Storia della bambina perduta. L'amica geniale. Vol. 4

Elena Ferrante

Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 29 ottobre 2014
Pagine: 451 p., Brossura
  • EAN: 9788866325512

12° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione


Finalista del Man Booker International Prize 2016.

Finalista Premio Strega 2015 - Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

«La fenomenale impresa narrativa di Elena Ferrante poggia sul gioco dei desideri opposti delle protagoniste. Elena Greco vuole "scriversi", lasciare con i libri una traccia di sé. Lila Cerullo vuole "cancellarsi", non lasciare orme del suo passaggio sul pianeta»Antonio D'Orrico, La Lettura

"Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell'"Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare...

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Recensioni dei clienti

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    Paola

    07/11/2018 19:06:49

    Complimenti all'autrice per l'incredibile e incommensurabile pazienza nello scrivere i quattro capitoli la cui narrazione si protende ,specificando tutti i pericoli e ostacoli che le due donne devono affrontare , spesso insieme e talvolta scisse tra di loro fino all'epilogo

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    Benedetta

    03/11/2018 11:49:05

    Dopo aver letto tutta la vita di queste due amiche protagoniste, mi sarei aspettata che alcuni tasselli si chiudessero, invece sono rimasta con l'amaro in bocca perché molti fatti (morti, sparizioni) non siano stati mai chiariti.

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    Vanessa

    24/09/2018 17:19:40

    Purtroppo questo ultimo libro della saga non mi è piaciuto molto, l'ho trovato troppo prolisso su certi argomenti, come se non avesse saputo come riempire le pagine. Delusione

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    Andrea

    23/09/2018 13:51:37

    Volume conclusivo della saga di Lila e Lenu', piccole donne in un rione popolare di Napoli che affrontano la vita, i cambiamenti e il tempo inesorabile che scorre legate da un filo sottile difficile da spezzare. Si affronta in questo libro gli ultimi trent'anni della loro vita tra amori, tragedie, illusioni e disillusioni che conducono ad un finale amaro. Abbastanza cupo e privo di originalità e freschezza del primo volume, vale comunque la pena di leggerlo per chiudere il cerchio di una lunga e intensa storia.

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    Marta

    23/09/2018 11:21:39

    La seconda parte della saga "L'Amica geniale" non delude di certo le aspettative del lettore che vuole continuare a conoscere la storia di Elena e Lila. La scrittura di Elena Ferrante anche in questo libro si conferma piacevole e elegante.

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    Barbara

    22/09/2018 16:11:25

    E' stato questo per me il più bello dei libri della quadrilogia ma anche il più traumatico perché ciò che si spera non accade: Lina non si trova, non torna. Torneranno solo le bambole da cui era iniziato tutto.

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    Paola

    22/09/2018 08:49:38

    Quattro libri fantastici che ho letto, anzi divorato, in poche settimane. Uno spaccato vivissimo della storia d'Italia dagli anni cinquanta ai novanta. La micro storia di Lenuccia e Lila inserita nella macro storia dell'Italia dal secondo dopoguerra passando per il boom economico e poi gli anni della contestazione studentesca, il terrorismo politico e i "frivoli" anni ottanta. Un intreccio meraviglioso di storie e di vite che ci parla di povertà morali e materiali, di degrado culturale e sociale ma anche di riscatto.

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    Elena

    21/09/2018 19:42:45

    Arrivata alla fine di questa straordinaria tetralogia mi sono sentita quasi senza terreno sotto i piedi. Straordinaria la capacità dell’autrice nel disegnare un contorno così nitido e reale di una Napoli e di un rione dei vecchi tempi, dei personaggi tanto astratti quanto realmente vivi, delle emozioni provate da Lila e Lenù, avvertite in prima persona pagina dopo pagina. La scrittura della Ferrante ha il potere di travolgere il lettore in un modo che raramente ho visto fare da altri scrittori. È una di quelle opere a cui nessuno vorrebbe mai porre una fine

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    Alice

    21/09/2018 19:27:42

    libro che stimola le note sensitive di persone molto emotive...la prima metá rivela molto dettagli che si comprendono sempre piú mano a mano che si prosegue.

