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Volevo essere una farfalla

Michela Marzano

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
Pagine: 210 p., Brossura
  • EAN: 9788804625629

70° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Filosofia - Storia della filosofia occidentale - Dal 1900

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Recensioni dei clienti

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    angelo

    19/07/2017 08.06.35

    Ingredienti: il bisogno di essere leggeri fuori per non sentirsi pesanti dentro, il senso del dovere come un macigno che soffoca la gioia di vivere, i tentativi di guarire da un male oscuro attraverso la psicanalisi, un rapporto conflittuale col padre vissuto tra spinte all’obbedienza e all’autonomia. Consigliato: a chi cerca con paura di far luce sulle stanze più scure della propria anima, a chi combatte con coraggio contro il mondo per far pace con se stesso.

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    Fabiana

    30/06/2017 11.51.41

    Michela Marzano ha avuto senza dubbio un'esperienza particolare e una vita molto difficile, piena di delusioni, sofferenze e incomprensioni; io non giudico lei, ma il suo libro. In questa testimonianza io non ho trovato nessun percorso definito, l'autrice non ha seguito nessun filo conduttore e lo ammette pure lei: "Quando leggo un romanzo, io salto le descrizioni perché mi annoiano, non ho bisogno di sapere ogni particolare. In questo libro salto di palo in frasca". Il libro ha una grammatica semplice: assente di virgole, piena invece di punti e paragrafi non sempre collegati tra loro. Non è lineare, non c'è né testa, né coda, solo una quantità di riflessioni scritte alla rinfusa, una dopo l'altra. Questo dovrebbe essere un libro in merito a un disturbo alimentare, ma la parola "anoressia" verrà scritta solo cinque volte. La testimonianza tratta invece del rapporto tra l'ambiziosa autrice e l'esigente padre, dolore ripetuto fino allo sfinimento. L'autrice ha un dottorato in psicologia e nel libro sono contenuti molti pensieri, tutti trattati superficialmente e, in ogni caso, quel genere di riflessioni non sono consone a un libro del genere. Non sono riuscita a connettermi con l'autrice. Detto in modo brutale, non sono riuscita a provare pietà per lei, anche perché, verso la fine, la Marzano scrive "Io non ero anoressica, io avevo fame, sono molto golosa". La frase è molto contraddittoria, quindi avrei voluto leggere il perché a quel punto non mangiava, sebbene il suo stomaco brontolasse, cosa la frenava, cosa temeva. Invece no, non c'è scritto nulla di tutto questo, non c'è scritto nulla a proposito di quello che un libro su un disturbo alimentare dovrebbe trattare. Ci sono molte sfumature dell'anoressia e ci sono molti sintomi a lei collegati, non soltanto il peso scarso dell'affetta, in questo libro non viene trattata nemmeno la malattia della Marzano! Vi consiglio "Alla fine di lungo inverno" di Emma Woolf, è con quella testimonianza che ho aperto gli occhi.

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    11/01/2015 10.58.10

    Non certo una passeggiata. L'anoressia è una cosa seria, l'autrice lo sa molto bene e ha voluto inserire all'interno del proprio romanzo le proprie emozioni e alcuni episodi di vita, non tanto per spiegare "come si diventa anoressici" nè tanto meno per dare un consiglio pratico sul "come uscirne", quanto per esprimere i propri pensieri di frustrazione, di desolazione, di incomprensione. Pensieri, sentimenti e situazioni che possono essere comuni a noi tutti.

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    Malfisia

    17/05/2014 23.58.55

    Michela riesce ad aprire la serratura , chiusa a doppia mandata, di quel fortino che e' ben saldato dentro di noi e nel quali noi ci rifuggiamo.Chiunque stia facendo l' esperienza di " scavarsi dentro" trovera' in questo libro la conferma che la strada scelta e' quella giusta. Creare un punto di rottura e da li' ripartire anche quando nulla sembri avere senso anche quando pensi che le forze ti abbiano realmente abbandonatoe che non c'e' piu' nulla da fare. La figura dell'altro che viene messa a nudo e che una volta spogliato di tutte le aspettative diventa cosi' simile a me ma non e' me. Avevo gia' letto un altro libro della Marzano ed intervistata per il giornale sul quale scrivo e la sensazione che ho provato e' quella di fare un viaggio dentro me stessa. Michela ha la steaordinaria capacita' di far rivevere nella sue pagine la vita di molte donne.

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    Paolo Agresti

    10/09/2013 17.26.17

    Cercare,ossessivamente, l'amore e l'approvazione del padre, per poi provare a convincersi che la Vita è altrove e che tutto è ,banalmente, inutile, fuorchè la scintilla di un innamoramento, colta negli occhi dell'altro.

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    cristina

    30/09/2012 09.50.44

    Michela Marzano l'ho vista e sentita per caso un paio di anni fa in televisione. Mi aveva colpita per la sua erudizione ma anche determinazione, e per il fatto che fosse un raro esempio di donna italiana che "ce l'ha fatta", anche se ha dovuto trasferirsi all'estero. Questo suo libro mi capita tra le mani per caso e leggendolo resto colpita dal risvolto della medaglia. Un libro coraggioso perché autobiografico, perché in esso l'autrice si mette a nudo e si "analizza" a 360 gradi. Il tema centrale non è realmente l'anoressia, di cui non si avvertono quasi quella crudezza e quell'acidulo odore di disperazione e morte che si trovano in altri testi simili sul tema. Nel libro trovano spazio soprattutto riflessioni molto dolorose sull'amore e sul senso di perdita e di abbandono, sul complesso rapporto con i genitori e sui demoni interiori che ognuno di noi combatte fin dall'infanzia, sulla ricerca del senso profondo del vivere e dell'amare. La scrittura in sé è molto semplice, a volte forse troppo astratta e disorganizzata. La stessa suddivisione in capitoli e paragrafetti è pressoché irrilevante. Di fatti è un monologare libero, un libero flusso di coscienza.

