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Agata Tuszynska

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 324 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806209704

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    gianni

    26/11/2012 20.54.54

    La controversa figura di Wiera Gran: forse mente sapendo di mentire, forse distorce il suo passato, forse dice la verità, forse deforma la memoria in un tentativo di assoluzione, di catarsi o di dimenticanza. Una calunnia, o forse un'accusa fondata, la insegue per una vita, mentre la cantante del ghetto fugge piano piano da tutto, fino ad una solitudine squallida e ossessiva in una Parigi indifferente, racchiusa in un piccolo appartamento dove prendono corpo spettri di un passato troppo enorme per essere assorbito o elaborato. Un libro duro e commovente. Una storia molto umana, che si dibatte in quella zona grigia di cui parlava Primo Levi. Molto intenso.

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    alberto zamattio

    28/08/2012 15.31.13

    Wiera Gran - L'accusata è assieme una biografia, un diario di lavorazione, uno studio e una appassionata riflessione (con splendido corredo di fotografie) sulla vita di una cantante, ebrea polacca, che ebbe la sventura di vivere e lavorare nel ghetto di Varsavia durante l'occupazione nazista e una volta terminata la guerra vivere sotto il peso di un'accusa infamante mossagli da membri autorevoli della comunità dei sopravvissuti all'olocausto: essere stata una collaborazionista. Un'artista, detta "La Marlene Dietrich di Grynberg", diventata raminga (girerà il mondo) che per tutta la sua lunga vita (muore nel 2007) dovrà lottare come una belva contro minacce reali (processi giudiziari, processi politici e attacchi mediatici) ed immaginarie (i suoi incubi, le sue ossessioni). L'interesse del libro, che non manca di velata ironia nonostante il tema drammatico, sta nel grande lavoro realizzato dalla poetessa polacca Agata Tuszynska, ebrea anch'essa e discendente di "sopravvissuti" che con umiltà e determinazione si è messa a tallonare, negli ultimi anni della sua vita, questa vecchia signora della canzone yiddisch, misantropa, biliosa, paranoica ma anche capace di grandi gesti di tenerezza e generosità, per raccontare una storia sconvolgente di passioni irrefrenabili, di ferocia inaudita, di verità inespresse. Una storia che tocca questioni eterne: la verità e le sue manipolazioni, i modi diversi di raccontare uno stesso fatto e quindi dell'ambiguità dell'evento in sé. Il libro sarebbe da leggere come contrappunto al libro e film "Il pianista" del duo Szpilman-Polanski entrambi considerati dalla Gran fomentatori di una cospirazione giudaica con l'obiettivo non dichiarato di infangare la sua reputazione. Pare che i conti con l'inferno, l'immane fardello, l'ombra lunga dell'olocausto per i sopravvissuti o loro discendenti Gran-Tuszynska-Szpilman-Polanski sia una guerra di memoria e di coscienza nel tentativo (umano ed estremo) di dare una ragione al Male.

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