Traduttore: C. Iuli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 264 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806182304
Usato su Libraccio.it - € 7,83

La scena che apre questo romanzo è quella di un arresto. Siamo in un bosco, ci sono pattuglie di polizia, elicotteri e sirene spiegate. Il ricercato viene catturato in un blitz da poliziesco televisivo, con tanto di intervista ai poliziotti, dichiarazioni, commenti. Il latitante è Winkie, accusato di terrorismo e di innumerevoli altri crimini, dalla truffa alla sodomia, dalla stregoneria alla divulgazione di teorie reazionarie. Ma Winkie è prima di tutto un orsacchiotto. Vecchio e un po' malandato, con occhi incredibilmente espressivi, più umano degli esseri "umani". Dall'arresto, il romanzo allegorico di Chase procede seguendo due linee narrative: quella in tempo reale della prigionia e del processo, e quella, più significativa, del lungo flashback in cui si dipana tutta la vita dell'orsacchiotto, a partire dai lunghi anni di vita inanimata passati insieme a quattro generazioni di bambini. Winkie dimostra sempre un elevato grado di autocoscienza, cosi come una sorprendente profondità di sentimenti: dall'amore assoluto per i suoi compagni alla violenta sofferenza nel vedere questi ultimi crescere e perdere interesse in lui, restando immobile su una mensola in preda alle sue acutissime percezioni sensoriali. Un giorno, però, prende vita e, da "buon selvaggio" o novello Candide o creatura di Frankenstein, parte alla scoperta di un mondo assurdo, irragionevole e corrotto, e diventa il capro espiatorio di una società bigotta e repressa e, soprattutto, di un sistema giudiziario fallace, basato su indizi superficiali e propenso al clamore piuttosto che alla giustizia. Chase adotta un linguaggio poetico e suggestivo nell'esprimere i flussi di coscienza dell'orsacchiotto, e utilizza brillanti metafore che sembrano fuoriuscire dallo stesso "torrente di vita e di paradosso" in cui Winkie è stato gettato. Il romanzo, commovente e delicato, risulta però troppo poco mordace nel tentativo di critica al sistema giudiziario statunitense, il quale, nell'aberrante paradosso della pena capitale, avrebbe potuto fornire terreno fertile per un discorso più ampio, affrontato con maggiore consapevolezza.
  Federico Sabatini