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    Martina

    21/09/2018 18:31:59

    Ultimo dei 4 libri della serie. Impossibile leggere il primo è non terminare con questo. Consigliatissimo.

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    giulia

    21/09/2018 09:22:15

    meraviglioso! quanto mi è piaciuto....davvero appassionante. ora aspetto il film

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    maria

    20/09/2018 13:44:09

    La Ferrante e' una grande scrittrice, usando anche le nuove moderne tecniche delle appassionanti serie tv alla House of cards o The killing: addirittura insinua la curiosita' sul finale sin dalla prima pagina, e semplicemente non puoi smettere di drogarti fino all'ultima riga. Il tema dell'amicizia, a parte gli eccessi - la cattiveria e l'esagerata competizione - e' molto approfondito e vero, ed alla fine ne risulta un rapporto singolare, modificato e adattato ai cambiamenti o traumi della vita, possente. Le due ragazze, poi donne, semplicemente ti entrano dentro, e non perche' ti piacciano in modo particolare o perche' si preferisca l'una o l'altra, ma perche' sono tridimensionali ed escono dalle pagine. Lo finisci e ti senti sola, ma piu' ricca dentro.

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    Daria

    20/09/2018 12:45:32

    Libro spettacolare, consigliatissimo, lettura molto scorrevole

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    FILOMENA

    19/09/2018 22:06:30

    Ho letto l'ultimo capitolo tutto d'un fiato... a volte qualche passaggio è stato ripetitivo, ma di ogni pagina non potevo farne a meno. Mai mi sarei aspettata di appassionarmi a questo genere... invece... ora non mi resta che attendere la ricostruzione televisiva.

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    Valeria

    19/09/2018 13:03:45

    Una saga bellissima quella della Ferrante. Scritta benissimo, con uno stile coinvolgente e con grande introspezione psicologica dei personaggi. Il romanzo più cupo della saga, la chiusura del cerchio è questo volume. L'ho letto anche se dei 4 è quello che mi è piaciuto di meno. Comunque all'ultima pagina una grande tristezza per avere finito la lettura di una saga splendida

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    Giulia

    19/09/2018 09:04:18

    Ho davvero fatto fatica a portare a termine l'ultimo libro della saga. L'ho trovato poco agevole nella lettura e la trama non mi ha entusiasmato.

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    Barbara

    19/09/2018 08:12:29

    Mi sono imposta di non leggere i romanzi della Ferrante tutti d'un fiato, e ho fatto bene. Sicuramente ben scritti, li ho trovati spesso noiosi e eccessivamente prolissi. Dietro l'autrice misteriosa si nascondono a mio parere più autori, oppure gli interventi di editing sono stati così incisivi da dare l'impressione che si tratti di una narrazione a più mani. Nel complesso una buona saga, perfetta per una serie tv (si può pensare che sia stata scritta proprio con questo intento).

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    Iris

    18/09/2018 15:30:39

    Storia di un'amicizia tra due donne che conosciamo bambine e vediamo diventare adulte e poi anziane. La scrittura è scorrevole e tiene incollati alle pagine, la saga si legge tutta d'un fiato. Conclusione bellissima e straziante

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    Fra

    17/09/2018 21:07:33

    Quarto ed ultimo volume di una serie in cui perdersi completamente, per poi ritrovarsi. Un'amicizia vera come poche, Napoli sullo sfondo, il dialetto, la Storia che dagli anni '50, quando i Solara giravano per il rione con il Millecento, si chiude ai nostri giorni. Una storia intensa, che avvolge e dalla quale è impossibile separarsi. Consigliato.

