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mi è molto piaciuto il libro fino alle ultime quaranta pagine che continuavo a leggere nella speranza che il generale facesse queste due benedette domande e desse quindi possibilità di risposta a Konrad, invece no. è un libro scorrevole e ho segnato anche diverse parti che mi sono particolarmente piaciute, tuttavia arriva alla fine senza concludersi veramente e questo ha abbassato il livello di gradimento del testo stesso. speravo che ad un certo punto Konrad lo interrompesse per rispondere o al massimo avrei potuto accettare di più il fatto che in realtà fosse tutto nella testa del generale.
Scrittura fluida, storia interessante ma che non mi ha lasciato molti spunti.
Ho già letto questo romanzo una decina di anni fa e adesso ho voluto ritrovare l’atmosfera del faccia a faccia tra il generale Henrik e il suo vecchio amico Konrad, che si rivedono dopo quarant’anni, nel 1940. In questo lungo periodo, il generale ha seguito la carriera militare fino alla pensione, mentre l’amico, dimettendosi dall’esercito, è andato a vivere ai tropici, da cui è appena tornato. Ora sono seduti nella sala da pranzo del castello del generale, che ha fatto pulire e lucidare le stanze per l’occasione, lui che ha condotto un’esistenza metodica e in perfetta solitudine. Tra i due vecchi, una sedia vuota, quella che quarant’anni prima occupava la moglie del generale, Krisztina, morta da tanto tempo. E con la consapevolezza che s’incontrano per l’ultima volta, dato che hanno un piede nella fossa, comincia la loro cena, o meglio un duello tutto in punta di fioretto, nell’attesa sempre rinviata di un affondo. In realtà, è quasi un monologo del generale che verte intorno all’amicizia, all’onore, al tradimento, a sentimenti enunciati con un tono un po’ funebre che li fa appartenere al passato di un mondo ormai morto. E ho ritrovato la stessa magia della mia prima lettura alle prese con un testo molto bello e appassionante nonostante l’estrema economia di azioni: romanzo assolutamente consigliato.
Storia di un’amicizia fraterna e decennale, interrotta da un tradimento che chiede verità e vendetta. La prima parte è molto bella con descrizioni equilibrate e stile scorrevole, ma gran parte dell’opera è costituita da un monologo - travestito da dialogo - lungo, preciso, puntiglioso che svela lentamente il passato e, attraverso una disamina di riflessioni sulla vita, sulla morte, sulla fedeltà e il tradimento, sulla vecchiaia e l’amicizia, chiarisce il senso del titolo. Le braci sono ciò che resta del sentimento tra i due interlocutori e rappresentano metaforicamente ciò che resta dell’Impero Austro-Ungarico. Il romanzo è la celebrazione funebre di un mondo, quello dell’autore, che non esiste più e canta nostalgicamente la sua fine e il crollo dei valori nobiliari.