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Storia della bambina perduta. L'amica geniale. Vol. 4
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Storia della bambina perduta. L'amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante
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Descrizione


Finalista del Man Booker International Prize 2016.

Finalista Premio Strega 2015 - Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

«La fenomenale impresa narrativa di Elena Ferrante poggia sul gioco dei desideri opposti delle protagoniste. Elena Greco vuole "scriversi", lasciare con i libri una traccia di sé. Lila Cerullo vuole "cancellarsi", non lasciare orme del suo passaggio sul pianeta»Antonio D'Orrico, La Lettura

"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare...
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Dettagli

E/O
2014
29 ottobre 2014
451 p., Brossura
9788866325512

Valutazioni e recensioni

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Recensioni: 4/5
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Martiuz
Recensioni: 5/5

Elena Ferrante chiude la quadrilogia in modo superlativo, e ne risulta una storia difficile da dimenticare. Assolutamente consigliato!

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Ferdy
Recensioni: 5/5

Unico difetto di questo libro è che rappresenta la parte finale di una storia magica, quando termine senti le farfalle allo stomaco per il vuoto che ti lascia.

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bookisallyouneed
Recensioni: 4/5

Assistiamo, inermi, alla parabola conclusiva, al tramonto di un rapporto troppo particolare per essere definito semplicemente “amicizia”. Quello che esiste tra Lila e Lenù, tra i loro due mondi così lontani eppure così inesorabilmente attigui, è qualcosa maggiore di un’amicizia, ma allo stesso tempo minore. Il capitolo finale di questa saga acclamata ormai da milioni di lettori mi ha trasmesso un senso di tristezza infinita e irrimediabile, accompagnato però, d’altro canto, a un senso di speranza. Ammetto con grandissima fatica e anche con un bel pizzico di imbarazzo di essermi ritrovata in alcuni atteggiamenti di Elena (non parlo riferendomi solo a questo libro, ma all’intera saga); di qui, dunque, il senso di speranza. La voglia di non arrendersi, ma di evitare di incorrere in determinati errori.