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    stefania

    16/07/2012 17.24.13

    Consiglio questo libro a tutti, in quanto tutti hanno provato o provano sofferenze e disagi e lottano per trovare se stessi. E' un libro, quindi che potrebbe essere stato scritto da ognuno di noi, o meglio, da coloro i quali hanno un amore particolare per l'esistenza. Michela, donna molto intelligente e profonda, e per questo straordinariamente sensibile e attenta alla vita, ci comunica che in fondo siamo tutti parte di un unicum dove c'è sì tanto dolore ma può e deve essere cercata la gioia; bisogna solo saper accogliere ed elaborare i messaggi che il nostro corpo e la nostra mente ci trasmettono.Grazie Michela per la sincerità con la quale ti sei raccontata, è raro oggi trovare persone così!

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    Claudia

    22/06/2012 17.27.57

    Vorrei conoscere Michela (mi viene così spontaneo darle del tu, dopo aver scandagliato tra le righe la sua vita) e vorrei fare quello di cui ho avuto voglia leggendo il libro: abbracciarla. Onore alla forza, al coraggio, alla lucidità di questa donna, capace di reinventarsi una nuova vita, un nuovo vero sé, dopo aver sperimentato l'abisso. In uno stile volutamente frammentario, proprio come se fosse una seduta psicanalitica, racconta la sua infanzia, l'adolescenza e una parte di vita adulta all'ombra di un padre che la ama se è perfetta, se corrisponde a ciò che lui vuole, non la ama in quanto figlia e basta, bambina e persona come tutte, con le sue fragilità, paure e debolezze. Ce lo racconta non in ordine cronologico, ma così come viene in mente e al cuore, ma al lettore non sfugge nulla... Un libro forse a tratto ripetitivo e un tantino 'filosofico' in alcune espressioni, ma vero, sentito, difficile. Sincero. Un'analisi lucida, per quanto frammentaria, dei sintomi di una malattia che ti corrode fuori e che nasconde angosce esistenziali profonde che corrodono ancor di più dentro. E la storia di una rinascita, perché è la battaglia più vera che Michela ha vinto!

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    annalisa

    14/04/2012 08.10.11

    Michela mi ha lasciata basita...un libro di rara bellezza, struggente. Non viene trattato solo il tema dell'anoressia ma ogni tipo di dipendenza che ci viene inculcata fin da piccolissimi...questo senso del dovere incombente. Un racconto che ti avvita e a volte ti travolge in un turbine di emozioni quasi violente. Lo consiglio proprio

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    Giancarlo

    04/04/2012 22.17.39

    Un ottimo libro che tratta il problema dell'anoressia. Anche se ad una prima lettura sembra non abbia un buon ordine cronologico, in realtà non è cosi, in quanto la lettura è molto scorrevole, e si capisce benissimo il pensiero dell'autrice. Trattandosi di una storia personale, non mi pare il caso di intervenire su singoli episodi. La cosa da sottolineare in questo libro, è che l'autrice avendo vissuto in prima persona il dramma dell'anoressia, intende sottolineare che l'anoressico non è un debole, al contrario è dotato di un ostinata forza interiore, il suo problema è quello di non deludere nessuno "nel caso specifico il padre". Questo voler accontentare un po' tutti finisce per scontentare se stessa, da qui poi in un vortice interiore si genera il problema anoressico.

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    nadotti elisa

    03/04/2012 19.09.35

    Libro molto interessante, che consiglio. Ad una prima lettura ne è seguita una seconda più attenta, tanta era la voglia di cogliere, per quanto possibile, il messaggio dell'autrice, di cercare di capire il significato di ogni singola frase. Ed alla fine quello che più mi ha colpito è la franchezza, la lucidità di Michela Marzano... ed il coraggio: mi rendo conto di quanto sia stato difficile scrivere di vicende tanto intime e personali.

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    Lorso57

    25/03/2012 18.45.50

    Innanzitutto un plauso incondizionato all'autrice per la sua vicenda personale. Michela Marzano è una grande donna che ha saputo trovare la sua strada di accademica in Francia risollevandosi più volte dopo essere passata dalla tragedia dell'anoressia, dal rapporto complicatissimo con un padre troppo ingombrante, da un tentativo di suicidio e da un matrimonio fallito: giù il cappello davanti alla sua tempra di combattente. Meno convincente mi è parso tuttavia il risultato di questo lavoro, un testo piuttosto frammentario, con eccessivi flashback e di lettura non agevole, che cerca di descrivere questo sofferto percorso.

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    Antonello Bellanca

    14/09/2011 19.54.13

    Di una bellezza disarmante. Già dalla presentazione del libro Michela rivela una bellezza ed una serenità d'animo difficile da descrivere ma, sopratutto, una leggerezza che si contrappone al peso esitenziale (già imponente per chi vive una vita cosìdetta normale) del "dovere kantiano". L'imperativo categorico, diverso dalla massima, di natura soggettiva, s'impone e viene imposta ma Michela trova la forza di reagire, di battere le ali e di volare. La stessa lucidità visibile nei suoi occhi si riscontra in questo splendido libro che suggerisco vivamente come manifesto di un nuovo esistenzialismo, figlio di una società dell'essere e dell'apparire. Antonello Bellanca

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