Il minimalismo come stile di vita è una pratica contemporanea che promuove la riduzione volontaria dei beni materiali e delle attività superflue. Si diffonde dagli anni Duemila, intrecciando consumo critico, riordino domestico e sostenibilità.
Le pubblicazioni sul minimalismo propongono metodi operativi di decluttering e riordino, spesso associati al metodo KonMari di Marie Kondo, sistematizzato nel 2011. Sono presenti studi che analizzano l’impatto sui modelli di consumo e sulle abitudini familiari, includendo riflessioni su finanza personale, gestione del tempo e organizzazione dello spazio domestico. Interessa chi desidera ridurre l’accumulo e migliorare la qualità della vita, ma anche a educatori finanziari e consulenti di organizzazione domestica.
Autori come Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus hanno contribuito alla diffusione del movimento attraverso libri e progetti editoriali. Il documentario Minimalism distribuito su Netflix nel 2016 ha ampliato la visibilità internazionale del fenomeno. In parallelo, l’attenzione alla sostenibilità promossa dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 ha rafforzato l’interesse per stili di vita a basso impatto. Sono approfonditi il legame tra ordine materiale e benessere psicologico, utilizzando concetti come carico cognitivo e decision fatigue. Altri testi si concentrano su downsizing abitativo, capsule wardrobe e consumo responsabile, con analisi delle pratiche di economia circolare. Termini come decluttering, sobrietà volontaria e essentialism orientano la ricerca interna e l’esplorazione tematica.