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Kader Abdolah

Traduttore: E. Svaluto Moreolo
Editore: Iperborea
Edizione: 3
Anno edizione: 2003
Pagine: 334 p. , Brossura
  • EAN: 9788870911183

Recensioni dei clienti

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    enrico

    20/04/2016 21.21.14

    Acquistato con molta curiosità visti i giudizi straordinari, ho fatto un po' di fatica all'inizio. Il tema sembrava interessante ma non mi prendeva più di tanto. Poi pian piano mi ha conquistato. Cinque stelle dunque. Meritatissime!

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    Giusi P.

    24/02/2016 13.00.01

    E' uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Normalmente non lascio mai recensioni ma questo scrittore è stato una scoperta che voglio condividere con gli altri. voto 5

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    Lupo '58

    03/02/2014 08.28.01

    La vita di un padre sordomuto e del figlio, Io narrante, che ne è la voce, che si dipana tra la Persia dei due ultimi Scià della dinastia Pahlavi, l'Iran degli Ayatollah e l'Olanda, in cui proprio il figlio si è rifugiato per sfuggire alla persecuzione politica. Attorno a loro altri personaggi indimenticabili mirabilmente disegnati dall'Autore. Un romanzo profondo, evocativo e delicatamente poetico. Da leggere e meditare.

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    spaggio

    31/01/2014 17.10.54

    Questo è un romanzo importante e da non perdere, scritto con uno stile di una scorrevolezza unica e con una capacità di narrazione straordinaria, che si spinge fino all'affabulazione. Abdolah ci accompagna alla scoperta dei fenomeni storici che sconvolsero la Persia (Iran) nella seconda metà del secolo scorso e che fanno da sfondo e sottofondo (ma senza sovrapporvisi) alla storia portante, che oserei definire delicata e pudica, del rapporto tra un padre e un figlio. L'intreccio tra tradizione e aspirazione alla modernità, tra passato immanente e futuro negato, tra affetti personali e amore per la propria patria, fa emergere atmosfere affascinanti che in certi passaggi assumono l'andamento della favola orientale, e scolpisce personaggi di grande spessore, tra tutti Aga Akbar, il padre, sordomuto dalla nascita ma anche colui che trasmette le maggiori emozioni al lettore. Ho acquistato e quindi letto questo libro anche in base ai positivi giudizi di chi mi ha preceduto e di seguito riportati. Non è mia stretta abitudine il farlo ma, in questo caso, li ringrazio per avermi orientato e, a mia volta, invito altri che lo volessero, a fidarsi.

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    aruotalibera

    24/11/2011 16.01.31

    Uno dei più bei libri da me letto negli ultimi anni. Le storie intrecciate di un uomo costretto alla fuga e di un paese costretto alla rovina. Kader Abdolah sfoggia un lirismo e una capacità di narrare che, come scrittura cuneiforme, scolpiscono personaggi e paesaggi in maniera indelebile.

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    Donata Niccolai

    11/11/2009 11.17.36

    Libro molto bello sotto tutti gli aspetti. Lettura piacevolissima e coinvolgente, atmosfera e personaggi indimenticabili. Vita, storia e narrazione mirabilmente intrecciate.

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    Francesco Benzi

    12/02/2009 22.57.14

    Il libro di Abdolah mi riconcilia in parte con la scrittura contemporanea, vincendo anche la riluttanza a seguire vicende storiche e per di più dell'ingarbugliato mondo orientale. In realtà qui tutto l'aspetto cronachistico è immerso in una narrazione incalzante, da novella epica, che mi ricorda la passione con cui avevo seguito le avventure di Sandro di Cegem di Fazil Iskander, quello ambientato nei paesi della Russia meridionale, questo nell'interno della Persia. Alcune ingenuità, ma accompagnate sempre da un tono di grande sincerità e partecipazione, e personaggi indimenticabili, perché veri, o forse perché reinventati e fissati per sempre da un vero scrittore.

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    MARISA

    09/01/2009 13.52.09

    Beh saro' anche tenera di cuore ma se mi sono commossa leggendo la descrizione del sorgere del sole sulla cima della montagna .... penso che valga molto anche la bravura dello scrittore !! che meraviglia !

