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Michela Marzano

Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno edizione: 2011
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788804606963
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“Peso”, “pesante”, “pesare”
Per anni, ho fatto di tutto per diventare leggera come una farfalla. E ci sono quasi riuscita. In termini di chili, s’intende. Perché per il resto, la vita è stata spesso “troppo pesante”. È stato pesante dover essere la più brava. È stato pesante cercare sempre di adattarmi alle aspettative altrui.


Michela Marzano, affermata filosofa, sceglie in questo testo di abbandonare saggi e scritti per raccontarci la storia della sua vita. Giovane donna appena quarantenne, affermata docente all’università di Parigi, decide in queste pagine di narrare l’esperienza che ha più profondamente segnato la sua vita, il passaggio attraverso una malattia: l’anoressia. Michela racconta della sua infanzia, delle promesse di una mamma che troppo presto si è allontanata, delle assenze. Descrive i tempi della scuola media e le prime attenzioni. Poco importa se sono quelle di un uomo di quarant’anni, di uno dei suoi professori. Non fa niente, purché facciano sentire importanti. Perché “Vuol dire che esisto. Che non sono trasparente”.
A questi seguono gli anni del liceo, i pianti per i compiti di latino non perfetti, della sua continua ricerca della perfezione, degli studi per vincere il concorso alla Normale di Pisa.
L’impegno per andare via di casa, a tutti i costi, unico modo per sfuggire al fallimento, per dimostrare di essere la più brava, per costringersi e sforzarsi di essere la migliore, per essere la persona perfetta che suo padre voleva che fosse e per soddisfare le aspettative degli altri.
“Peccato che, nel frattempo, avessi cominciato a sentirmi in colpa quando mangiavo.
E peccato che nel giorno della sua laurea il suo peso fosse di appena 35 chili: “Le ossa appuntite. I capelli corti corti.” perché aveva iniziato a perderli.
Nel suo impegno esclusivo per raggiungere la perfezione e ottenere successi, ci racconta anche delle punizioni per ogni cibo ingerito, del calcolo ossessivo delle calorie assunte a ogni porzione di torta e il conteggio delle vasche in piscina per poi smaltirle tutte.
Michela riesce a offrire una testimonianza sincera delle fragilità di una giovane donna, del desiderio di attenzioni, della sua silenziosa richiesta di aiuto. E ci mostra anche il coraggioso cammino per affrontarle, quello che ha percorso lei, nel corso degli anni, per sconfiggere la malattia e il senso di disperazione e inadeguatezza: le sedute dall’analista, i gruppi di mutuo aiuto, le difficoltà. Fino al giorno in cui ha detto basta. Basta “onnipotenza”, basta perfezione.
Il giorno in cui ha iniziato ad acquisire consapevolezza di ciò che davvero l’avrebbe aiutata nel suo percorso: riconoscere i propri limiti, le proprie paure, le proprie sofferenze. Guardarle e accettarle, perché non tutto può essere controllato, perché le sconfitte, “gli imprevisti, le delusioni, i tradimenti… fanno tutti parte della vita. Capita. Succede”.

Recensioni dei clienti

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    11/01/2015 10.58.10

    Non certo una passeggiata. L'anoressia è una cosa seria, l'autrice lo sa molto bene e ha voluto inserire all'interno del proprio romanzo le proprie emozioni e alcuni episodi di vita, non tanto per spiegare "come si diventa anoressici" nè tanto meno per dare un consiglio pratico sul "come uscirne", quanto per esprimere i propri pensieri di frustrazione, di desolazione, di incomprensione. Pensieri, sentimenti e situazioni che possono essere comuni a noi tutti.

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    Malfisia

    17/05/2014 23.58.55

    Michela riesce ad aprire la serratura , chiusa a doppia mandata, di quel fortino che e' ben saldato dentro di noi e nel quali noi ci rifuggiamo.Chiunque stia facendo l' esperienza di " scavarsi dentro" trovera' in questo libro la conferma che la strada scelta e' quella giusta. Creare un punto di rottura e da li' ripartire anche quando nulla sembri avere senso anche quando pensi che le forze ti abbiano realmente abbandonatoe che non c'e' piu' nulla da fare. La figura dell'altro che viene messa a nudo e che una volta spogliato di tutte le aspettative diventa cosi' simile a me ma non e' me. Avevo gia' letto un altro libro della Marzano ed intervistata per il giornale sul quale scrivo e la sensazione che ho provato e' quella di fare un viaggio dentro me stessa. Michela ha la steaordinaria capacita' di far rivevere nella sue pagine la vita di molte donne.

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    cristina

    30/09/2012 09.50.44

    Michela Marzano l'ho vista e sentita per caso un paio di anni fa in televisione. Mi aveva colpita per la sua erudizione ma anche determinazione, e per il fatto che fosse un raro esempio di donna italiana che "ce l'ha fatta", anche se ha dovuto trasferirsi all'estero. Questo suo libro mi capita tra le mani per caso e leggendolo resto colpita dal risvolto della medaglia. Un libro coraggioso perché autobiografico, perché in esso l'autrice si mette a nudo e si "analizza" a 360 gradi. Il tema centrale non è realmente l'anoressia, di cui non si avvertono quasi quella crudezza e quell'acidulo odore di disperazione e morte che si trovano in altri testi simili sul tema. Nel libro trovano spazio soprattutto riflessioni molto dolorose sull'amore e sul senso di perdita e di abbandono, sul complesso rapporto con i genitori e sui demoni interiori che ognuno di noi combatte fin dall'infanzia, sulla ricerca del senso profondo del vivere e dell'amare. La scrittura in sé è molto semplice, a volte forse troppo astratta e disorganizzata. La stessa suddivisione in capitoli e paragrafetti è pressoché irrilevante. Di fatti è un monologare libero, un libero flusso di coscienza.

