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TITOLO: Gli atti compiuti e i frammenti delle opere; AUTORE: Cesare Augusto Imperatore; EDITORE: UTET Unione Tipografico-editrice Torinese; COLLANA: Classici latini - ; 2003 - CONDIZIONI: tela edit. con titoli e fregi oro al dorso, rarissimi segni a matita, A cura di Luciano De Biasi e Anna Maria Ferrero; illustrazioni in b.n. fuori testo;
L'immaginario collettivo dell'Occidente postmoderno è ormai, giocoforza, plasmato dalla decima musa e in esso continuano a "tirare" periodiche e fortunate incursioni, soprattutto holliwoodiane, nel mondo antico - ovvi i riferimenti gladiatori, in attesa della guerra di Troia e della passione di Nostro Signore: in questo solco non è un caso che il programmato revival del peplum in Rai sia cominciato poco fa proprio con Augusto, uno di quei pochi personaggi per cui non vale quell'impressione di tediosa inutilità che la classicità greco-latina si porta talvolta dietro, dotato com'è di un fascino persistente, in grado di sopravvivere intatto ai tentativi di appropriazione e di rilettura ideologica. La sua figura si staglia negli innumerevoli accenni che i contemporanei e i posteri hanno lasciato e nei resti tangibili dell'intensa opera di edificazione architettonica e ideologica di Roma e del mondo romano: per intendere il princeps sotto queste specie conviene affidarsi alle migliori ricostruzioni di archeologi e storici, come Paul Zanker (Augusto e il potere delle immagini, Einaudi, 1989) e Augusto Fraschetti (Augusto, Laterza, 1998). Invece, per conoscere la sua vita senza intermediari, le principali fonti disponibili sono la biografia di Svetonio (inizio del II sec. d.C.) e Augusto stesso, le cui opere si conservano in stato frammentario, tranne una fortunata eccezione: l'uscita de Gli atti compiuti e i frammenti ha coinciso come detto con la programmazione tv su Augusto, e c'è da auspicare che questo fatto contribuisca a indirizzare l'attenzione anche del pubblico televisivo colto (non è un ossimoro) su di un libro che la merita senz'altro.
Alla lunga assenza (scandalosa nel panorama europeo) di una collana "nazionale" dei classici latini e greci in edizione scientifica, la collezione Utet ha negli ultimi decenni in parte supplito, spesso egregiamente, grazie alla sapiente guida di Italo Lana, scomparso due anni fa, senza mai perdere, tuttavia, il suo target dichiarato, quello ampio del "pubblico colto". Gli atti compiuti e i frammenti si inseriscono con pieno merito in questo filone di alta divulgazione e, pur privi di apparato critico secondo i dettami della collana, mantengono uno standard di scientificità e insieme di gradevolezza e leggibilità.
Atti compiuti è la traduzione letterale di Res gestae, parole iniziali e quindi titolo (ma con maggior precisione i due curatori scelgono Index rerum gestarum, "elenco degli atti da lui compiuti") della lunga autobiografia o elogio o testamento che Augusto ci ha lasciato e che ci è pervenuta per via epigrafica nell'originale latino e nella traduzione greca, caso unico per un testo di queste dimensioni. La vicenda della scoperta di tre iscrizioni frammentarie in Turchia nel Cinquecento, della ricomposizione del testo e dei recenti tentativi italiani di restaurare e preservare dal degrado il testimone più ampio e significativo, il Monumentum Ancyranum, è esposta con chiarezza nell'introduzione da Ferrero. Il testo greco dell'iscrizione è stampato capitolo per capitolo sotto quello latino, con la traduzione nella pagina a fianco; basta però gettare l'occhio sulla mise en page per intuire subito che il vero fulcro del lavoro è stato il commento, più che la costituzione del testo, che segue l'edizione di Enrica Malcovati nel Corpus Paravianum (e d'altronde la presenza dell'originale epigrafico, quasi un "archetipo", riduce il lavorio filologico, d'obbligo invece per opere pervenuteci su manoscritti).
