Traduttore: V. Vega
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 15 gennaio 2015
Pagine: 252 p., Brossura
  • EAN: 9788845278709

22° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione

"È la sottomissione. L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta"

Il discusso romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese che sta alimentando il dibattito sulla tolleranza religiosa dentro e fuori i confini del suo Paese. Una lettura necessaria per comprendere le ragioni della sua visione del futuro, ma anche le numerose critiche che sta suscitando.

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Recensioni dei clienti

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    Maria

    10/01/2019 10:44:22

    Dell’ Houellebecq scrittore, l’unica cosa che valuto in maniera positiva dei suoi libri da me letti, sono i titoli. Già qui è possibile chiamare in causa i guru del marketing editoriale. Il problema vero sorge pero quando ci si rende conto che la capacità visionaria di Houellebecq è assai modesta. Anche ammettendo che un giorno un tale dal nome di Muhammad Ben Abbas possa permettersi di fare le scarpe a Hollande e altri politici e politicanti francesi, le rappresentazioni della discesa degli islamisti dello scandalosissimo Houellebecq, sono prive di pathos letterario, elemento totalmente offuscato, anzi, dall’eccessiva aderenza al reale marchio di fabbrica del nostro, che elargisce al lettore dettagli inutili e stucchevoli quali le sue marche predilette di formaggio, i suoi siti porno preferiti, i supermercati in cui fa la spesa. Un qualsiasi fedele musulmano dotato di senno dovrebbe seppellire l’eco di molte delle pagine del romanzo con una sonora risata. Semmai qualcuno avesse diritto di imprecare, quelle potrebbero essere le lettrici donne. In “Sottomissione” – così come accedeva nel tremendo “La possibilità di un’ isola”- Houellebecq va oltre il sessismo, ammantando il carattere del suo pedante eroe di un razzismo di genere tanto a buon mercato quanto irritante, con un compiacimento non giustificabile da quelle che sono le esigenze narrative. Esigenze narrative che per Houellebecq sono sempre le stesse: nichilismo, assenza totale di speranza, decadenza, condite con ripetute concessioni al cattivo gusto nel nome del “realismo”. Il difetto della scrittura di Houellebcq è proprio questo: l’assenza di filtri capaci di dare un’interpretazione nuova del reale e originare quel piccolo miracolo che si chiama letteratura. Qualora il nostro decidesse di usarne uno, di filtro, potrebbe ricorrere all’ironia, arma utile in una realtà come la nostra, dote preziosa di cui questo pessimo personaggio assurto a scrittore è totalmente privo.

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    Luca

    28/12/2018 05:40:11

    Buon libro, ma sinceramente mi aspettavo molto di più dopo il battage pubblicitario che ne accompagnò l'uscita. Grande merito far conoscere Huysmans al grande pubblico.

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    ninonux

    14/09/2018 08:26:17

    Houellbecq in grande spolvero: islamofobia, misoginia, sesso a go-go in un racconto fantapolitico molto (poco) distopico che descrive un mondo sempre più in disarmo e in via di disgregazione. Lo stile è come sempre avvolgente e coinvolgente, non ricordo i momenti di noia denunciati in qualche altro commento. Non sempre si può essere d'accordo con certe prese di posizione nettissime e fortemente provocatorie, certe divagazioni lasciano interdetti e creano sconcerto, ma lo stile è troppo accattivante e disperatamente border-line per riuscire a staccarsi dalla lettura...

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    enrico

    13/07/2018 15:15:42

    Un'idea eccezionale. Azzeccatissima. Il ministero della pubblica istruzione come cavallo di Troia per invadere l'occidente è davvero una trovata che da sola vale più di cento altri libri deprimenti e politicamente corretti che vengono spinti come opere letterarie ma che null'altro sono che propaganducola benpensante. La narrazione a volte si incarta su se stessa o scade un po' nel pornografico ma cari signori, quanti di noi maschietti hanno vissuto storie del genere senza pensare di fare qualcosa di pornografico, anzi, beandosi dell'accaduto? Il problema semmai è un altro e cioè che Houellebecq descrive situazioni assolutamente credibili e per quanto riguarda il rapporto con l'Islam ci ha visto giusto. E' per questo che non piace.