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    stefania

    16/07/2012 17.24.13

    Consiglio questo libro a tutti, in quanto tutti hanno provato o provano sofferenze e disagi e lottano per trovare se stessi. E' un libro, quindi che potrebbe essere stato scritto da ognuno di noi, o meglio, da coloro i quali hanno un amore particolare per l'esistenza. Michela, donna molto intelligente e profonda, e per questo straordinariamente sensibile e attenta alla vita, ci comunica che in fondo siamo tutti parte di un unicum dove c'è sì tanto dolore ma può e deve essere cercata la gioia; bisogna solo saper accogliere ed elaborare i messaggi che il nostro corpo e la nostra mente ci trasmettono.Grazie Michela per la sincerità con la quale ti sei raccontata, è raro oggi trovare persone così!

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    Claudia

    22/06/2012 17.27.57

    Vorrei conoscere Michela (mi viene così spontaneo darle del tu, dopo aver scandagliato tra le righe la sua vita) e vorrei fare quello di cui ho avuto voglia leggendo il libro: abbracciarla. Onore alla forza, al coraggio, alla lucidità di questa donna, capace di reinventarsi una nuova vita, un nuovo vero sé, dopo aver sperimentato l'abisso. In uno stile volutamente frammentario, proprio come se fosse una seduta psicanalitica, racconta la sua infanzia, l'adolescenza e una parte di vita adulta all'ombra di un padre che la ama se è perfetta, se corrisponde a ciò che lui vuole, non la ama in quanto figlia e basta, bambina e persona come tutte, con le sue fragilità, paure e debolezze. Ce lo racconta non in ordine cronologico, ma così come viene in mente e al cuore, ma al lettore non sfugge nulla... Un libro forse a tratto ripetitivo e un tantino 'filosofico' in alcune espressioni, ma vero, sentito, difficile. Sincero. Un'analisi lucida, per quanto frammentaria, dei sintomi di una malattia che ti corrode fuori e che nasconde angosce esistenziali profonde che corrodono ancor di più dentro. E la storia di una rinascita, perché è la battaglia più vera che Michela ha vinto!

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    annalisa

    14/04/2012 08.10.11

    Michela mi ha lasciata basita...un libro di rara bellezza, struggente. Non viene trattato solo il tema dell'anoressia ma ogni tipo di dipendenza che ci viene inculcata fin da piccolissimi...questo senso del dovere incombente. Un racconto che ti avvita e a volte ti travolge in un turbine di emozioni quasi violente. Lo consiglio proprio

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    Giancarlo

    04/04/2012 22.17.39

    Un ottimo libro che tratta il problema dell'anoressia. Anche se ad una prima lettura sembra non abbia un buon ordine cronologico, in realtà non è cosi, in quanto la lettura è molto scorrevole, e si capisce benissimo il pensiero dell'autrice. Trattandosi di una storia personale, non mi pare il caso di intervenire su singoli episodi. La cosa da sottolineare in questo libro, è che l'autrice avendo vissuto in prima persona il dramma dell'anoressia, intende sottolineare che l'anoressico non è un debole, al contrario è dotato di un ostinata forza interiore, il suo problema è quello di non deludere nessuno "nel caso specifico il padre". Questo voler accontentare un po' tutti finisce per scontentare se stessa, da qui poi in un vortice interiore si genera il problema anoressico.

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    nadotti elisa

    03/04/2012 19.09.35

    Libro molto interessante, che consiglio. Ad una prima lettura ne è seguita una seconda più attenta, tanta era la voglia di cogliere, per quanto possibile, il messaggio dell'autrice, di cercare di capire il significato di ogni singola frase. Ed alla fine quello che più mi ha colpito è la franchezza, la lucidità di Michela Marzano... ed il coraggio: mi rendo conto di quanto sia stato difficile scrivere di vicende tanto intime e personali.

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    Lorso57

    25/03/2012 18.45.50

    Innanzitutto un plauso incondizionato all'autrice per la sua vicenda personale. Michela Marzano è una grande donna che ha saputo trovare la sua strada di accademica in Francia risollevandosi più volte dopo essere passata dalla tragedia dell'anoressia, dal rapporto complicatissimo con un padre troppo ingombrante, da un tentativo di suicidio e da un matrimonio fallito: giù il cappello davanti alla sua tempra di combattente. Meno convincente mi è parso tuttavia il risultato di questo lavoro, un testo piuttosto frammentario, con eccessivi flashback e di lettura non agevole, che cerca di descrivere questo sofferto percorso.

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    Antonello Bellanca

    14/09/2011 19.54.13

    Di una bellezza disarmante. Già dalla presentazione del libro Michela rivela una bellezza ed una serenità d'animo difficile da descrivere ma, sopratutto, una leggerezza che si contrappone al peso esitenziale (già imponente per chi vive una vita cosìdetta normale) del "dovere kantiano". L'imperativo categorico, diverso dalla massima, di natura soggettiva, s'impone e viene imposta ma Michela trova la forza di reagire, di battere le ali e di volare. La stessa lucidità visibile nei suoi occhi si riscontra in questo splendido libro che suggerisco vivamente come manifesto di un nuovo esistenzialismo, figlio di una società dell'essere e dell'apparire. Antonello Bellanca

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