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Perchè mai una volta sarebbe equivalente a mai? In questo caso una volta è pure troppo...mi riferisco al leggere questo romanzo. Per me è stata un'esperienza deludente: di questo romanzo ricordo l'enorme battage pubblicitario,probabilmente in occasione dell'uscita del film (che non ho visto)ed invece di memorabile vi ho trovato solo il sollievo nel terminare di leggerlo. Può sembrare esagerato, ma a parte il bello stile della scrittura, di cui parte del merito credo vada al traduttore, ne ho tratto solo una buona dose di irritazione. I personaggi, a parte il cane, non sono per nulla attraenti né comprensibili, nonostante sia evidente che l'autore creda di averne creati di irresistibilmente complessi e profondi. In particolare Tomas, l'alter ego dello scrittore, il luminare della medicina e dissidente politico, con la sua fissa per le avventure erotiche extraconiugali , è trattato con molta compiacenza da parte di Kundera. Tomas,che si rifiuta di “tenere due piedi in una scarpa” relativamente alla politica, è invece ben felice di farlo nella sua vita privata ...La compagna, Teresa, ha la personalità di un'ameba: rosa dalla gelosia , accetta tra pianti e malesseri il dato di fatto che Tomas è un Casanova (ma su quale base poi tutte le donne gli cadono ai piedi)e il suo più grande desiderio è che l'amato bene invecchi così che gli passino i bollenti spiriti. L'inverosimile amante di Tomas, la pittrice Sabine, è in cerca di libertà da tutto e da tutti, e se ne va negli USA (of course)mentre Il suo amante Franz, l'unico che creda abbastanza sinceramente in ideali di libertà e progresso, fa una morte cretina mentre partecipa ad una spedizione umanitaria...Tutto ciò condito da dissertazioni parafilosofiche e speziato con la rivoluzione di Praga, Dubcek farfugliante, i cosacchi sul Ponte Carlo, la repressione e i collaborazionisti.
Caratteristica di partenza del libro è la dicotomia tra pesantezza e leggerezza che vivono gli uomini. I quattro protagonisti si trovano proprio a dover scegliere tra una vita vuota che rischia di essere inconsistente seppur leggera, oppure affrontare la realtà, scegliendo un'esistenza più significativa, dai rapporti più profondi. A fare da sfondo vi è la consapevolezza che nella vita alcune scelte non si ripetono, e proprio quelle decisioni vanno a condizionare il nostro futuro. In questo modo si intrecciano le vite dei personaggi principali che desiderano la leggerezza, ma comprendono quanto sia insostenibile vivere nell'attimo, senza alcun vincolo. La riflessione di fondo è sul carattere effimero di tutte le cose e sulla necessità di avere dei legami, che sono gli unici elementi capaci di assicurare agli uomini una vita vissuta pienamente.
Per molti è un capolavoro filosofico; per me, invece, un libro sopravvalutato. Kundera inserisce continuamente riflessioni su amore, destino, corpo e politica, ma spesso interrompono la storia invece di arricchirla. I personaggi finiscono per sembrare più idee che persone: parlano per concetti, non per vita vissuta. La narrazione procede a scatti, tra teoria e racconto, e alla lunga diventa pesante proprio mentre dovrebbe parlare di “leggerezza”. Alcune pagine sono interessanti, ma l’insieme risulta dispersivo e interminabile: più che coinvolgere emotivamente, chiede continuamente al lettore di fermarsi a ragionare. È un romanzo che si ammira più di quanto si viva. Si percepisce l’ambizione filosofica, ma la storia perde forza e ritmo — e alla fine resta la sensazione di aver letto molto… senza aver provato molto.
Lento e pesante. Storia poco coinvolgente