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    t.a.

    08/07/2018 12:57:05

    La storia è ben congegnata, non c'è dubbio. E in sintonia con la paura diffusa in Occidente verso l'Islam. Per cui meriterebbe il massimo dei voti. Ma mi sento di dire che manca assolutamente lo stile, che almeno nella traduzione italiana è del tutto piatto.

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    Nika

    29/06/2018 12:55:59

    Premetto che é il mio primo assaggio di quest'autore cosí celebrato, anche in Germania riscuote tantissimo successo. La mia impressione? Deludente, scontato e se mi é permesso, anche un po' furbo: mi sa di una strategia molto razionale, in cui si é scelto un tema che fa scalpore condendolo con vari luoghi comuni e mirando cosí a convincere un pubblico poco eletto. E, a quanto sembra, questa trovata gli é riuscita. Non mi é piaciuto, nonostante questo peró si lascia leggere, per cui lascio 2 stelle. Riproveró con un altro romanzo, giusto per capire se si tratta di un caso isolato o se é proprio l'autore a non convincermi.

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    n.d.

    04/05/2018 11:17:48

    Non troppo inverosimile, fa riflettere su possibili scenari futuri.

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    Antonio

    18/11/2017 13:02:31

    L'autore descrive il declino del mondo occidentale ponendolo a confronto con la forza primigenia dell'avanzante mondo islamico. Il protagonista, consapevole spettatore del declino del suo mondo ma al contempo incapace di opporvisi, si renderà paradossalmente conto che la religione islamica è l'unico rimedio al vuoto morale generato dall'espulsione del sacro perpetuata nei paesi occidentali. Critica feroce dei non valori della nostra società, della nostra debolezza, questo libro seppur non stilisticamente perfetto merita un'attenta lettura volta a cogliere gli importanti spunti di riflessione che Houellebecq ci pone. Interessante poi il costante riferimento a Huysmans, anch'egli critico implacabile della società del suo tempo.

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    cristina

    20/10/2017 09:39:03

    Per terminarlo ho dovuto saltare parecchie pagine e passaggi di una noia estrema, di quasi totale incomprensione o puro disinteresse. In effetti è difficile immedesimarsi sia nelle tematiche politiche, religiose e letterarie, che nel personaggio, un maschio sopraffinamente volgare, misogino e patetico. Non capisco nemmeno io come possa essere stato definito un caso letterario.

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    Jessica

    25/09/2017 18:00:44

    Prima esperienza con Houellebecq, ma non ultima poiché sono masochista e voglio capirci di più su questo autore osannato e amato da alcuni, disprezzato e deriso da altri. Stile pessimo a mio gusto, uso indisciplinato e irritante della virgola, periodi disordinati e privi di gusto. Non mi lascia niente questa lettura, se non la concezione dell'uomo houellebecquiano: disposto a dare in pasto ad una cultura di cui non gli importa nulla (quella islamica) i valori delle democrazie occidentali pur di avere un po' di figa (consentitemi il rimando aulico alla recensione di Rolling Stone).

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    n.d.

    20/07/2017 12:26:53

    Fantapolitica francese che ha del divinatorio. Anche molto divertente, fa riflettere sulle possibili conseguenze di una eccessiva accondiscendenza verso l'islam a fronte della crisi di valori dell'Europa.

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    n.d.

    20/07/2017 12:26:53

    Fantapolitica francese che ha del divinatorio. Anche molto divertente, fa riflettere sulle possibili conseguenze di una eccessiva accondiscendenza verso l'islam a fronte della crisi di valori dell'Europa.