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Recensioni

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Voce della critica

  Lila e Elena. Le abbiamo conosciute bambine e poi adolescenti nella Napoli degli anni cinquanta, impegnate nella lotta per sopravvivere e affermarsi in un mondo violento e meschino, consapevoli che potranno contare solo su se stesse, sulle proprie doti (il genio naturale e il carisma di Lila, l'intelligenza caparbia di Elena), sul legame che le unisce (L'amica geniale, e/o, 2011). Le abbiamo viste allontanarsi, tradirsi, ritrovarsi e perdersi di nuovo in una giovinezza inquieta, costantemente minacciata, mentre intanto l'orizzonte si allarga: se Lila rimane invischiata dal rione, pare sprecare il suo talento nel tentare di governarne le minacciose dinamiche, Elena riesce a tirarsene fuori e approda alla Normale di Pisa, ai circoli intellettuali, a un matrimonio altolocato, alla letteratura (Storia del nuovo cognome, e/o, 2012). La maturità ce le fa sembrare lontanissime, ormai assestate su binari divergenti: il Sessantotto di Elena è quello dei dibattiti, dei libri, delle lotte femministe, dell'amore libero; quello di Lila è fatto invece di lotte sindacali, umiliazioni, degrado, la camorra e la droga (Storia di chi fugge e chi resta, e/o, 2013). In questo quarto e ultimo volume i fili delle loro vite torneranno a intrecciarsi, o meglio a ingarbugliarsi: il riavvicinamento inatteso farà infatti venire al pettine i molti nodi del loro rapporto, le inquietanti simmetrie dei rispettivi destini ma anche le diverse fragilità, aspirazioni, paure. Intanto la storia macina i decenni, cinquant'anni per la precisione, e la narratrice Elena ce li racconta a modo suo, attraverso l'interferenza di prospettive a prima vista incompatibili: quella nazionale e "ufficiale", fatta di politica, terrorismo, accademie e salotti, e il suo riflesso straniante sul microcosmo del rione napoletano, dove la grande storia si frammenta e si incarna nelle singole esistenze dei vicini di casa, degli amici d'infanzia, di nemici e conoscenti. Ma chi si aspetta una chiusura in piena regola, un finale vero e proprio che completi il cerchio delle vite delle due protagoniste, delle vicende del rione, della narrazione-fiume che ci ha accompagnati per quattro anni, quattro volumi e quasi 1800 pagine, non potrà che restare deluso: il romanzo si chiude, certo, e il ciclo anche, ma la storia e il suo significato rimangono sospesi, indecidibili. La frustrazione delle attese è un meccanismo a cui i lettori di Ferrante si sono ormai abituati. Nella quadrilogia dell'Amica geniale sono molti i modelli e i generi di romanzo che vengono evocati, per poi trasgredirne clamorosamente le regole, l'impianto, il senso. L'amica geniale non è un romanzo di formazione: manca il punto d'arrivo, quello da cui valuti il percorso dell'eroe, o meglio di punti d'arrivo sembrano essercene di continuo (il matrimonio, la fuga da Napoli, il successo, l'amore realizzato, la maternità, il ritorno, e via di seguito), ma ciascuno di esso si rivela subito fittizio o provvisorio. Non è un romanzo sentimentale, visto che l'amore viene pesantemente demistificato; non è neppure un romanzo storico: la storia, quella ufficiale, non ha sufficientemente forza, non determina né spiega le vicende individuali, ciascuno dei personaggi anzi sembra esistere nel rifiuto di essere specchio del proprio tempo e del proprio ambiente. Non è un romanzo famigliare o generazionale: manca una coralità vera, e la stessa Elena combatte tutta la vita per sentirsi parte di qualcosa, senza mai riuscirci. Non è un romanzo "al femminile": certamente aggredisce i luoghi comuni e gli stereotipi di genere (primo tra tutti la quello della maternità), ma svaluta pesantemente anche i miti femministi (il governo del corpo, la forza liberatrice dell'eros, la solidarietà femminile, l'autorealizzazione). Infine, questo quarto romanzo fin dal titolo evoca anche la detective story, per poi svuotarla subito di ogni tensione e fascino. Ma allora che cos'è che afferra il lettore e lo trascina irresistibilmente dalla prima all'ultima pagina? Da dove scaturisce la potenza di una scrittura che ha sedotto legioni di lettori in Italia, in Europa e persino in America? È una domanda a cui è difficile rispondere; ma forse qualche indicazione possono darcela le discussioni tra Lila e Elena, che in questo quarto romanzo si fanno piuttosto frequenti, sul rapporto tra realtà e letteratura. Lila accusa Elena a più riprese di "fare letteratura", di vedere il mondo con gli occhi di una "letterata", ordinando, collegando e chiarendo tutto; mentre il mondo è confuso, precario, "smarginato": "Niente niente niente di cui si possa dire definitivamente: è così". E se Elena inizialmente fa resistenza, se vede anzi il proprio compito di scrittore come una lotta per ordinare il caos ("Io, per mestiere, devo incollare un fatto a un altro con le parole, e alla fine tutto deve sembrare coerente anche se non lo è"), pian piano ammetterà il velleitarismo di quella pretesa, e si arrenderà alla forza, all'onestà della visione di Lila. Come dinanzi al famigerato "quaderno rosso" dell'usuraia Solara, che nel suo elenco disordinato di cifre e nomi racchiude la vera storia del rione: "Mi resi conto in un lampo che la memoria era già letteratura e che forse Lila aveva ragione: il mio libro – che pure stava avendo tanto successo – era davvero brutto, e lo era perché ben organizzato, perché scritto con una cura ossessiva, perché non avevo saputo mimare la banalità scoordinata, antiestetica, illogica, sformata, delle cose". Ecco allora che in contrasto con un modello di narrazione ordinata, coerente, naturalmente dotata di senso, il modello di Elena insomma, viene delineandosi un "modello di Lila", ossia l'ideale di un realismo tormentato, coraggioso, onesto proprio nel dichiarare i propri limiti; ed è questo ideale che trasforma una trama ad altissimo potenziale romanzesco (ricca di eventi, personaggi, colpi di scena, conflitti e passioni violenti) in un racconto volutamente, esibitamente antiromanzesco. E all'improvviso sospettiamo che la vera figura della Ferrante-autrice nel testo non sia la ragionevole, conciliatrice Elena, ma l'impulsiva e perfida Lila, e che la sparizione, l'autoannullamento che apre il primo volume della quadrilogia e innesca il racconto sia una trasposizione di quello dell'autrice stessa, di quell'anonimato ostinato e così eloquente. Quindi non aspettatevi scioglimenti, consolazioni, chiusure liete o tragiche, non aspettatevi nessuna catarsi e nessun chiarimento definitivo. In questo senso, il romanzo è proprio come Lila: ti sembra di averla afferrata (e con lei la trama, la scrittura, il senso della vita che quella scrittura dovrebbe veicolare) e invece ti è già sfuggita di nuovo. Sino all'ultimo paragrafo, sino all'ultima riga: che anziché poggiare delicatamente l'ultima carta in cima al castello faticosamente costruito, lo butta giù da capo con una mossa maliziosa e geniale. Indimenticabile.   Simona Micali    