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    Annamaria

    17/09/2018 19:49:21

    Appena ho terminato questo romanzo, mi è venuto subito da pensare che volevo scriverne una recensione lunghissima sul blog, così a caldo, perché sono così tante le cose che ho da dire, così tante le emozioni che questa tetralogia mia ha regalato, così tanti gli spunti di riflessione che mi ha offerto, che volevo darle giustizia, cercando di convincere tutti quelli che ancora non l’hanno letta a farlo. Poi, però, ho pensato che quello che ho da dire sui quattro libri de’ “L’amica geniale” posso scriverlo qui, riassumendolo in poche righe, in modo che anche i meno attenti e i più pigri possano prendersi due minuti per leggerle. Allora, arriviamo al dunque: quali sono i motivi per i quali vale la pena leggere la tetralogia de’”L’amica geniale”? Il primo motivo sono sicuramente Lenù e Lila. La loro non è la storia di un’amicizia, ma più che altro di una dipendenza - fisica e mentale - viscerale, che si acuisce ancora di più negli anni in cui sono lontane. Lenù ha bisogno degli stimoli che le fornisce Lila per dar vita ai suoi romanzi e si sente realmente importante solo quando lei la fa sentire tale. Lila ha bisogno di Elena perché sa che in presenza dell’amica è libera di mostrare le sue fragilità senza perdere, per questo, la sua fama di donna forte e il rispetto dell’intero rione. Un altro motivo è Napoli. I libri della Ferrante sono pregni di questa città: nelle descrizioni, nella lingua e nell’atteggiamento assunto da molti personaggi della storia è possibile vivere Napoli, immaginare di passeggiare tra via dei Tribunali, il Vomero e la stazione di piazza Garibaldi, assaporare la vita quotidiana dei rioni e della Napoli bene, cogliere la vivacità e la potenza di quel dialetto che a volte è urlato, altre abbozzato e altre ancora esasperato, ma presenta sempre una carica espressiva potentissima. Infine, non posso non fare riferimento allo stile della Ferrante, che mi ha meravigliata e sorpresa, libro dopo libro, sempre di più.

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Forse il segreto del successo di Elena Ferrante è un semplice fatto emotivo: ciascuno di noi, leggendo i suoi romanzi, si convince di sapere chi è l’autore, chi si nasconda realmente dietro a questo nom de plume. Più si procede nella lettura, più ci si immerge nel magma delle parole, più ci si accorge che quel nome ci sta sfuggendo di un soffio. Forse, alla fine, Elena Ferrante non è semplicemente un nome fittizio dietro cui si nasconde chissà quale grande autore italiano, ma è l’ombra dietro cui si cela la nostra coscienza di lettori, tutti ossessionati dalla stesso male, la paura di lasciare tra le righe una parte di noi. Può essere il timore di cedere a tentazioni piccolo-borghesi, come succede a Lila, o la paura di ambirvi, come capita ad Elena, o semplicemente la consapevolezza di ciascuno di noi che, mentre accresce il suo livello di conoscenza delle cose, inevitabilmente, perde la sua innocenza. Mano a mano che Elena, la colta protagonista di questa storia, si emancipa, studia, frequenta gli ambienti accademici e letterari lasciandosi alle spalle Napoli, il rione, la camorra, la miseria e la violenza, perde l’innocenza, la capacità istintiva di mettersi in contatto con le persone, e alla fine, inesorabilmente, perde anche lei, Lila, la sua amica geniale.

Giunti al quarto e conclusivo volume della serie, diventa chiaro il filo conduttore al quale l’autrice vuole ricondurre tutta la vicenda. Le due amiche d’infanzia, Elena detta Lenù e Lina detta Lila, dopo una vita passata a lottare, ciascuna a suo modo, contro la grettezza di un rione che le considera delle mine vaganti, donne consapevoli, e contro l’arretratezza di famiglie trincerate dietro giudizi che spezzano in due, sono diventate adulte. Elena, che malgrado tutto ha avuto la possibilità di studiare e di laurearsi alla Scuola Normale di Pisa, è diventata una scrittrice con una certa fama. Ha sposato un intellettuale comunista, figlio di una nobile stirpe accademica, gli Airota, da cui ha avuto due figlie, ha frequentato gli ambienti sindacali e operai, ha scritto diversi interventi sulle pagine dell’Unità e si è fatta una certa fama di femminista impegnata nel sociale.