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    Biagio

    06/04/2017 05:47:58

    Un libro che non aggiunge assolutamente niente al dibattito sul tema. la narrazione è macchinosa e l'autore deve appigliarsi a soluzioni curiose per non descrivere un cambiamento civile del quale evidentemente non conosce niente; all'infuori della sua individualità è chiara la difficoltà dell'immaginare la società civile. faccio sempre fatica a terminare un libro che sembra un "appiccicaticcio" di pensieri e opinioni personali. FASTIDIOSAMENTE INUTILE

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    Il motivo per cui Houllebecq non piace è che è sincero. Non è più possibile neppure dire visionario. Il suo libro diventa una disperata e solitaria visione dalla finestra di qualcosa che cambia velocemente e violentemente e non vuole a sua volta essere cambiato. Questo libro è illuminante e ne consiglio la lettura a tutti.

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    AdrianaT.

    26/09/2016 09:24:00

    Letta attentamente la prima metà; la seconda distrattamente per il notevole calo di tensione narrativa. Teoria affascinante: uno stato islamizzato al centro dell'Europa con il conseguente adattamento della popolazione. Già, forse un mite e relativamente pacifico adattamento, più che una sottomissione vera e propria; un reset sociale quasi spontaneo. Gli ebrei spariscono e le donne si fanno da parte, entrambi più o meno di loro sponte; rimangono gli uomini, facilmente convertibili, che accondiscendono, si accontentano e ne godono senza niente da rimpiangere.

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    andrea trieste

    06/09/2016 16:24:34

    Pessimo. Non comprendo come si possa spacciare per caso letterario un simile ammasso di pornografia inutile e di pochezza politica. Le teorie sull'Islam che vengono descritte non sono originali. Il protagonista è incolore e non suggerisce immedesimazione. I richiami ad Huysmans non agevolano chi lo ha letto, figuriamoci chi non lo conosca. In sintesi, un libro del tutto evitabile.

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    Subhaga Gaetano Failla

    25/06/2016 10:01:45

    "Sottomissione" è un libro sulla solitudine. L'espediente narrativo per evidenziare tale stato è l'invenzione d'una catastrofe, la fine di un mondo. La penna di Houellebecq è acuminata e chirurgica; gli sbalzi d'umore sono orchestrati con la maestria del grande autore e i dettagli minuziosi della vita quotidiana descritti con crudele esattezza. Un libro che nasconde abilmente una reale compassione verso il fenomeno uomo.

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    Sophie de Mathieu

    14/11/2015 03:24:39

    Più che a Michel Houellebecq, bisognerebbe dare 5 stelle al Sig. Francesco, che non conosco e che recensisce questo "quasi romanzo", come amo definirlo, prima di me. Credo sia l'unico ad aver centrato il problema e ad aver capito il significato profondo del libro. Sinceramente, è l'unica seria ed argomentata recensione che io abbia letto. Non mi ha particolarmente entusiasmato, e le scene di sesso sono quanto di meno credibile e inutile sia stato prodotto in France dal dopoguerra in poi, ma il nostro Michel non l'ha mai fatto né con me né con il mio gruppo di lettura. Mi adeguo alle stellette del Sig. Francesco facendo i complimenti a lui e non al nostro scrittore. Cosa difficilissima da fare, in questa notte insonne, in cui Parigi brucia e il suo libro, sull'onda dell'emozione, avrà sicuramenente 5 stelle da tutti. Ma non le merita, nonostante il dolore e le lacrime di questa notte. Merci.

