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Sono d’accordo con Rosellina. Io preferisco la traduzione di Giovanni Giudici. Comunque, lode all’Adelphi per questa edizione.
Fuoco e Ghiaccio C’è chi dice che il mondo finirà col fuoco e chi col ghiaccio. Per ciò che ho assaporato io del desiderio sono con chi tiene per il fuoco. Ma dovesse perire per due volte so di sapere dell’odio a sufficienza da dire che a distruggere anche il ghiaccio va bene e basterebbe. Prossimo alla Terra Amore al labbro un tocco dolce fino all’estremo; e un tempo così sembrava troppo; vivevo d’aria che m’investiva da dolci cose, folate di... era muschio dai getti di vite nascosti sul poggio al crepuscolo? Mi davano alla testa le frasche di caprifoglio che quando colte scuotono rugiada sulle nocche. Bramavo dolcezze forti, ma quelle sembravano forti quando ero giovane; il petalo della rosa a pungermi era lui. Ora la gioia è senza sapore se non è tagliata col dolore la stanchezza, l’errore; io bramo la macchia delle lacrime, il marchio di quasi troppo amore, il dolce di un’amara scorza, di una spezia che ustiona. Quando rigida dolente e scorticata ritraggo la mano dopo averla premuta sull’erba e la sabbia non soffro mai abbastanza: io voglio il peso e la forza per sentire la terra così rozza in tutta la mia lunghezza.
Troppo poco si è pubblicato di Robert Frost, questa raccolta è un profondo profondo respiro.
Questa nuova traduzione sorprende per chiarezza e fluidità. Verrebbe da dire "troppa luce". C'è una pecca non indifferente. Ad una prima lettura sembra perdere molto dell'oscurità e del mistero tipici dei versi di Frost. Frost non è un poeta facile, è oscuro, criptico. Dispiace che alcune traduzioni perdano proprio il senso. L'effetto "troppo chiaro" stravolge il significato. Non sono un esperto del settore, esprimo il mio gusto personale, anche sulla base del confronto con altre traduzioni più datate ( De Poli, Giudici, Sanesi) che mantengono quel senso oscuro e tenebroso che qui pare mancare.