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Forse il segreto del successo di Elena Ferrante è un semplice fatto emotivo: ciascuno di noi, leggendo i suoi romanzi, si convince di sapere chi è l’autore, chi si nasconda realmente dietro a questo nom de plume. Più si procede nella lettura, più ci si immerge nel magma delle parole, più ci si accorge che quel nome ci sta sfuggendo di un soffio. Forse, alla fine, Elena Ferrante non è semplicemente un nome fittizio dietro cui si nasconde chissà quale grande autore italiano, ma è l’ombra dietro cui si cela la nostra coscienza di lettori, tutti ossessionati dalla stesso male, la paura di lasciare tra le righe una parte di noi. Può essere il timore di cedere a tentazioni piccolo-borghesi, come succede a Lila, o la paura di ambirvi, come capita ad Elena, o semplicemente la consapevolezza di ciascuno di noi che, mentre accresce il suo livello di conoscenza delle cose, inevitabilmente, perde la sua innocenza. Mano a mano che Elena, la colta protagonista di questa storia, si emancipa, studia, frequenta gli ambienti accademici e letterari lasciandosi alle spalle Napoli, il rione, la camorra, la miseria e la violenza, perde l’innocenza, la capacità istintiva di mettersi in contatto con le persone, e alla fine, inesorabilmente, perde anche lei, Lila, la sua amica geniale.

Giunti al quarto e conclusivo volume della serie, diventa chiaro il filo conduttore al quale l’autrice vuole ricondurre tutta la vicenda. Le due amiche d’infanzia, Elena detta Lenù e Lina detta Lila, dopo una vita passata a lottare, ciascuna a suo modo, contro la grettezza di un rione che le considera delle mine vaganti, donne consapevoli, e contro l’arretratezza di famiglie trincerate dietro giudizi che spezzano in due, sono diventate adulte. Elena, che malgrado tutto ha avuto la possibilità di studiare e di laurearsi alla Scuola Normale di Pisa, è diventata una scrittrice con una certa fama. Ha sposato un intellettuale comunista, figlio di una nobile stirpe accademica, gli Airota, da cui ha avuto due figlie, ha frequentato gli ambienti sindacali e operai, ha scritto diversi interventi sulle pagine dell’Unità e si è fatta una certa fama di femminista impegnata nel sociale.

Alla fine del terzo volume, avevamo lasciato Elena intenta a sbaragliare tutta la sua vita. Per inseguire Nino, il suo amore di sempre, aveva lasciato il marito e la sua esistenza agiata a Firenze per rientrare a Napoli e vivere a pochi passi dalla sua amica geniale. Lila invece, da quel quartiere malfamato, non era uscita mai. Malgrado la sua intelligenza brillante, la sua capacità di arrivare al nucleo delle cose anni luce prima degli altri, non aveva avuto la possibilità di studiare, si era fermata alla quinta elementare ed era stata a sedici anni una giovane moglie e madre. La sua vita si era fermata sullo stradone, l’unico che collegava il rione alla città. Mentre Elena, durante le sue peregrinazioni, raccontava la vita nei suoi romanzi, Lila il romanzo lo viveva. Mentre Elena commentava e indagava le ragioni della rivoluzione sessuale e giovanile, Lila la provava sulla sua pelle. Tra le violenze continue e i soprusi dei fratelli Solara, che controllavano coi loro traffici il rione, Lila si era lentamente affermata, si era separata, aveva fatto la designer di moda, poi era fuggita e aveva iniziato un orrendo lavoro in fabbrica. Infine era riuscita, grazie alla sua intelligenza, a fondare una delle prime aziende di informatica in Italia, scoprendosi imprenditrice. Ma il progetto di Lila, quello di sostituirsi ai malavitosi locali con la sua azienda e con il suo carisma, non può attuarsi senza l’aiuto di Elena, che partecipa attivamente alla guerra per salvare il rione dalla camorra denunciando sui giornali crimini e connivenze, usando finalmente la sua influenza duramente conquistata. È l’ultima fase di un rapporto lungo una vita, l’età matura, gli anni Ottanta e Novanta, il periodo in cui le due amiche ritorneranno ad alimentare la loro particolarissima simbiosi. Anche le loro due figlie, le ultime arrivate, nasceranno e cresceranno insieme nel rione, come le loro madri da bambine. Sarà un periodo difficile eppure esaltante, prima che Lila scompaia improvvisamente, senza lasciare traccia, dal ricordo di tutti.

