Il vizio di smettere - Michele Orti Manara - ebook

Il vizio di smettere

Michele Orti Manara

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Editore: Racconti
Testo in italiano
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Dimensioni: 937,01 KB
Pagine della versione a stampa: 170 p.
  • EAN: 9788899767358
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Gaia la libraia

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Qualche tempo fa l'autore di questo libro si è chiesto a chi assomigliassero i propri personaggi. Quale carattere fosse possibile tratteggiare oltre le loro differenze di genere, età, orientamento sessuale e modo di raccontarsi. Intravedeva qualcosa, un'immagine composita. Alcuni di loro risultavano irretiti in grattacapi che l'autore stesso non avrebbe mai saputo risolvere, mentre altri sembravano annegare in un bicchier d'acqua: era possibile che, pur ricamando diverse sintassi, componessero un'unica trama? Perché a sentire di una madre intenta a tappare ogni spiraglio di luce per far dormire il figlio, e di una donna braccata dal proprio assicuratore, si era pronti a ipotizzare la stessa categoria d'ossessione. La stessa materia oscura a tenere unite le confidenze di un adolescente in attesa del migliore amico e la parabola di Wali Gupta, il colpevole uomo delle pulizie in attesa dei padroni di casa. Di cosa era fatto questo collante, una comune dif denza nei confronti del futuro? Forse, si è risposto l'autore, ma più quel leggero panico che ci prende quando crediamo ci sia qualcuno a scrivere i nostri passi, come un assassino inseguito dalla propria missione. Non è tanto il fastidio per i li, quanto le poche aspettative riposte sulla clemenza del burattinaio. È qualcosa di indefinibile, per cui si finisce sempre sul bancone del bar a prestare l'orecchio ai deliri di una vecchia, o sul divano di casa a dar retta a un gatto smorfioso. Un po' come tifare per la tartaruga, e quella sua cocciuta lotta contro Achille. L'autore se l'è chiesto varie volte chi o cosa fosse questo volto nascosto, e ogni tanto ha pensato di aver riconosciuto qualcuno. Dopo un po', però, non sapendo bene come porre la questione, ha deciso di smetterla con questo vizio di farsi domande, e si è rimesso a scrivere.
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    Anto

    12/05/2020 13:52:57

    Ora, presentare un raccolta non è mai semplice (lo so per esperienza), a volte sembra qualcosa di sfuggevole. Forse il requisito più azzecato da affibiargli è sincero. Ovviamente non aspettatevi mai da un autore la sincerità sic simpliciter, quella intesa come verità in senso assoluto, no (quella manco esiste nella realtà, figuriamoci nei libri). Al massimo potrete scorgerla tra le righe, fra una crepa qua e là, tutt'al più. La sincerità a cui alludo io è quell'attimo di comprensione che si istaura tra il lettore, l'autore e i suoi personaggi. Quando in quella pagina, quel periodo o quel rigo troviamo la nostra verità. Un altro suo pregio è quello di aver mantenuto la "tradizione" del racconto del novecento, quello di carveriana e cheeveriana memoria, che ha spostato il fulcro dal "perché" al "chi, quando". È sempre affascinante porsi delle domande nella lettura di racconti, succede allo stesso scrittore, ne sono sicuro, anche lui sarà stato subissato da mille quesiti dai suoi stessi personaggi, ma è un vizio quello di farsi domande, che prima o poi è meglio smettere per continuare la storia. Stessa cosa per il lettore, che smette per godersele.

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