Alla fine del terzo volume, avevamo lasciato Elena intenta a sbaragliare tutta la sua vita. Per inseguire Nino, il suo amore di sempre, aveva lasciato il marito e la sua esistenza agiata a Firenze per rientrare a Napoli e vivere a pochi passi dalla sua amica geniale. Lila invece, da quel quartiere malfamato, non era uscita mai. Malgrado la sua intelligenza brillante, la sua capacità di arrivare al nucleo delle cose anni luce prima degli altri, non aveva avuto la possibilità di studiare, si era fermata alla quinta elementare ed era stata a sedici anni una giovane moglie e madre. La sua vita si era fermata sullo stradone, l’unico che collegava il rione alla città. Mentre Elena, durante le sue peregrinazioni, raccontava la vita nei suoi romanzi, Lila il romanzo lo viveva. Mentre Elena commentava e indagava le ragioni della rivoluzione sessuale e giovanile, Lila la provava sulla sua pelle. Tra le violenze continue e i soprusi dei fratelli Solara, che controllavano coi loro traffici il rione, Lila si era lentamente affermata, si era separata, aveva fatto la designer di moda, poi era fuggita e aveva iniziato un orrendo lavoro in fabbrica. Infine era riuscita, grazie alla sua intelligenza, a fondare una delle prime aziende di informatica in Italia, scoprendosi imprenditrice. Ma il progetto di Lila, quello di sostituirsi ai malavitosi locali con la sua azienda e con il suo carisma, non può attuarsi senza l’aiuto di Elena, che partecipa attivamente alla guerra per salvare il rione dalla camorra denunciando sui giornali crimini e connivenze, usando finalmente la sua influenza duramente conquistata. È l’ultima fase di un rapporto lungo una vita, l’età matura, gli anni Ottanta e Novanta, il periodo in cui le due amiche ritorneranno ad alimentare la loro particolarissima simbiosi. Anche le loro due figlie, le ultime arrivate, nasceranno e cresceranno insieme nel rione, come le loro madri da bambine. Sarà un periodo difficile eppure esaltante, prima che Lila scompaia improvvisamente, senza lasciare traccia, dal ricordo di tutti.

La quadrilogia dell’Amica geniale è un romanzo che non somiglia a nessun altro. È un libro che si può scrivere solo alla fine di una vita, di una “certa” vita, con il distacco necessario. La voce narrante del romanzo tocca delle vette altissime di complessità, la narrazione è sontuosa, i personaggi vividi come quelli delle favole noir, i sentimenti ingarbugliati, spesso insondabili, terribilmente veri. Un romanzo che ha in sé una forza ondivaga, ma anche un potente sostrato metaforico che lo inserisce all’interno della grande letteratura, proprio come hanno affermato a più riprese le grandi testate giornalistiche statunitensi, New York Times, Wall Street Journal, New Yorker che si sono espresse in maniera encomiastica nei confronti della nostra Elena Ferrante. Leggere tutta la sua opera significa cogliere il suo genio, ma anche il genio della cultura italiana, che si può contaminare, allontanare, perdere per qualche tempo, ma mai sparire davvero.

