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Lettura fondamentale per la conoscenza di Emilio Lussu insieme agli altri due libri del trittico “Un anno sull’altipiano” e “Marcia su Roma e dintorni”
Il volume si compone di due parti: la prima quella costituente il vero scritto di Lusso e la seconda riguardante una spiegazione del contesto dell'opera, della vita dell'autore e con brevi biografie delle persone citate da Lussu. Evidente è il pensiero del politico sardo: tutta l'opera non concede spazi ad autocelebrazioni o elogi (nemmeno per la fuga rarissima dal confino), ma è incentrata su come gli antifascisti dovrebbero reagire al regime con spinte ideali che devono essere adottate quando lo stesso perirà. L'intero libro permette inoltre di capire come lo squadrismo si sia affermato, quali sono gli strumenti usati dal fascismo per restare al potere e anche di venire a conoscenza di uomini che, nell'anonimato della storia, hanno resistito con piccoli gesti che sono costati anni di carcere (o confino) o addirittura la vita.
Diario in prima persona del confino politico subito da Lussu. Quando leggi o ascolti gli storici della politica nazionale del secolo scorso senti citare che tra i provvedimenti restrittivi del ventennio veniva adottato il confino politico nelle isole sperdute nel Mediterraneo. Non era solamente un allontanamento forzato dagli affetti e dalla fonte di sostentamento. Lussu cancella la fantasia di una vacanza imposta e la sostituisce con la cruda realtà che penalizzava non solo il dissidente ma tutta la famiglia nel senso più ampio. La restrizione della libertà si subisce anche senza le sbarre della prigione.
Recensioni
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recensione di Magrin, G., L'Indice 1997, n. 7
Memoria a sfondo autobiografico, saggio storico, "pamphlet" clandestino di appello all'insurrezione. Comunque lo si voglia considerare, l'esordio letterario di Emilio Lussu è una delle prime e più vivide testimonianze dell'antifascismo militante italiano. Pubblicato nel 1930 a Parigi, all'indomani della fuga rocambolesca (insieme a Carlo Rosselli e a Francesco Fausto Nitti) dal confino di Lipari, "La catena" ripercorre quella fase cruciale del regime fascista che si apre con la serie di attentati al Duce, ha la sua chiave di volta nelle leggi eccezionali del1926 e culmina nella persecuzione sistematica degli avversari politici. Un passaggio storico che per Lussu corrisponde alla deliberata edificazione di uno stato totalitario e che il deputato cagliaritano illustra in un'asciutta e vigorosa narrazione sospesa tra storia, politica e autobiografia. L'analisi degli istituti giuridici e delle pratiche poliziesche del regime si intreccia infatti con il racconto della sua singolarissima vicenda biografica: l'uccisione di uno squadrista che tenta di penetrare armato nella sua abitazione, la galera, il confino e, soprattutto, l'evasione in motoscafo da Lipari.
Il libro, che fu pubblicato anche in formato tascabile per la diffusione clandestina in Italia, è il primo progetto editoriale realizzato da Giustizia e libertà, fondata a Parigi nell'autunno del 1929 da Lussu, Rosselli, Salvemini e Tarchiani. L'avventurosa fuga da Lipari aveva destato grande scalpore nell'opinione pubblica europea. Essa offriva ora al gruppo di esuli antifascisti, colti da un'imprevista celebrità, "l'occasione di porre nuovamente la situazione politica italiana all'ordine del giorno della stampa internazionale": è quanto ricorderà Lussu nella prefazione all'edizione del 1945 (Edizioni "U"), curata da Aldo Garosci. Scritto nel clima di "un formarsi improvviso di entusiasmi e di speranze generali" nella ripresa della lotta clandestina," La catena" trova dunque perfetta rispondenza nel programma di azione violenta contro il regime proposto e praticato, nei primi anni trenta, dai socialisti libertari di Gl.
Di fronte a un regime che aveva eretto a pratica legale la repressione violenta del dissenso, con i mezzi concessi dalle leggi eccezionali, dal Tribunale speciale e dal confino di polizia, la tattica costituzionale seguita fino ad allora dall'opposizione appariva destinata al fallimento. Una rivoluzione si era compiuta, le leggi eccezionali per la difesa dello stato fascista avrebbero accompagnato il fascismo "fino alla tomba". Sulla base di queste amare ma non rassegnate considerazioni, che riflettono un'acuta diagnosi storica, Lussu pronuncia nelle pagine finali del libro un accorato appello all'azione militare, che risuonerà anche nel motto "insorgere per risorgere", da lui coniato per Gl. "Definitivo - scrive - è il fallimento d'ogni programma di lotta costituzionale e morale. Siamo entrati in un periodo nuovo. Contro una minoranza che provoca, irride e pratica leggi di guerra, non v'è che una risposta decente: l'azione". L'azione violenta, di cui Lussu si farà promotore in "Teoria dell'insurrezione" (1936), è per lui un imperativo morale e politico cogente, privo di caratteri volontaristici, in quanto risponde a un oggettivo stato di guerra (o di "guerra civile", come la definisce in un'occasione) accuratamente preparato dal regime per combattere i suoi oppositori. Priva di alternative, la Resistenza era già cominciata.
"La catena", mai più rieditato dopo l'edizione del 1945, è corredato di un'ampia postfazione di Mimmo Franzinelli, di materiale iconografico, di una ricca bibliografia e di profili biografici dei principali personaggi citati nel volume. Insieme a" Un anno sull'altipiano" (1938) e a "Marcia su Roma e dintorni" (1933) esso completa quella magistrale trilogia sulla Grande Guerra e sugli anni venti che fa di Lussu uno dei più acuti testimoni del nostro secolo.
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