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Dicembre 1918: Kiev, ancora occupata dai tedeschi, è contesa da vari eserciti in lotta (i nazionalisti di Petljura, quelli dell’etmano dei cosacchi e ben presto i bolscevichi in agguato). A tratti, il rimbombo delle cannonate giunge dai sobborghi fino alla casa dei tre fratelli Turbin, il tenente Aleksander, il sottufficiale Nikolaj ed Elena, il cui marito, il capitano Sergej Tal’berg, scappa insieme ai tedeschi in fuga. In pochi giorni, si decide il destino della città, come anche quello dei protagonisti: per loro, sostenitori dei “bianchi”, cominciano tempi difficili. I personaggi, importanti o minori, sono tutti ben caratterizzati e sprizzano vita, e c’è inoltre, in certe scene, la folla caotica che vocifera e canta, il che rende assai movimentato e a volte frenetico il romanzo, dove non manca qualche irruzione del fantastico (il sogno dei soldati a cavallo in paradiso), elemento così fondamentale nel “Maestro e Margherita”. A mio giudizio, un romanzo bellissimo che testimonia della nascente rivalità tra Ucraina e Russia e che dimostra il grande talento narrativo di Bulgakov fin dal primo libro.
Lettura affascinante sul periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione bolscevica, a Kiev, splendida città, piena di accademie militari e giovani studenti che aspirano ad entrarvi, spiazzati fra fedeltà allo zar e ad una classe sociale, quella militare, e i venti rivoluzionari e ad un tempo indipendentisti dell'Ucraina. Un crogiolo di idee , emozioni dirompenti, angoscia e melanconia per un passato perduto che appariva più stabile e rassicurante. Aiuta a capire meglio oggi alcuni aspetti storici del conflitto perenne Russia Ucraina, lontano nel tempo. Bello quanto i più celebri di Bulgakov, da leggere!
Narrazioni attuali in rapporto aò forte impatto distruttivo del conflitto in Ucraina all'evoluzione psicologica dei personaggi, alcune descrizioni da rivedere
Il romanzo è ambientato a Kiev, seguendone le traversie tra il 12 dicembre 1918 e il 3 febbraio 1919, all’epoca della rivoluzione bolscevica che scosse la Russia ma coinvolse anche l’Ucraina. I protagonisti principali sono i fratelli Turbin: Aleksej, il primogenito, di ventotto anni; la sorella Elena di ventiquattro e il fratello minore, Nikolaj, di diciassette anni. La nazione era occupata dai tedeschi e governata dall’atamano Skoropadskij. Sostenuto da gran parte del popolo il leader del partito social-democratico Simon Petljura si insediò a Kiev a dicembre 1918, ma fu cacciato dall’Armata Rossa che occupò la città il 5 febbraio 1919. La città è invasa da orde di profughi che devono vivere in un duro inverno sepolti nella neve. A casa loro i Turbin si godono il cuore caldo della stufa olandese. Il romanzo intreccia diverse componenti: epico-satirica, apocalittica, onirica e si avvale di una prosa quasi futurista, in cui affiorano strofe di canti popolari e versi di oper liriche. Addirittura compare pure Satana, arrampicato sul campanile della Cattedrale di Santa Sofia, intento a suonar le campane a stormo. Ma ci sono anche passaggi macabri, quando i Turbin girano nell’obitorio alla ricerca dl cadavere di Naj-Turs: qui s’incontrano cadaveri ammucchiati, brandelli di pelle, arti amputati. Una vera discesa agli inferi. Non è l’atmosfera ariosa e giocosa del Maestro e Margherita. Trama martellante e incalzante, romanzo di non facile lettura e impegnativo. Alcune immagini sono suggestive: in una parata “svetta la boscaglia marrone delle baionette come nube spinosa”. Il romanzo è solcato da un gran vociare di folla pronta a commentare tutti i pubblici eventi. Un particolare medico curioso: i malati di sifilide erano curati con endovenose di sali di mercurio, una cura peggior della malattia stessa. I malati morivano per avvelenamento da mercurio!