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Una tetralogia da leggere. Il centro dell'Amica geniale è qualcosa di sfuggente, complesso, ambizioso, imprendibile, non si può spiegare.
Bello. Scorrevole. Rende giustizia alla personalità dei napoletani, quelli di ceto basso, quelli mediamente disprezzati dal resto degli italiani. Ne viene fuori una popolazione capace, si, di sentimenti violenti e esagerati, ma anche intelligenti, profondi, delicati. Un po’ di giustizia nei confronti di chi viene sempre descritto con luoghi comuni e che invece presenta tutte le sfumature - prevalentemente belle - di qualsiasi popolazione.
La Napoli popolare al tempo del boom economico, una Napoli violenta raccontata non da una voce esterna, che condanna, ma da una voce appartenente a quello stesso mondo e che dunque ne parla come del suo stesso sangue, salvo a staccarsene in un percorso umano di crescita destinato ad evidenziarne in modo sempre più scioccante i lati oscuri. A mio parere, questo è il tema preminente del libro, più importante ancora di quello dell’amicizia femminile che dà il titolo al romanzo, amicizia descritta peraltro con rara sapienza dall’autrice, attraverso tutte le sfaccettature della sensibilità di una bambina prima, adolescente poi, che si interpreta e si conosce riflettendosi nella diversità dell’amica.
Un romanzo emozionante, le protagoniste Lena e Lenù rimangono nel cuore del lettore sempre anche una volta conclusa la lettura. Un romanzo straordinariamente umano, empatico e rivoluzionario.