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    Stefano

    20/12/2008 20.38.32

    libro bellissimo, intenso e coinvolgente, insomma un bel "mix" di storia, rapporti umani e letteratura un connubbio ben riuscito, sembra quasi di ripercorrere le situazioni e gli scenari narrati dallo scrittore

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    fabio

    13/10/2008 22.58.16

    Perfetto. non esistono altri termini per definirlo. Perfetto nella trama, perfetto nello stile, perfetta la poeticità di molti passi, e al tempo stesso il realismo di tanti altri, perfetta la descrizione dell'Iran degli scorsi decenni. Perfetto per la sua capacità di coinvolgere il lettore e di fargli provare le medesime sensazioni dei personaggi, perfetto per come ci mostra uno spaccato di esistenza umana, un pezzo di vita con tutte le sue sofferenze, i suoi piaceri, le sue infinite forme. Perfetto per come riesce a far apparire nobili anche i personaggi più umili, per le descrizioni splendide del contesto storico e geografico. da leggere assolutamente

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    sguardo sardo

    03/04/2008 15.51.23

    Le parole di un figlio per scrivere la storia di un padre che non ha voce. Tasselli mancanti di una identità che reclama il suo passato, senza il quale il presente è soltanto lacerazione. Davvero molto bello.

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    Paolo

    28/11/2007 14.01.49

    Una storia molto importante e coinvolgente che dà voce a chi non ha avuto voce e reinventa la sua scrittura cuneiforme per poter tramandare le sue vicissitudini di uomo.

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    gianluca guidomei

    23/09/2005 22.40.34

    Dopo "Il viaggio delle bottiglie vuote", Kader Abdolah ci regala un' altra opera eccellente: le vicende di una famiglia iraniana attraverso la storia della Persia degli ultimi cinquanta anni. Tutto ruota intorno ad un taccuino, scritto con caratteri cuneiformi, di Aga Akbar, padre analfabeta e sordomuto del protagonista, Ismail, che è anche il narratore. Da questi segni ( e dai suoi ricordi ), Ismail ricostruisce il suo rapporto con il padre e di riflesso con la sua terra d'origine, l' Iran dello scià Pahlevi, della rivoluzione islamica, del terrore di Khomeini e di una lenta rinascita. I temi dell'esilio, della lotta clandestina per la libertà, il valore della tradizione di questa terra magica e tragica allo stesso tempo, sono una splendida cornice al messaggio più profondo del libro: la Storia è di tutti e per tutti, ma l' amore e la dedizione di un figlio per il padre è in questo caso la parte più commovente dell' opera. Nonostante l' evolversi dei contesti sociali e culturali, con la prima e seconda modernizzazione del paese, Ismail ci spiega come sia stato sempre e comunque "la bocca e le orecchie" del padre sordomuto, eccellente tessitore di tappeti, personaggio problematico, ma vero, appassionato, innamorato del figlio e consapevole di non essere in grado di aiutarlo nè economicamente, nè culturalmente. E' per questo che scriverà il suo taccuino, imparando lo stile dalla scrittura cuneiforme incisa sulla roccia di una montagna sacra dell' Iran, su cui Ciro il Grande lasciò inciso "Sono io il Re dei Re". Solo in questo modo potrà spiegare al figlio i suoi sentimenti, i suoi sogni, le sue speranze per sè, la sua famiglia, il suo paese. Un cuore semplice che affascina e commuove, un figlio che cresce, matura, cambia vita e patria, lotta per il suo paese non dimenticando mai di accudire colui che l'ha generato. Splendida lezione di vita. Gianluca Guidomei sidner@libero.it

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    Barbara

    09/06/2004 16.37.32

    Uno struggente romanzo di un maestro della narrativa contemporanea, da non perdere. Uno dei libri che è importante aver letto (insieme ai classici di tutti i tempi).

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    Marco

    19/02/2004 18.47.22

    Un libro bellissimo. La storia recente dell'Iran attraverso il racconto del rapporto tra padre e figlio.Da leggere

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