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Concordo in pieno su quanto ha scritto Luca il 23 ottobre 2024. L’autore si lascia andare troppo spesso a “fighettismo” e battute che non c’entrano niente con una trama e un contesto che dovrebbe essere da libro giallo ma che non lo sfiora minimamente per tutto la storia. E’ il primo libro che leggo di Robecchi, ho scelto la saga di Monterossi ma non penso darò un seguito. Troppo leggero, frivolo, sembra quasi una parata di pettegolezzi nella solfa della mondanità milanese. Non ha nulla di intrigante, nulla di noir. E’ una parodia. E poi è davvero irritante il fatto che l’autore “parli” al lettore. Non ho mai letto (forse sbagliando) Camilleri ma ho letto tutti i libri di Manzini, non solo quelli su Schiavone. Ecco, accostare un genio come Manzini a Robecchi è una bestemmia, un’eresia. Peccato perchè le doti di scrittore sono convinto che Robecchi le abbia tutte, la descrizione dei personaggi e delle situazioni sono fatte bene, ma e proprio la storia in sè che lascia a desiderare. Più che stile grottesco mi sembra una commedia... Tutto questo è il mio parere, poi se piace alla maggioranza dei lettori…amen Alessandro, 1964, Milano.
Ho letto il mio primo libro di Robecchi quest'anno. Le Verità Spezzate. Mi è piaciuto. Ho deciso di intraprendere la serie Monterossi. Questo primo titolo mi ha intrigato. Lettura veloce, curiosa con anche qualche tinta di "giallo". Continuerò e vediamo se la porterò avanti. Quello che mi fa strano ad ora è pensare che Robecchi porterà, presumibilmente, avanti questi personaggi per svariati libri. Mi spiego; ok per Carlo ed in suo "entourage" ma che magari tutti loro, compresi "i cattivi", si ri-incontrino di nuovo e di nuovo non mi pare propriamente credibile. Vedremo. Altra cosa; le continue parafrasi e similitudini alla lunga a me stancano non poco.
Ho letto questo libro tutto d'un fiato. La storia è coinvolgente, ma anche grottesca. Sono tre linee che poi si intrecciano, con un finale interessante. Compralo se: ti piacciono i gialli non convenzionali, sfatare miti e pregiudizi, ti immedesimi in un personaggio disilluso verso l'amore.
Preso e letto con curiosità per l'ambientazione milanese, città che conosco e dove ci lavoro da 30 anni. Storie che si intrecciano benino con l'utilizzo di una scrittura spesso scorrevole ma troppo alla ricerca della battuta e del "fighettismo" che alla fine può stancare e diventare luogo comune. Il rischio delle "fiction" letterarie è garantire un minimo di contenuto e spessore oltre alla scorrevolezza; riesce in modo magistrale a Camilleri con Montalbano ed altrettanto bene a Manzini (allievo di Camilleri) con Schiavone; vedrò se riesce anche a Robecchi con Monterossi.