La sostenibilità è un principio di sviluppo che mira a soddisfare i bisogni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Si afferma nel dibattito internazionale a partire dagli anni Ottanta.
La sostenibilità viene trattata come paradigma interdisciplinare che integra economia, ambiente e coesione sociale. Una parte dei volumi ricostruisce l’evoluzione concettuale a partire dal Rapporto Brundtland del 1987, elaborato dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite, fino all’Agenda 2030 approvata dall’ONU nel 2015. Alcuni titoli approfondiscono la dimensione istituzionale, analizzando il ruolo di organismi come l’Unione Europea e l’OCSE nella definizione di strategie climatiche, tassonomie verdi e criteri ESG, utilizzati nei mercati finanziari. In questo ambito si analizzano rating, disclosure e accountability. Sono presenti studi economici che esaminano transizione energetica, finanza sostenibile e responsabilità sociale d’impresa, con attenzione ai modelli di governance aziendale e agli standard di rendicontazione non finanziaria. Interessa a chi cerca saggi dedicati a politiche ambientali, sviluppo sostenibile e innovazione industriale, ma anche a chi vuole comprendere l’impatto normativo sugli enti pubblici e sulle imprese.
La sostenibilità dialoga con ecologia politica, economia dello sviluppo e diritto ambientale. L’Accordo di Parigi del 2015 rappresenta un passaggio chiave nella cooperazione climatica internazionale. La Commissione europea ha introdotto la Tassonomia UE per orientare gli investimenti verso attività considerate sostenibili. Un’altra traiettoria approfondisce la dimensione urbana, con riferimento alle smart city e alla pianificazione territoriale resiliente. Termini come “transizione ecologica”, “economia circolare” e “neutralità climatica” funzionano come parole chiave nella ricerca.