Recensione di Annalisa Veraldi


  Lila e Elena. Le abbiamo conosciute bambine e poi adolescenti nella Napoli degli anni cinquanta, impegnate nella lotta per sopravvivere e affermarsi in un mondo violento e meschino, consapevoli che potranno contare solo su se stesse, sulle proprie doti (il genio naturale e il carisma di Lila, l'intelligenza caparbia di Elena), sul legame che le unisce (L'amica geniale, e/o, 2011). Le abbiamo viste allontanarsi, tradirsi, ritrovarsi e perdersi di nuovo in una giovinezza inquieta, costantemente minacciata, mentre intanto l'orizzonte si allarga: se Lila rimane invischiata dal rione, pare sprecare il suo talento nel tentare di governarne le minacciose dinamiche, Elena riesce a tirarsene fuori e approda alla Normale di Pisa, ai circoli intellettuali, a un matrimonio altolocato, alla letteratura (Storia del nuovo cognome, e/o, 2012). La maturità ce le fa sembrare lontanissime, ormai assestate su binari divergenti: il Sessantotto di Elena è quello dei dibattiti, dei libri, delle lotte femministe, dell'amore libero; quello di Lila è fatto invece di lotte sindacali, umiliazioni, degrado, la camorra e la droga (Storia di chi fugge e chi resta, e/o, 2013). In questo quarto e ultimo volume i fili delle loro vite torneranno a intrecciarsi, o meglio a ingarbugliarsi: il riavvicinamento inatteso farà infatti venire al pettine i molti nodi del loro rapporto, le inquietanti simmetrie dei rispettivi destini ma anche le diverse fragilità, aspirazioni, paure. Intanto la storia macina i decenni, cinquant'anni per la precisione, e la narratrice Elena ce li racconta a modo suo, attraverso l'interferenza di prospettive a prima vista incompatibili: quella nazionale e "ufficiale", fatta di politica, terrorismo, accademie e salotti, e il suo riflesso straniante sul microcosmo del rione napoletano, dove la grande storia si frammenta e si incarna nelle singole esistenze dei vicini di casa, degli amici d'infanzia, di nemici e conoscenti. Ma chi si aspetta una chiusura in piena regola, un finale vero e proprio che completi il cerchio delle vite delle due protagoniste, delle vicende del rione, della narrazione-fiume che ci ha accompagnati per quattro anni, quattro volumi e quasi 1800 pagine, non potrà che restare deluso: il romanzo si chiude, certo, e il ciclo anche, ma la storia e il suo significato rimangono sospesi, indecidibili. La frustrazione delle attese è un meccanismo a cui i lettori di Ferrante si sono ormai abituati. Nella quadrilogia dell'Amica geniale sono molti i modelli e i generi di romanzo che vengono evocati, per poi trasgredirne clamorosamente le regole, l'impianto, il senso. L'amica geniale non è un romanzo di formazione: manca il punto d'arrivo, quello da cui valuti il percorso dell'eroe, o meglio di punti d'arrivo sembrano essercene di continuo (il matrimonio, la fuga da Napoli, il successo, l'amore realizzato, la maternità, il ritorno, e via di seguito), ma ciascuno di esso si rivela subito fittizio o provvisorio. Non è un romanzo sentimentale, visto che l'amore viene pesantemente demistificato; non è neppure un romanzo storico: la storia, quella ufficiale, non ha sufficientemente forza, non determina né spiega le vicende individuali, ciascuno dei personaggi anzi sembra esistere nel rifiuto di essere specchio del proprio tempo e del proprio ambiente. Non è un romanzo famigliare o generazionale: manca una coralità vera, e la stessa Elena combatte tutta la vita per sentirsi parte di