Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt’altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all’improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico.
«La voce rabbiosa, torrenziale di questa autrice è qualcosa di raro» - The New York Times
«Ho letto questo romanzo in un giorno, obbligandomi a prendere respiro come fa un nuotatore. I giorni dell’abbandono è stellare» - Alice Sebold, autrice di "Amabili resti"
Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall’umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una alienata e intermittente percezione di sé. Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dell’esperienza femminile.Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Il delirio in cui precipita una donna abbandonata dal marito, una deformazione della realtà che mi ha ricordato la metamorfosi di Kafka, ma rappresentata con un accanimento fine a se stesso, tanto da cadere nel virtuosismo. Nel complesso un romanzo claustrofobico, una storia chiusa non tra mura di mattoni, ma nell’ossessione dell’abbandono, con una protagonista autoreferenziale, piena del proprio ego, rissosa e vendicativa, non un personaggio piacevole, così come non è piacevole tutta la lettura del libro.
Il delirio in cui precipita una donna abbandonata dal marito, una deformazione della realtà che mi ha ricordato la metamorfosi di Kafka, ma rappresentata con un accanimento fine a se stesso, tanto da cadere nel virtuosismo. Nel complesso un romanzo claustrofobico, una storia chiusa non tra mura di mattoni, ma nell’ossessione dell’abbandono, con una protagonista autoreferenziale, piena del proprio ego, rissosa e vendicativa, non un personaggio piacevole, così come non è piacevole tutta la lettura del libro.
Il libro descrive con linguaggio crudo, fluente, profondo e anche delirante, la profonda crisi ansioso-depressiva cui va incontro la protagonista dopo l'abbandono del marito e il disfacimento di una vita intera in cui tutto quello che lei aveva pensato sul marito, sulla sua famiglia ma anche su se stessa va in frantumi. Una scrittura molto intensa, un delirio ansioso-depressivo che mi ha fatto fare molte pause durante la lettura, di certo coinvolgente. Sono rimasta positivamente impressionata dalla profonda capacità introspettiva e dal linguaggio crudo con cui vengono rappresentate alcune verità, non edulcorate, e dal simbolismo dello specchio attraverso il quale la protagonista riesce a ricostruire la propria integrità dopo che la sua personalità, alla stregua del mondo che conosceva, va in frantumi.
La scrittura di Ferrante lascia sempre incollati alle pagine, è una garanzia, ma in quest'opera sembra piu acerba rispetto alla saga dell'amica geniale. La parte centrale mi è sembrata ripetitiva e stagnante, infatti ho raggiunto un momento di stallo durante la lettura e il finale mi è sembrato banale. In ogni caso Elena Ferrante riesce come sempre a descrivere i sentimenti umani in modo incredibilmente vero, crudo, diretto. Nostante le perplessità lo consiglio.