Le avventure inquietanti e rocambolesche di un bambino che sogna a occhi aperti per sfuggire alla noia e alla normalità della vita.
Peter Fortune sogna di far sparire l'intera famiglia con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita; oppure sogna che le bambole della sorella di animino e lo agrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il campionario di immagini perturbanti che sono un po' il «marchio di fabbrica» di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nei microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime, sia quello dei carnefici. Nell'Inventore di sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante del «racconto per ragazzi».
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Peter Fortune viene considerato dai grandi un bambino difficile. E lui non riesce proprio a capire perché. Forse perché non parla quasi mai. E, anziché stare con gli altri bambini a giocare, spesso preferisce passare il tempo da solo nella sua stanza a “pensare i suoi pensieri”… nessuno può sapere cosa pensa una persona se questa non te lo dice, e questo ai grandi proprio non piace. In effetti il guaio con i pensieri è che spesso tendono a degenerare in fantasticherie… e quelle sì che sono un problema! Perché è un niente che ti dimentichi la sorellina sullo scuolabus proprio dopo averla appena salvata dai lupi, o che durante il compito in classe di matematica ti perdi a pensare al numero più graaande del mondo… finché il tempo è scaduto e ti ritrovi a consegnare il foglio in bianco. Ma Peter sa come può sentirsi una bambola a stare tutto il tempo in un angolino della mensola, stretta fra le altre, senza la speranza di poter avere un giorno una stanza tutta per sé. Sa com’è vivere una giornata nei panni del vecchio gatto di famiglia. Sa anche che sta crescendo. Che un giorno, non molto lontano, smetterà di essere un bambino, ma poco importa: ha il sospetto che anche da adulti la vita riservi delle cose davvero belle.
È uno dei libri di McEwan che ho regalato più spesso, soprattutto ad amici genitori e ai loro figli. secondo me è una lettura molto interessante, da analizzare attraverso i due punti di vista.
Un insieme di racconti appassionanti uno più bello dell'altro.
Se altre e più famose opere di McEwan esplorano pulsioni e manie degli adulti, originandole nell'infanzia dei personaggi, L'inventore dei sogni ci porta direttamente nella mente di un bambino di dieci anni, Peter, che sfugge al tedio della normalità quotidiana sognando ad occhi aperti. Nella lettura dei primi, spensierati capitoli, ho immaginato quali tremendi sviluppi avrei letto andando avanti: conoscendo l'autore, mi aspettavo una rapida discesa ansiogena in qualunque trauma infantile avesse spinto Peter a sognare ad occhi aperti, ma purtroppo mi sbagliavo. Si tratta semplicemente di questo: i sogni ad occhi aperti di un bambino. Diamo per assodato il talento narrativo di McEwan, ci ritroviamo con una sequenza di sogni - neanche troppo surreali - di un bambino: Peter prende il posto del gatto; Peter prende il posto di un neonato; Peter prende il posto di un adulto. All'ennesima trasformazione di Peter nell'oggetto criticato a inizio capitolo, ho dedotto non si sarebbe andato oltre. L'inventore dei sogni è un romanzo abbastanza piatto e leggero, che gode del talento poliedrico di McEwan, compensando una storia fine a sé stessa con riflessioni capaci di far venire la pelle d'oca.