qualcosa, senza mai riuscirci. Non è un romanzo "al femminile": certamente aggredisce i luoghi comuni e gli stereotipi di genere (primo tra tutti la quello della maternità), ma svaluta pesantemente anche i miti femministi (il governo del corpo, la forza liberatrice dell'eros, la solidarietà femminile, l'autorealizzazione). Infine, questo quarto romanzo fin dal titolo evoca anche la detective story, per poi svuotarla subito di ogni tensione e fascino. Ma allora che cos'è che afferra il lettore e lo trascina irresistibilmente dalla prima all'ultima pagina? Da dove scaturisce la potenza di una scrittura che ha sedotto legioni di lettori in Italia, in Europa e persino in America? È una domanda a cui è difficile rispondere; ma forse qualche indicazione possono darcela le discussioni tra Lila e Elena, che in questo quarto romanzo si fanno piuttosto frequenti, sul rapporto tra realtà e letteratura. Lila accusa Elena a più riprese di "fare letteratura", di vedere il mondo con gli occhi di una "letterata", ordinando, collegando e chiarendo tutto; mentre il mondo è confuso, precario, "smarginato": "Niente niente niente di cui si possa dire definitivamente: è così". E se Elena inizialmente fa resistenza, se vede anzi il proprio compito di scrittore come una lotta per ordinare il caos ("Io, per mestiere, devo incollare un fatto a un altro con le parole, e alla fine tutto deve sembrare coerente anche se non lo è"), pian piano ammetterà il velleitarismo di quella pretesa, e si arrenderà alla forza, all'onestà della visione di Lila. Come dinanzi al famigerato "quaderno rosso" dell'usuraia Solara, che nel suo elenco disordinato di cifre e nomi racchiude la vera storia del rione: "Mi resi conto in un lampo che la memoria era già letteratura e che forse Lila aveva ragione: il mio libro – che pure stava avendo tanto successo – era davvero brutto, e lo era perché ben organizzato, perché scritto con una cura ossessiva, perché non avevo saputo mimare la banalità scoordinata, antiestetica, illogica, sformata, delle cose". Ecco allora che in contrasto con un modello di narrazione ordinata, coerente, naturalmente dotata di senso, il modello di Elena insomma, viene delineandosi un "modello di Lila", ossia l'ideale di un realismo tormentato, coraggioso, onesto proprio nel dichiarare i propri limiti; ed è questo ideale che trasforma una trama ad altissimo potenziale romanzesco (ricca di eventi, personaggi, colpi di scena, conflitti e passioni violenti) in un racconto volutamente, esibitamente antiromanzesco. E all'improvviso sospettiamo che la vera figura della Ferrante-autrice nel testo non sia la ragionevole, conciliatrice Elena, ma l'impulsiva e perfida Lila, e che la sparizione, l'autoannullamento che apre il primo volume della quadrilogia e innesca il racconto sia una trasposizione di quello dell'autrice stessa, di quell'anonimato ostinato e così eloquente. Quindi non aspettatevi scioglimenti, consolazioni, chiusure liete o tragiche, non aspettatevi nessuna catarsi e nessun chiarimento definitivo. In questo senso, il romanzo è proprio come Lila: ti sembra di averla afferrata (e con lei la trama, la scrittura, il senso della vita che quella scrittura dovrebbe veicolare) e invece ti è già sfuggita di nuovo. Sino all'ultimo paragrafo, sino all'ultima riga: che anziché poggiare delicatamente l'ultima carta in cima al castello faticosamente costruito, lo butta giù da capo con una mossa maliziosa e geniale. Indimenticabile.   Simona Micali    


