«Era una grande casa. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea.»
«Ho scritto questo libro per l'Europa. Ho scostato il velo per mostrare l'Islam come modo di vivere... un Islam moderato, domestico, non quello radicale.» È tornando all'Iran delle sue radici che l'autore migrante di Scrittura cuneiforme si fa tramite tra culture, raccontando l'epopea di un'influente famiglia persiana i cui destini s'intrecciano alla storia del suo popolo, una saga che fa vivere dall'interno e capire le trasformazioni cruciali di un paese sempre al centro degli equilibri mondiali, negli anni che vanno dallo sbarco sulla Luna alla fine della guerra con l'Iraq, dal regime dello scià al post-Khomeini. Un romanzo che ha affascinato i lettori olandesi al punto da votarlo come secondo miglior libro mai scritto nella loro lingua, e con cui Abdolah segna la sua sofferta e complessa riconciliazione con il proprio passato. È Aga Jan il personaggio centrale, ricco mercante e capo del bazar di Senjan, nel cuore della Persia, patriarca della casa della moschea, dimora secolare dove regna l'armonia delle antiche tradizioni e, all'ombra dei minareti, si annodano amori, matrimoni, sogni, tresche e preghiere come i fili dei tappeti. Finché il vento della Storia irrompe nella casa e trascina con sé i figli della moschea, rendendoli protagonisti degli eventi più drammatici. Se il nipote Ghalghal diventerà addirittura braccio destro di Khomeini, nessuno si sottrae alle responsabilità del momento: chi lotterà contro l'oppressione, chi ne sarà strumento, chi farà esplodere i cinema e chi con la sua videocamera registrerà i fatti che faranno il giro del mondo. Solo il saggio e paziente Aga Jan rimane nell'occhio del ciclone, testimone del presente e custode del passato, fedele alle sue radici e a una religiosità che offre un'immagine dell'Islam ben diversa da quella trasmessa dai media occidentali, una fede profondamente umana.
COME COMINCIA
Alef Lam Mim. C'era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava "la casa della moschea".
Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea.
Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell'oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo.
La casa sorgeva dietro la moschea, addossata al muro. In un angolo del cortile una scala di pietra portava al tetto piatto, dal quale si poteva raggiungere la moschea.
E al centro del cortile c'era una howz, una vasca esagonale dove gli abitanti della casa si lavavano le mani e il viso prima della preghiera.
Adesso la casa ospitava le famiglie di tre cugini: Aga Jan, il mercante a capo del bazar tradizionale della città, Alsaberi, l'imam della casa e guida della moschea, e Aga Shoja, il muezzin.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Leggere La casa della moschea di Kader Abdolah è come abitare un affresco che prende vita: un’esperienza toccante, intensa e capace di spingersi ben oltre le aspettative. Al centro di tutto c’è una dimora millenaria, un microcosmo dove il tempo sembrava scandito solo dal volo degli uccelli e dal ritmo antico delle preghiere. Ma è proprio tra quelle mura che Abdolah compie il suo miracolo narrativo: usa una fantasia intrisa di poesia per celare, con estremo garbo e intelligenza, l’avanzare di una realtà cruda e implacabile. L’autore dipinge un mondo apparentemente lontano per geografia e costumi, ma che si scopre assai vicino per l’universalità dei sentimenti, dei tradimenti e della ricerca di libertà. In questo intreccio di bellezza sensoriale e tragedia politica, la crudeltà del cambiamento non viene urlata, ma svelata con una delicatezza che rende l'impatto emotivo ancora più profondo. È un viaggio necessario tra le macerie di un’innocenza perduta, un libro che riesce a umanizzare la cronaca trasformandola in un canto malinconico e indimenticabile sulla fragilità umana di fronte ai grandi scossoni del destino.
Attraverso i cambiamenti del modo di vivere della famiglia che abita la "casa della moschea" ci porta, con una scrittura scorrevole e piacevolissima, a conoscere un po' meglio il periodo di transizione da Persia a Iran con l'arrivo di Khomeini . Da Leggere , Bellissimo .
“Il vecchio corvo la sentì e voló in cerchio sopra la casa. I vecchi pesci della howz saltarono fuori dall’acqua per la felicità; il vecchio albero raddrizzò la schiena e sorrise, gli uccelli tornarono a posarsi sui suoi rami e il vento, appena giunto dalle montagne, portò il profumo dei fiori selvatici di primavera “. Libro ricco e intenso per conoscere meglio la storia dell’Iran e dell’Islam attraverso le vicende della famiglia che abita la Casa della moschea.
Un bellissimo romanzo che riunisce storia famigliare a eventi storici. Ambientato in Persia (oggi conosciuta come Iran), il libro narra le vicende di Aga Jan ricco mercante e capo del bazar le cui vicende sono strettamente legate alla moschea della cittadina di Senjan. Il periodo storico è incentrato negli anni precedenti all'avvento di Khomeini, in cui il potere era ancora nelle mani dello scià la cui reggenza mirava ad una modernizzazione della vita culturale e sociale del paese e il successivo periodo con l'avvento al potere di Khomeini e la conseguente chiusura verso tutto ciò che rappresentava la libertà e l'emancipazione. Una scrittura ricca di pathos e interessante per scoprire e capire una parte di storia fondamentale di uno dei paesi più antichi del Medio Oriente.