Il commento, infatti, prende non meno di metà e spesso i due terzi di ambo le pagine, in corpo minore, e dà conto dei molti problemi che le Res gestae sollevano, filologici, compositivi, letterari, storici, prosopografici, giuridici, politici, ideologici, religiosi: i due curatori (che si sono divisi la mole del commento, Ferrero la prima parte, De Biasi dal cap. 17, senza che il lettore si accorga del cambio di mano) esaminano le fonti antiche, citano in modo ampio e aggiornato la bibliografia, espongono le diverse ipotesi sul tappeto e prendono posizione, con garbo, nei punti controversi. La traduzione, condotta con sobrio rispetto del testo, intende rendere il tono assai particolare dell'originale, all'apparenza una distaccata sequela di imprese, di benemerenze, di onori, in realtà un manifesto, una " summa politica, istituzionale, costituzionale e ideologica", secondo le belle parole di Luca Canali citate all'inizio dell'introduzione.
Per fama e completezza gli Atti compiuti sono il "piatto forte" del libro rispetto ai Frammenti che seguono; in realtà, le circa quattrocento pagine a questi dedicate (il quadruplo degli Atti compiuti!) costituiscono un contributo di ugual valore scientifico, ma di ancor maggiore utilità, se si pensa che non mancano traduzioni delle Res gestae nelle maggiori lingue europee, con o senza l'originale a fronte e il commento (i curatori ne segnalano otto solo in italiano), mentre dei Frammenti esiste una sola edizione scientifica (quella già citata di Enrica Malcovati, una gloria per una volta tutta italiana, edita cinque volte dal 1921 al 1969). L'immane lavoro di De Biasi e Ferrero risulta pertanto la prima e l'unica edizione con traduzione e commento dei Frammenti (e con essi degli Opera omnia, sommate le Res gestae) nel panorama mondiale, un fatto che contribuirà a rendere prezioso il volume anche fuori dei confini patri. Limite dell'impostazione di Malcovati è, a mio avviso, la mancata distinzione tra testimonianze, frammenti indiretti e frammenti diretti, che si susseguono e si alternano senza distinzione.
L'impostazione dei Frammenti non cambia rispetto alle Res gestae: testo Malcovati, buona traduzione e commento dotto, puntuale, ricco, capillare, assolutamente indispensabile per la comprensione di scritti altrimenti assai ostici: infatti, per tradizione si intendono "frammenti" augustei non solo quel poco che rimane della produzione poetica, epistolare, oratoria, geografica e storica, ma anche il testo (spesso di natura epigrafica) delle lettere ufficiali, nonché dei diplomi, degli editti e dei decreti, benché si possa immaginare che la loro redazione finale fosse opera più della cancelleria imperiale che della mano del principe. Testi difficili ma assai affascinanti, che i curatori hanno integrato con le ultime scoperte, assenti nella silloge malcovatiana (la tessera Paemeiobrigensis, scoperta in Spagna nel 1999): qui respira la vita dell'impero nascente, qui si vede Augusto nell'atto di regolamentare, condonare, garantire, mentre emana leggi sull'acquedotto di Venafro (Edicta II), contro la violazione dei sepolcri (IX) o sul censimento universale (Decreta III: è la discussa notizia del Vangelo di Luca, 2, 1). Non stupisce che, sopraffatto da tutto questo lavoro, l'imperatore si augurasse di potersi un bel giorno ritirare all'otium della vita privata (Epistulae LXXIX), una speranza che non si avverò mai.
Completano il volume una tavola genealogica dei Giulio-claudii (ampia, ma non esaustiva, perché per dar conto di tutte le ramificazioni ci vorrebbe un lenzuolo) e gli indici degli autori moderni, dei nomi di persona, dei nomi di luogo e dei passi citati. In conclusione, Gli atti compiuti e i frammenti è un testo prezioso, che colma una casella vuota da sempre nel panorama degli studi e che ha nell'imponente lavoro esegetico dei due curatori il suo punto di forza, un meritorio officium alla memoria del principe e alle esigenze del lettore d'oggi.
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