Finalista del Man Booker International Prize 2016.

Finalista Premio Strega 2015 - Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano

Forse il segreto del successo di Elena Ferrante è un semplice fatto emotivo: ciascuno di noi, leggendo i suoi romanzi, si convince di sapere chi è l’autore, chi si nasconda realmente dietro a questo nom de plume. Più si procede nella lettura, più ci si immerge nel magma delle parole, più ci si accorge che quel nome ci sta sfuggendo di un soffio. Forse, alla fine, Elena Ferrante non è semplicemente un nome fittizio dietro cui si nasconde chissà quale grande autore italiano, ma è l’ombra dietro cui si cela la nostra coscienza di lettori, tutti ossessionati dalla stesso male, la paura di lasciare tra le righe una parte di noi. Può essere il timore di cedere a tentazioni piccolo-borghesi, come succede a Lila, o la paura di ambirvi, come capita ad Elena, o semplicemente la consapevolezza di ciascuno di noi che, mentre accresce il suo livello di conoscenza delle cose, inevitabilmente, perde la sua innocenza. Mano a mano che Elena, la colta protagonista di questa storia, si emancipa, studia, frequenta gli ambienti accademici e letterari lasciandosi alle spalle Napoli, il rione, la camorra, la miseria e la violenza, perde l’innocenza, la capacità istintiva di mettersi in contatto con le persone, e alla fine, inesorabilmente, perde anche lei, Lila, la sua amica geniale.
Giunti al quarto e conclusivo volume della serie, diventa chiaro il filo conduttore al quale l’autrice vuole ricondurre tutta la vicenda. Le due amiche d’infanzia, Elena detta Lenù e Lina detta Lila, dopo una vita passata a lottare, ciascuna a suo modo, contro la grettezza di un rione che le considera delle mine vaganti, donne consapevoli, e contro l’arretratezza di famiglie trincerate dietro giudizi che spezzano in due, sono diventate adulte. Elena, che malgrado tutto ha avuto la possibilità di studiare e di laurearsi alla Scuola Normale di Pisa, è diventata una scrittrice con una certa fama. Ha sposato un intellettuale comunista, figlio di una nobile stirpe accademica, gli Airota, da cui ha avuto due figlie, ha frequentato gli ambienti sindacali e operai, ha scritto diversi interventi sulle pagine dell’Unità e si è fatta una certa fama di femminista impegnata nel sociale.
Alla fine del terzo volume, avevamo lasciato Elena intenta a sbaragliare tutta la sua vita. Per inseguire Nino, il suo amore di sempre, aveva lasciato il marito e la sua esistenza agiata a Firenze per rientrare a Napoli e vivere a pochi passi dalla sua amica geniale. Lila invece, da quel quartiere malfamato, non era uscita mai. Malgrado la sua intelligenza brillante, la sua capacità di arrivare al nucleo delle cose anni luce prima degli altri, non aveva avuto la possibilità di studiare, si era fermata alla quinta elementare ed era stata a sedici anni una giovane moglie e madre. La sua vita si era fermata sullo stradone, l’unico che collegava il rione alla città. Mentre Elena, durante le sue peregrinazioni, raccontava la vita nei suoi romanzi, Lila il romanzo lo viveva. Mentre Elena commentava e indagava le ragioni della rivoluzione sessuale e giovanile, Lila la provava sulla sua pelle. Tra le violenze continue e i soprusi dei fratelli Solara, che controllavano coi loro traffici il rione, Lila si era lentamente affermata, si era separata, aveva fatto la designer di moda, poi era fuggita e aveva iniziato un orrendo lavoro in fabbrica. Infine era riuscita, grazie alla sua intelligenza, a fondare una delle prime aziende di informatica in Italia, scoprendosi imprenditrice. Ma il progetto di Lila, quello di sostituirsi ai malavitosi locali con la sua azienda e con il suo carisma, non può attuarsi senza l’aiuto di Elena, che partecipa attivamente alla guerra per salvare il rione dalla camorra denunciando sui giornali crimini e connivenze, usando finalmente la sua influenza duramente conquistata. È l’ultima fase di un rapporto lungo una vita, l’età matura, gli anni Ottanta e Novanta, il periodo in cui le due amiche ritorneranno ad alimentare la loro particolarissima simbiosi. Anche le loro due figlie, le ultime arrivate, nasceranno e cresceranno insieme nel rione, come le loro madri da bambine. Sarà un periodo difficile eppure esaltante, prima che Lila scompaia improvvisamente, senza lasciare traccia, dal ricordo di tutti.
La quadrilogia dell’Amica geniale è un romanzo che non somiglia a nessun altro. È un libro che si può scrivere solo alla fine di una vita, di una “certa” vita, con il distacco necessario. La voce narrante del romanzo tocca delle vette altissime di complessità, la narrazione è sontuosa, i personaggi vividi come quelli delle favole noir, i sentimenti ingarbugliati, spesso insondabili, terribilmente veri. Un romanzo che ha in sé una forza ondivaga, ma anche un potente sostrato metaforico che lo inserisce all’interno della grande letteratura, proprio come hanno affermato a più riprese le grandi testate giornalistiche statunitensi, New York Times, Wall Street Journal, New Yorker che si sono espresse in maniera encomiastica nei confronti della nostra Elena Ferrante. Leggere tutta la sua opera significa cogliere il suo genio, ma anche il genio della cultura italiana, che si può contaminare, allontanare, perdere per qualche tempo, ma mai sparire davvero.