale (e dei suoi pregiudizi nei confronti di Israele): dalla negazione del diritto alla vita di Israele alla conseguente autodistruzione di Tutti, per imboccare la via della consapevolezza che il diritto alla vita di Israele coincide col diritto alla vita di Tutti. Un inno alla vita che ti commuove, con il gioioso elenco di persone che, in chiusura, Magdi ringrazia con amore, ogni persona, ogni coppia di amici, equivale ad un incontro significativo; elenco che si chiude con l’immagine vivida di sua moglie Valentina e della nuova vita che ella porta in sé, fondata speranza “in un futuro migliore”. Mara Marantonio, 13 giugno 2007

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    Davide B.

    22/10/2007 18.45.28

    E' evidente che, in questo libro, Israele è solo un pretesto per difendere - più in generale - la sacralità della vita umana. Ed è proprio la sacralità della vita umana il tema principale attorno a cui ruota questo nuovo libro di Magdi Allam: traducendolo in altre parole, infatti, quel "Viva Israele" che fa da titolo al libro sta a significare "Anche Israele ha diritto di esistere". Se si pensa che in Iran c'era (c'è ancora ?!) un pazzo che voleva cancellare Israele dalle carte geografiche...

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    priar#1

    01/10/2007 08.52.50

    Di Allam ho letto solo gli interventi sul Corsera e questo libro. Lascio in sospeso una valutazione per approfondire la conoscenza di questo giornalista. Il libro è un resoconto storico (e mi chiedo quanto della storia recente non conosco abbastanza...). Leggibile, godibile, a volte molto forte nelle espressioni. Un gido alla sacralità della vita, della vita di tutti.

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    daniele

    29/07/2007 15.40.39

    Allam continua nella sua opera meritoria in difesa al diritto alla vita!

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    Giovanni Levi

    28/07/2007 21.06.44

    Per prima cosa bisogna sfatare un mito, purtroppo in molti ancora presente: quello di Allam come "islamico moderato". Si sa solo che è nato in Egitto e potrebbe essere anche un cristiano copto così come ebreo (nulla di male in questo, l'erroneo mito resta). Allam sotto scorta? Sì. Rischia la vita? Mah. Tutto può essere. Peraltro chi non rischia la vita ogni giorno? E il terrorismo islamico... quante vittime ha fatto in Italia finora? Zero. Su questo zero si costruisce l'80% degli scritti di Allam. Peraltro, secondo un poll Zogby, almeno il 50% degli americani dubita che l'11 settembre sia stato perpetrato da integralisti islamici. Gli attentati di Oklahoma City erano stati falsamente attribuiti a islamici , poi le autorità scoprirono che era terrorismo made in USA. I "kamikaze" dell'11/9 e quelli di Londra non si comportavano per niente come integralisti islamici, ma come occidentali normalissimi e molto rozzi, con predilezione per alcolici, braciole di maiale e ragazze squillo. E Bin Laden? La stessa FBI non ha ancora prove sicure per collegarlo all'11/9... Esistono poi gli attentati false-flag, sotto falsa bandiera... informiamoci sui veri fatti prima di crogiolarci su certi castelli di carta fondati su ipotesi e sul terrorismo mediatico. Consiglio di leggere, prima un libro ben più rigoroso e scevro tanto da antisemitismo quanto da islamofobia: "La fabbrica del terrore", di Tarpley.

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    david 65

    17/07/2007 14.36.53

    Già nel titolo tutto l'acume dell'autore: la parola "viva", infatti, può essere letta in termini di adesione e sostegno a Israele e a tutto ciò che esso rappresenta, ma anche, nella sua accezione letteraria, come l'affermazione del suo diritto ad esistere, a sopravvivere. Il mio giudizio su questo libro tiene conto di una duplice prospettiva. Da una parte c'è il giudizio sulla testimonianza dell'autore, capace di pagare un prezzo elevatissimo alla coerenza con i propri ideali (in primis la sacralità della vita) ed alla libertà di esprimerli in modo chiaro e forte. A tal riguardo il giudizio non può che essere elevatissimo, suscitando in me Magdi Allam sentimenti di ammirazione assoluta. Dall'altra c'e il giudizio di merito sulle conclusioni cui l'autore perviene e sulle retorica espositiva del libro e delle citazioni in esso riportate. Concordo sul fatto che il fondamentalismo islamico, inteso come il non riconoscimento dell'altro, come la volontà ultima di imporre il proprio credo e le proprie regole come regole universali, sia un male assoluto da cui tutti debbono sentirsi minacciati. Concordo con la tesi per cui Israele sia solo il primo obiettivo di una strategia, che, qualora non contrastata, prevederebbe come target successivi, l'occidente, il mondo cristiano e, infine, lo stesso mondo islamico nella sua componente moderata (già, peraltro, perseguita come dimostra la vicenda personale dell'autore stesso). Ciò che comprendo (vista la situazione che l'autore si trova a vivere) ma che non condivido è lo spirito di crociata con cui egli si oppone a tale fenomeno. Il libro è totalmente privo di momenti di dubbio, di incertezze, di tonalità grige. Gli attacchi contro coloro che sono tacciati di miopia, debolezza o, peggio, di connivenza con i fondamentalisti, sono perentori come sentenze definitive. Qualsiasi ipotesi di confronto o dialogo è percepita e descritta come un tradimento della causa. Il rischio è che nell'intento di combattere l'integralismo si finisca per venirne contagiati.