La quadrilogia dell’Amica geniale è un romanzo che non somiglia a nessun altro. È un libro che si può scrivere solo alla fine di una vita, di una “certa” vita, con il distacco necessario. La voce narrante del romanzo tocca delle vette altissime di complessità, la narrazione è sontuosa, i personaggi vividi come quelli delle favole noir, i sentimenti ingarbugliati, spesso insondabili, terribilmente veri. Un romanzo che ha in sé una forza ondivaga, ma anche un potente sostrato metaforico che lo inserisce all’interno della grande letteratura, proprio come hanno affermato a più riprese le grandi testate giornalistiche statunitensi, New York Times, Wall Street Journal, New Yorker che si sono espresse in maniera encomiastica nei confronti della nostra Elena Ferrante. Leggere tutta la sua opera significa cogliere il suo genio, ma anche il genio della cultura italiana, che si può contaminare, allontanare, perdere per qualche tempo, ma mai sparire davvero.

Recensione di Annalisa Veraldi

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La recensione di IBS


Finalista del Man Booker International Prize 2016.

Finalista Premio Strega 2015 - Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

Forse il segreto del successo di Elena Ferrante è un semplice fatto emotivo: ciascuno di noi, leggendo i suoi romanzi, si convince di sapere chi è l’autore, chi si nasconda realmente dietro a questo nom de plume. Più si procede nella lettura, più ci si immerge nel magma delle parole, più ci si accorge che quel nome ci sta sfuggendo di un soffio. Forse, alla fine, Elena Ferrante non è semplicemente un nome fittizio dietro cui si nasconde chissà quale grande autore italiano, ma è l’ombra dietro cui si cela la nostra coscienza di lettori, tutti ossessionati dalla stesso male, la paura di lasciare tra le righe una parte di noi. Può essere il timore di cedere a tentazioni piccolo-borghesi, come succede a Lila, o la paura di ambirvi, come capita ad Elena, o semplicemente la consapevolezza di ciascuno di noi che, mentre accresce il suo livello di conoscenza delle cose, inevitabilmente, perde la sua innocenza. Mano a mano che Elena, la colta protagonista di questa storia, si emancipa, studia, frequenta gli ambienti accademici e letterari lasciandosi alle spalle Napoli, il rione, la camorra, la miseria e la violenza, perde l’innocenza, la capacità istintiva di mettersi in contatto con le persone, e alla fine, inesorabilmente, perde anche lei, Lila, la sua amica geniale.
Giunti al quarto e conclusivo volume della serie, diventa chiaro il filo conduttore al quale l’autrice vuole ricondurre tutta la vicenda. Le due amiche d’infanzia, Elena detta Lenù e Lina detta Lila, dopo una vita passata a lottare, ciascuna a suo modo, contro la grettezza di un rione che le considera delle mine vaganti, donne consapevoli, e contro l’arretratezza di famiglie trincerate dietro giudizi che spezzano in due, sono diventate adulte. Elena, che malgrado tutto ha avuto la possibilità di studiare e di laurearsi alla Scuola Normale di Pisa, è diventata una scrittrice con una certa fama. Ha sposato un intellettuale comunista, figlio di una nobile stirpe accademica, gli Airota, da cui ha avuto due figlie, ha frequentato gli ambienti sindacali e operai, ha scritto diversi interventi sulle pagine dell’Unità e si è fatta una certa fama di femminista impegnata nel sociale.