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    Francesco

    01/11/2015 18:28:27

    Quanto fumo negli occhi getti quest'opera in un lettore superficiale che pensa che il libro sia soltanto un'iniziativa editoriale a vantaggio dello scrittore,nata sull'onda emotiva dei recenti fatti avvenuti in Francia,è un dato da cui non si può prescindere se si ha di fronte l'immagine del sorriso sardonico di Houellbecq, che ipotizzo gli si stampi sul volto ogni volta che,consultando i commenti all'opera, egli si accorge, con ogni probabilità,di essere stato travisato.I più credono che "Sottomissione" sia un atto di accusa alla decadenza del mondo occidentale,e ancor più banalmente una critica all'Islam.In realtà Sottomissione è un'opera molto personale,e questo è evidente già da quando,a proposito di Huysmans,Houllbecq afferma che qualsiasi scrittore vuole sempre raccontare di sé.Sarebbe quindi mistificatorio,pensare che Sottomissione sia qualcosa di diverso da ciò che notoriamente fa parte dell'arcipelago Houllbecq,ossia pessimismo,apatia e mancanza di stimoli,soprattutto intellettuali,e ancora più mistificatorio sarebbe credere che l'autore denunci,attraverso lo spauracchio dell'Islam, una minaccia al mondo Occidentale. Per Houlbecq la minaccia non esiste,perché l'umanità è già essa stessa condannata a priori,e qualsiasi tentativo di riscattarsi da questo stato,è pura presunzione.Significativo che quasi alla fine del libro venga fatto un confronto tra le diverse idee del mondo che appartengo al buddhismo,al cristianesimo e all'Islam:per il buddhismo,il mondo è inadeguatezza,sofferenza;per il cristianesimo Satana ne è il principe;solo l'Islam accetta il mondo così com'è.E ovviamente Houllbecq fa sua la terza di queste visioni,cioè quella che collima con la sua particolare visione della vita.Ma questo non significa che egli aderisca all'Islam;piuttosto,in maniera tutt'altro che entusiastica,fa sì che sia l'Islam ad aderire alla sua pellaccia di nichilista inveterato,offrendo l'ennesimo travestimento al suo disincanto nei confronti della storia

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    CIRO D'ONOFRIO

    24/08/2015 23:25:05

    Un romanzo controverso:a tratti molto noioso a tratti interessante,provocatorio forse profetico. Buona la scrittura che racconta della crisi intellettuale e morale che vive quest'uomo di mezza età,noiosissime le pagine che raccontano la formazione intellettuale di quest'uomo e la sua esegesi. Molto moderno, provocatorio e di feroce acume l'analisi impietosa di un'Europa piegata su se stessa, svuotata della sua missione,che smarrisce il suo ruolo di faro culturale e soprattutto politico diventando terra di garbata ma inequivocabile conquista.Sarà profezia?

