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Dettagli

2020
20 ottobre 2020
472 p., Rilegato
9788806233334

Descrizione

Vincitore del Premio Lattes Grinzane 2021
«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell'incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?» Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca piú efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un'indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull'istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.

«"La città dei vivi" insomma è finzione al suo meglio, un particolare tipo di finzione che soffia vita nei documenti del reale»Domenico Starnone, la Lettura – Corriere della Sera

«Nicola Lagioia ci regala un magnifico paesaggio di Roma in nero [...]: qui tutto è umano – questo mondo in cui i genitori non conoscono i figli, in cui un fresco amore romantico può basarsi sulla menzogna, in cui le ossessioni torbide funzionano con esatta geometria, questo mondo è il nostro mondo»Walter Siti, Domani

«È un conto che Lagioia decide di saldare innanzitutto con se stesso, con "il segreto" che si porta dietro [...] Che trasforma quell'omicidio in una dolorosa seduta analitica non solo per lui, ma per ciascuno di noi. Padre, fratello o figlio che sia»Carlo Bonini, la Repubblica

«Prima di iniziare a leggere, mi sono chiesta come avrebbe fatto Lagioia a raccontare una storia così atroce, ambigua, contorta senza soccombere sotto il peso della responsabilità [...] Era difficilissimo. E lui ci è riuscito»Antonella Lattanzi, tuttolibri – La Stampa

Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l'attenzione, sconvolgendo nel profondo l'opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l'omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l'intero mondo che li circonda. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall'inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d'assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.

Valutazioni e recensioni

4,6/5
Recensioni: 4/5
(108)

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Recensioni: 5/5

Sostanziale remake di "A sangue freddo" di Truman Capote con in meno Truman Capote, che non è poco. La peculiarità di Lagioia nel descrivere questo fatto di cronaca largamente inascrivibile ad alcuna della categorie del male utilitaristico che popola i nostri giorni è quella di rendere lo scenario perfetto di una Roma enorme, presuntuosa e come in decomposizione. Uno pensa che questo delitto, queste vittime e questi due stolidi carnefici siano una conseguenza di quello che quella città è diventata, o forse è sempre stata. Gadda nel "Pasticciaccio" non era arrivato forse, per altri rutilanti sentieri, alla stessa conclusione ? Quell'omicidio lì raccontato non era forse altrettanto gratuitamente efferato, rappresentato , come proiettato su una superficie indifferente e cinica, quella appunto della città che, a cose fatte, pretende giustizia ? Le possibilità psicologiche di comprensione dei due assassini , per quanti sforzi si facciano, sono nulle, o insoddisfacenti, nello stesso modo nel quale lo erano nel libro di Capote. E' come affacciarsi sull' orlo di un pozzo buio; dismessa l'umanità, anche quella minima di chi delinque, non resta che contemplare l'indicibile.

Recensioni: 5/5

Attribuisco le cinque stelle perchè il libro è scritto e concepito bene; perchè ha il merito di sottrarre alla cronaca un crimine che merita riflessioni che restino e infine perchè ci consegna una descrizione quasi apocalittica della città nostra Capitale, caput mundi finchè si vuole ma circonfusa da un sentore di decomposizione avanzata, molto più avanzata di quella lasciataci da Pasolini nelle sue opere (cioè a compimento di quella mutazione antropologica di cui questi due assassini possono essere prototipi 2.0). Ciò detto, però, l'operazione in sè ed il canovaccio narrativo sono palesemente derivati da "A sangue freddo" di Capote ovvero: come affidare alla riflessione, se si può, un crimine che esorbita da qualunque senso criminale riconoscibile. Niente di male nel trovare ispirazione in un'opera che si è guadagnata alta considerazione negli anni come quella di Capote, ma succede che poi si finisce al raffronto con un grande narratore come lui, e lì non se ne può uscire indenni. Lagioia non ne esce in effetti indenne, ma c'è un lavoro, sotto, e onestà per cui mi sento di raccomandare questo libro in ogni caso.

Recensioni: 5/5

Reportage giornalistico sulla scia del famosissimo Cold Blood di Capote, incentrato su un omicidio inquietante e morboso, con la scrittura delicata e curiosa di Lagioia. Due solitudini che si incontrano, il principe del jet-set gay romano, dalla vita apparentemente perfetta ma in realtà rotto dentro, e un ragazzo borghese, cafone arricchito, figlio sottostimato e senza particolari prospettive e sogni. Il loro incontro fa scoccare la scintilla di una miccia sepolta e culmina in un brutale weekend degli orrori. Morboso il giusto, il libro ti fa scendere nei meandri delle loro psiche malate, senza trascendere mai nella pornografia del dolore.

Recensioni: 5/5

La cronaca di una storia vera e tragica, dai fatti al processo. Una storia angosciante, giovani benestanti che compiono cose atroci. Una Roma in rovina, l'apparenza è ciò che conta, tutto ha un prezzo.