Alla fine del terzo volume, avevamo lasciato Elena intenta a sbaragliare tutta la sua vita. Per inseguire Nino, il suo amore di sempre, aveva lasciato il marito e la sua esistenza agiata a Firenze per rientrare a Napoli e vivere a pochi passi dalla sua amica geniale. Lila invece, da quel quartiere malfamato, non era uscita mai. Malgrado la sua intelligenza brillante, la sua capacità di arrivare al nucleo delle cose anni luce prima degli altri, non aveva avuto la possibilità di studiare, si era fermata alla quinta elementare ed era stata a sedici anni una giovane moglie e madre. La sua vita si era fermata sullo stradone, l’unico che collegava il rione alla città. Mentre Elena, durante le sue peregrinazioni, raccontava la vita nei suoi romanzi, Lila il romanzo lo viveva. Mentre Elena commentava e indagava le ragioni della rivoluzione sessuale e giovanile, Lila la provava sulla sua pelle. Tra le violenze continue e i soprusi dei fratelli Solara, che controllavano coi loro traffici il rione, Lila si era lentamente affermata, si era separata, aveva fatto la designer di moda, poi era fuggita e aveva iniziato un orrendo lavoro in fabbrica. Infine era riuscita, grazie alla sua intelligenza, a fondare una delle prime aziende di informatica in Italia, scoprendosi imprenditrice. Ma il progetto di Lila, quello di sostituirsi ai malavitosi locali con la sua azienda e con il suo carisma, non può attuarsi senza l’aiuto di Elena, che partecipa attivamente alla guerra per salvare il rione dalla camorra denunciando sui giornali crimini e connivenze, usando finalmente la sua influenza duramente conquistata. È l’ultima fase di un rapporto lungo una vita, l’età matura, gli anni Ottanta e Novanta, il periodo in cui le due amiche ritorneranno ad alimentare la loro particolarissima simbiosi. Anche le loro due figlie, le ultime arrivate, nasceranno e cresceranno insieme nel rione, come le loro madri da bambine. Sarà un periodo difficile eppure esaltante, prima che Lila scompaia improvvisamente, senza lasciare traccia, dal ricordo di tutti.
La quadrilogia dell’Amica geniale è un romanzo che non somiglia a nessun altro. È un libro che si può scrivere solo alla fine di una vita, di una “certa” vita, con il distacco necessario. La voce narrante del romanzo tocca delle vette altissime di complessità, la narrazione è sontuosa, i personaggi vividi come quelli delle favole noir, i sentimenti ingarbugliati, spesso insondabili, terribilmente veri. Un romanzo che ha in sé una forza ondivaga, ma anche un potente sostrato metaforico che lo inserisce all’interno della grande letteratura, proprio come hanno affermato a più riprese le grandi testate giornalistiche statunitensi, New York Times, Wall Street Journal, New Yorker che si sono espresse in maniera encomiastica nei confronti della nostra Elena Ferrante. Leggere tutta la sua opera significa cogliere il suo genio, ma anche il genio della cultura italiana, che si può contaminare, allontanare, perdere per qualche tempo, ma mai sparire davvero.

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Elena Ferrante

1943, Napoli

Elena Ferrante è autrice dell’Amore molesto, da cui Mario Martone ha tratto il film omonimo. Dal romanzo successivo, I giorni dell’abbandono, è stata realizzata la pellicola di Roberto Faenza. Nel volume La frantumaglia racconta la sua esperienza di scrittrice. Nel 2006 le Edizioni E/O hanno pubblicato il romanzo La figlia oscura, da cui verrà tratto un film diretto da Maggie Gyllenhaal e con protagonista Olivia Colman, nel 2007 il racconto per bambini La spiaggia di notte illustrato da Mara Cerri e nel 2011 il primo capitolo dell’Amica geniale, seguito nel 2012 dal secondo, Storia del nuovo cognome, nel 2013 dal terzo, Storia di chi fugge e di chi resta e nel 2014 dal quarto e ultimo, Storia della bambina perduta, finalista al Man Booker International...

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