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  Dopo aver letto A'rebours, Barbey D'Aurevilly scrisse che al suo autore restava solo da scegliere fra il suicidio e la conversione. Joris-Karl Huysmans, che si convertì in effetti al cattolicesimo nel 1892, è l'unico oggetto di studi di François, il docente universitario protagonista dell'ultimo romanzo di Houellebecq, Sottomissione e al contempo una sorta di suo doppio spirituale, a lui legato da una complessa rete di corrispondenze. Ed è l'intera civiltà occidentale, per l'autore, a trovarsi di fronte a un dilemma simile. Ma si tratta di una reale alternativa? La "sottomissione" del titolo si riferisce alla democratica presa del potere, nella Francia del 2022, a colmare un vuoto insieme ideale e politico, da parte di un partito islamico moderato e alla relativa conversione del protagonista all'islam (che in arabo significa appunto "sottomissione" o "abbandono totale di sé a Dio"). Ne consegue un pacifico, graduale, ma inesorabile ritorno a un modello sociale patriarcale e poligamico, la fine della parità fra i sessi, la progressiva islamizzazione dell'insegnamento, il volontario esodo degli ebrei francesi. La rinuncia, insomma, a tutti i valori ereditati dai Lumi, quelli che in Francia si chiamano valeurs républicaines, e quindi l'autodistruzione di una civiltà che, anomica, abulica, vuota di senso come il protagonista, accetta di rinunciare, con indifferenza e quasi con voluttà, a tutto ciò che ne costituisce la specificità dalla fine del XVIII secolo. Nessuna islamofobia, nonostante le semplificazioni mediatiche, nel romanzo; nessuna descrizione di una religione violenta, che decapita o lapida gli infedeli; l'islam moderato e sornione che si afferma alla fine (e di cui Houllebecq sottolinea giustamente le affinità ideologiche con la destra tradizionalista europea, che lo combatte, ma ne condivide l'avversione ai valori della modernità) prende, per così dire, per stanchezza un Occidente disilluso ed estenuato, come fece il cristianesimo alla fine del mondo antico. Lo sguardo dell'io narrante (e dell'autore) su quanto accade è quello proprio di un perfetto rappresentante di tale civiltà declinante: indifferente, passivo, per nulla ostile, anzi, sostanzialmente lieto di aderire a un credo e di sbarazzarsi della libertà vuota e senza fini che era la sua; al massimo sorpreso che la storia sia ancora in movimento (assuefatto com'è alla stagnazione della sua vita e della società in cui è cresciuto) e incapace di concepire altro modo per accedervi che non sia, appunto, quello di una "sottomissione". La libertà stanca, specie quella vacua del consumismo moderno, e il romanzo si chiude con la certezza di François che non avrebbe avuto, dopo la sua conversione, "niente da rimpiangere". A essere sottoposta a dura critica non è certo l'islam, ma la società nata dalla rivoluzione: priva di trascendenza, incapace di darsi un ubi consistam e di autoperpetuarsi, a causa della dissoluzione del modello famigliare tradizionale (vera ossessione dell'autore), è, secondo Houellebecq, destinata a soccombere al confronto con modelli sociali più organici e a rimanere una parentesi di breve durata nella storia dell'umanità. Chi conosce Houellebecq non si stupirà troppo: l'interesse principale di tutta la sua opera è costituito dallo sguardo, gelido e impietoso fino alla morbosità, che porta sulla società occidentale, atomizzata e consumistica, individualistica e