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    ant

    13/07/2007 16.52.58

    Splendida presa di coscienza, da parte di un arabo, di quella che è la questione fondamentale del problema mediorentale, e cioè: il diritto ad esistere per lo stato d'Israele. Quello che mi ha sconcertato di più, fra le tante cose narrate da Allam; è l'ipocrisia di tanti "guru" della cultura italiana(rettori di 5 università, fra le più famose d'Italia), che non si capisce, se con coscienza o per paura, si schierano con degli imam e intellettuali islamici, pregni di odio e pregiudizio verso Israele.

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    Giulio Rutigliano

    08/06/2007 18.08.40

    Un libro che si legge con tanto interesse. C'è la notorietà televisiva dell'Autore, c'è il suo essere di tradizioni e costumi "islamici", c'è la ben nota fatwa emessa su di lui che significa condanna a morte e c'è tanto entusiasmo ed amore per la vita. La storia è quella di un quasi monello che si riscatta e giunge a prestigiosi premi giornalistici in Israele; tutto molto esaltante. Come è esaltante la chiusa finale con ringraziamenti ad una serie di personaggi di costumanza e tradizione ebraica, personaggi in gran parte noti al pubblico che segue le vicende degli italiani che hanno tradizioni culturali ebree o che semplicemente come me sono vicini a questo tipo di cultura. Non mi basta però la semplicità della risoluzione auspicata del problema (burattinai perfidi che usano burattini masochisti) ovvero il cinismo di protagonisti "principali" (in italiano basta solo protagonisti) come Arafat che rinnegano per motivi strategici legati alla cultura Mohammidica (hudna) gli accordi del 2000 a Washington. Forse la storia va approfondita un po' di più (segnalo un bel libro di Matilde Serao del 1900 intitolato Viaggio in Palestina) così come dovrebbe tenersi maggiormente conto della realtà e non dell'idea platonica dei buoni e dei cattivi. Un dubbio mi coglie allorquandoo parla della sua compagna di vita che si chiama Colombo perché Furio Colombo pubblicò oltre 15 anni fa un libro dal titolo "Per Israele". In definitiva è bello vedere una persona che la pensa come la maggior parte di noi italiani, buoni gli israeliani, cattivi i palestinesi. Sarà poi proprio così?

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    M.Sonnino

    01/06/2007 20.18.37

    Una testimonianza eccezionale di un uomo straordinario che conduce da anni la più grande delle battaglie: quella per un mondo in cui la ragione prenda il sopravvento sul cieco odio e sul fanatismo di matrice (pseudo)religiosa. Israele e il suo sacrosanto diritto alla sopravvivenza sono il punto di partenza della discussione, che procede per salti logici partendo dai ricordi dell'Egitto dell'età nasseriana fino a giungere ai recenti sviluppi del terrorismo internazionale. Attraverso il rigore argomentativo di una prosa che deve la sua intrinseca chiarezza innanzi tutto al fatto di essere portatrice di un messaggio vero, Allam denuncia il perbenismo di chi pone sullo stesso piano i terroristi assassini e gli uomini liberi che si difendono dai propagatori di morte; invoca la civiltà e la ragione per chi educa i propri figli all'odio e alma morte; contrappone alla logica della violenza e dell'odio, propria dei terroristi, quella delle persone di buona volontà, seguaci della ragione e dei valori che prendono le mosse dal più sacrosanto dei princìpi: il diritto alla vita di tutti indistintamente. La battaglia di Israele per la propria esistenza diviene così il simbolo di un'umanità che alle aberrazioni dell'odio di matrice terrorista contrappone l'inesorabile processo della ragione, che dovrà condurre non alla vittoria di una parte sull'altra, ma alla vittoria di tutti indistintamente (Israeliani e Palestinesi, ma, più in generale, Oriente e Occidente) in nome della vita. Grazie Magdi.

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