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L’unione di un racconto lungo (Mustang) e di altri sette più brevi genera un testo che non si può definire romanzo, ma conserva una chiara unità tematica e stilistica. Le canoe evocate dal titolo appaiono in varie forme in tutte le narrazioni e rimandano a un’idea di attraversamento, a un viaggio da compiere con fatica in una direzione che appare incerta o del tutto indefinita. Lo spaesamento può nascere da un ricordo improvviso, da un incontro a distanza di anni, dalla difficoltà ad adattarsi ad un nuovo Paese, da un passaggio simbolico come il diploma o più volte dalla necessità di elaborare un lutto. Il filo comune più evidente però è la voce umana, una sorta di carta d’identità mutevole, adattabile agli stimoli ambientali e in grado di evocare mondi (nella lettura di una poesia) o di definire la qualità delle relazioni familiari, anche oltre la soglia della morte, come accade ascoltando la traccia registrata su una segreteria telefonica. La scrittura della De Kerangal ha tratti peculiari e subito riconoscibili, dai periodi lunghissimi alle scelte lessicali tecniche e talvolta inusuali, funzionali a descrizioni dettagliate, senza mai rinunciare alla profondità psicologica. Ho amato maggiormente i suoi romanzi, ma questa raccolta resta una buona lettura.
eccessivamente descrittivo e con un uso della punteggiatura che destabilizza. 7 racconti che non lasciano il segno, una gran delusione