rassegnata, sul suo nichilismo, la solitudine disperata dei suoi membri, la burocrazia soffocante e impersonale, il ruolo consolatorio del sesso, descritto spesso sotto una luce assai squallida (e la voluttà nel ritrarre ciò che del mondo moderno lo disgusta è molto affine a quella di Huysmans). In Sottomissione, è particolarmente spietata la descrizione dell'ambiente accademico e culturale: quello che dovrebbe essere il baluardo e lo strumento di diffusione dei valori democratici è rappresentato come un universo angusto, autoreferenziale, animato solo da piccoli interessi e beghe meschine. La riflessione sul nichilismo (qui particolarmente presente, anche attraverso il confronto con Nietzsche) e il lucido disincanto possono ricordare i romanzi francesi della fine degli anni trenta: l'anti-umanesimo dichiarato di François non sembra così distante da quello di Roquentin nella Nausea. Ma i personaggi di Houllebecq non hanno nessuna velleità di critica filosofica, nessuna consolazione dall'arte né la disperata ma sensualissima vitalità di un Meursault: non conoscono la rivolta, ma solo un'apatica rassegnazione. Lo stile freddo e anodino tipico di Houellebecq trova, in Sottomissione, una disinvoltura e un ritmo che catturano il lettore, anche se a volte rischiano la facilità e un certo manierismo. Soprattutto, sul piano narrativo, all'interesse e alla densità delle parti che hanno al centro l'interiorità e la visione del mondo del protagonista (particolarmente riuscite quelle su Huysmans, sui poeti a lui contemporanei e sulla civiltà cristiana medievale) si contrappone la debolezza di quelle propriamente romanzesche, funzionali al procedere degli eventi, ma attraverso personaggi di scarsa consistenza e dialoghi spesso troppo didascalici, che ruotano sempre, con diverse sfumature, attorno alle stesse idee di fondo sul tramonto dell'Occidente o tratteggiano scenari internazionali un po' semplicistici. Insomma, se Houllebecq è ampiamente in grado di proporci uno sguardo originale sul reale, lo è meno di fornircene un'adeguata elaborazione intellettuale; e il genere del conte philosophique, o del racconto di idee in forma di apologo, alla France o alla Sciascia, cui sembra a volte volersi rifare, richiederebbe un brio e una curiosità intellettuale che la stessa profondità della sua desolazione, pur concedendogli alcuni passaggi amaramente sarcastici di indubbia efficacia, gli preclude. È però notevole la capacità di rendere verosimile un avvenire il cui prodursi è pur descritto in modo così meccanico e piatto; questo perché è efficace il ritratto del nostro stato psicologico presente e quindi del misto di stupore e indifferenza con cui l'individuo medio prenderebbe atto, in una situazione affine a quella del protagonista, che la società in cui vive, che è abituato a considerare tanto desolante quanto immutabile, il solo orizzonte possibile, è comunque ancora sottoposta al divenire storico e può conoscere dei mutamenti epocali paragonabili a quelli attraversati dalle civiltà del passato. Chi non è disposto a gettare così a cuor leggero le conquiste illuministiche fra i rifiuti della storia, non potrà che sperare che la nostra civiltà abbia di fronte altre forme di cambiamento per uscire dalla sua crisi attuale. Ma, come già altri grandi reazionari, Houllebecq ci mette davanti uno specchio della società in cui viviamo e del nostro paesaggio mentale e culturale da cui sarebbe un errore distogliere lo sguardo.  

