La storia della musica jazz ripercorre lo sviluppo del genere musicale a partire dal periodo tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento nelle comunità afroamericane di New Orleans. Dalla scena locale il jazz si è trasformato in un linguaggio globale, influenzando musica colta, cultura urbana e industria discografica.
La produzione editoriale intreccia intenti storici, culturali e istituzionali. Alcuni titoli ricostruiscono le radici del jazz nel ragtime e nel blues, il ruolo di Storyville e le prime incisioni della Original Dixieland Jass Band nel 1917. Una parte dei volumi analizza l’età dello swing negli anni Trenta, con Duke Ellington e Count Basie, fino alla svolta del bebop negli anni Quaranta attorno a Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Sono presenti studi sulle big band, sulle etichette come Blue Note Records e sull’impatto delle radio nazionali e della Columbia Records nella diffusione del genere. Interessa a chi cerca saggi dedicati alla musicologia afroamericana e alla storia sociale degli Stati Uniti.
Le ricerche attraversano etnomusicologia, studi culturali e storia delle migrazioni interne statunitensi. Il concerto del 1938 di Benny Goodman alla Carnegie Hall è spesso indicato come momento di legittimazione istituzionale del jazz. Nel 1987 il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto il jazz come “tesoro nazionale”, rafforzandone lo statuto culturale. Il Newport Jazz Festival, fondato nel 1954, rappresenta un osservatorio privilegiato sull’evoluzione stilistica.
Altri titoli approfondiscono il jazz modale di Miles Davis e le sperimentazioni del free jazz di Ornette Coleman negli anni Sessanta. Si analizzano l'improvvisazione, gli standard e la contaminazione con rock e musica latina. Termini come hard bop, cool jazz e fusion orientano ricerche mirate.