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    Rachele Bonfondi

    29/10/2007 10:11:40

    Incontrarsi; perdersi;guardarsi senza realmente vedersi; riuscire a comunicare nell'intimo di chi si ama anche solo attraverso un sguardo, una parola; stupirsi di fronte al dono della vita quotidianamente e donarle senso attraverso il dolore della morte: queste sono alcune delle tematiche presenti in questo libro, opera narrativa semplice nella struttura e nel vocabolario eppure profondamente accurata nel contenuto, con riferimenti filosofici che spaziano, tra le righe, dall'esistenzialismo al neoplatonismo. Domandarsi il senso dell'esistenza è una costante dell'essere umano, sempre in bilico tra tentativi di risposta, paura e irrefrenabile desiderio di assaporare pienamente le esperienze che la vita ci mette davanti; di questa ricerca di equilibrio racconta Adriana Nicoletti, mescolando episodi di vita a riflessioni di carattere filosofico, aprendo e chiudendo l'opera con due poesie che ringraziano dell'amore dato e ricevuto. Perché, attraverso i racconti di amori parigini, di conversazioni appassionate tra giovani esistenze a confronto con nonne (reali o d'adozione), di camminate solitarie in mezzo alla folla e di sole romano, la risposta che arriva con chiarezza ci dirige verso il riconoscimento dell'altro, della meraviglia che ci deriva dal contatto con chi abbiamo di fronte, verso l'accettazione della nostra finitezza, la sola che può portarci a comprendere la vita, la morte, il dolore, la sofferenza e la coappartenenza profonda del vero amore. Da questa fiducia verso le nostra possibilità e dall'accettazione dei nostri limiti possiamo imparare a vedere realmente noi stessi e gli altri, a vivere consapevolmente la possibilità della perdita non come fonte di amarezza ma come punto di partenza intimo e prezioso .

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