Recensione di Andrea Bianchi

 


Francia, 2022. Alle elezioni presidenziali la destra di Marine Le Pen viene sconfitta da Mohamed Ben Abbes. Sarà il primo presidente musulmano.
Insomma: a parte la coincidenza malaugurata di essere apparso nella librerie francesi la mattina del massacro; e a parte i giorni del terrore, delle matite in piazza, degli hashtag in Rete, della precipitosa messa in salvo dei valori europei, bisognerà leggerlo davvero, adesso, questo nuovo Houellebecq?
Sì e no. Ai fan della prima ora basterà il primo capitolo e mezzo, dove lo scrittore si applica alla costruzione del personaggio: François, 44 anni, celibe, professore all’Università Paris III ed esperto di Huysmans il decadente. Maschio intellettuale europeo di mezza età animato da poche passioni tristi: la figa, l’alcol, le sigarette, i piatti da scaldare al microonde, la musica di Nick Drake. “Un personaggio di macho grunge potrebbe avere più credibilità – lo sfotte la giovane fidanzata Myriam – ma tu non ami gli ZZTop, hai sempre preferito Nick Drake”. Non a caso, dal momento che l’invecchiamento delle coetanee e la prevedibilità delle studentesse generose e scopabili lo portano a vagheggiare apertamente la fine della vita amorosa e il suicidio. O in alternativa, come momentaneo ripiego, corsi di enologia, collezioni di modellini d’aereoplani, escursioni sportive, iscrizione a Meetic.
Nei suoi primi romanzi Houllebecq aveva immaginato mutazioni genetiche da film di serie Z come soluzione radicale all’infelicità umana. Invece la salvezza di François – non la felicità, quella no – verrà dalla politica. “Ho sempre amato la sera delle elezioni presidenziali, a parte la finale della coppa del mondo di calcio, è il mio programma televisivo preferito”, dirà. E si consegnerà alla catena di eventi che immaginano la vittoria del candidato di un partito musulmano alle elezioni francesi del 2022 col sostegno di quel che resta degli altri partiti, in funzione anti-lepenista. Tutti veri i nomi (meno uno, quello del nuovo presidente Mohamed Ben Abbas), plausibili le circostanze, ingegnosa la trasformazione della società francese in una repubblica islamica soft stile emirato arabo: poca sharia e niente jihad, donne velate e a casa con relativi benefici per l’occupazione e l’economia.
La scrittura di Houellebecq è sempre la stessa: un misto di Gainsbourg e Jacques Tati. Esotismo parigino, ai nostri occhi distratti. E sempre in bilico tra cinismo, alcolismo, deriva cochon. Agli houellebecquiani dell’ultima ora, se onesti, resterà indigesta e priva di ogni vera utilità polemica questa satira di stile volterriano, senza buoni né cattivi, esageratamente ironica per peccare (come qualcuno l’ha accusata) di simpatie lepeniste. È una prosa appesantita, semmai, dai molti inevitabili “spiegoni” messi in bocca a personaggi casuali e sballati come un agente segreto in pensione e la sua moglie anziana, specialista di Balzac.
Si immagina che tra meno di 10 anni dei partiti confessionali musulmani domineranno la scena politica europea. Che lo facciano in maniera democratica, al netto di qualche scontro in banlieue e dell’aumento dell’emigrazione degli ebrei francesi in Israele (è quel che capita alla bella e fatale Myriam). Si immagina che il centro-destra e il centro-sinistra – muto come l’ultimo presidente François Hollande e “paralizzato dall’antirazzismo” – scompaiano per sempre, insieme alle coordinate del dibattito politico-culturale degli ultimi 70 anni. Lo shock sembra sincero, la malinconia da anziani rottamati pure.
Se la cavano solo i cinesi
Via dunque a nuove idee vecchie, grossolane e conservatrici sul ruolo della famiglia, al divieto di provocanti gonne corte, all’obbligo di velo, alla poligamia e all’halal (“una specie di bio, ma meglio”). In questo mondo il maschio europeo potrà comunque riprodurre lo squallore della sua vita: in cerca di siti di puttane online, il protagonista troverà il modo di avvertirci che “il nuovo regime islamico non ha turbato il loro funzionamento”. Sceglierà Nadiabeurette, una musulmana (“tenuto conto delle circostanze politiche globali”). E prima della conversione all’Islam – necessaria per continuare a lavorare all’università ora finanziata dai petrodollari arabi – si affretterà a chiedere al suo nuovo mentore Renard, ex professore che si è dato alla politica e vive con due mogli, in cosa consista esattamente questa poligamia e a quante donne nel caso lui avrà diritto.
Il romanzo finisce bene. Cioè, male. Come il suo oggetto di studio (lo scrittore Huysmans, che si convertì al cattolicesimo dopo “un lungo e fastidioso periodo modernista”), François abbraccerà l’Islam per ritrovare, come Huysmans, la tranquillità borghese che la vita gli ha negato. Gli intellettuali francesi “non sono responsabili, non è nella loro natura” (fa dire Houellebecq al suo protagonista). Pensano a una cosa soltanto. Anzi, due: la conversione porterà a François uno stipendio da 10 mila euro al mese. Dirà ancora Renard: “La felicità umana risiede nella sottomissione assoluta. C’è un rapporto tra sottomissione della donna all’uomo com’è descritta in Histoire d’O e la sottomissione dell’uomo a Dio, come la immagina l’Islam”. E così il titolo del romanzo è spiegato. Spiegate le sue ossessioni: sesso, bollettini metereologici, microonde, cristianesimo medievale.
Ma poi questo François, che vive in una delle torri del quartiere olimpico di Parigi, Chinatown, tra un centro commerciale di prodotti cinesi e una sfilza di ristoranti vietnamiti (la circostanza biografica è che anche Houllebecq vive da quelle parti, dopo un lungo periodo di esilio dalla città) ha pensieri come: “Niente, neppure un regime musulmano, sembrava poter fermare la loro incessante attività (dei cinesi, ndr). Il proselitismo islamico si sarebbe probabilmente dissolto senza lasciare traccia nell’oceano di questa immensa civiltà”. Sarà difficile farne un militante della nuova destra europea. Soumission è una satira triste sulla mezza età dei maschi, sui motivi per resistere all’idea del suicidio, e immaginare una seconda vita nella disperazione dell’invecchiare. Un romanzo fondamentalmente “cinese”, sull’anestetizzarsi dei sensi e delle passioni. Voto 2/5

Recensione di Alberto Piccinini