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Anno edizione: 2026
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Una riflessione radicale, icastica e originalissima, concepita da una delle menti più luminose e illuminanti che la cultura italiana abbia conosciuto.
L’odio è uno dei pochi tabù che non si riescono a infrangere, più del sesso o della morte. Eppure tutti lo proviamo: «Io da due a sei volte alla settimana, e così spero di voi», scherza Michela Murgia in questo libro irriverente, nato da una serie di lezioni pubbliche tenute qualche anno fa. La sua tesi è che l’odio possa essere una virtù, dipende da come lo pratichiamo. Per esempio, con Odio gli indifferenti Antonio Gramsci ha mostrato che, se riconosciuto e disciplinato, questo sentimento non è per forza distruttivo. Passando dalle maledizioni sarde ai salmi biblici, da Grazia Deledda alle lettere di san Paolo, Murgia smonta i nostri pregiudizi e rivendica il diritto di odiare – specialmente i prevaricatori, i prepotenti, tutti coloro che non credono nella responsabilità collettiva del bene. E compie così il miracolo di parlare ancora del nostro tempo, che dall’odio distruttivo è inquinato; sembra rivolgersi proprio a noi che continuiamo ad abitarlo, con la consueta ironia e la lucidità profetica di una voce che nulla potrà mai spegnere.
«Chi sa di provare l’odio vive continuamente in un contesto che gli vieta, per via della presenza del tabù, di dirlo, di manifestarlo, di dichiararlo, di praticarlo. Deve vivere come un fuorilegge. Io vivo malissimo, ve lo dico: le mie giornate sono terribili, perché due terzi del mio tempo lo devo passare (o lo dovrei passare) a inventare scuse per camuffare quello che in realtà provo – che è l’odio, appunto. Gli analfabeti relazionali che mi circondano credono di vedere odio in certe cose normali che faccio o dico, come per esempio quando addito l’ipocrisia dei vincoli censori e delle disorganizzazioni in cui il loro, di odio, si trasforma in autogiustificazione o violenza. Allo stesso tempo neanche immaginano il vero, autentico odio che coltivo, e che devo nascondergli perché altrimenti risulterei sgradevole, stridente e isterica – cioè donna».
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Libro molto ironico che a tratti ti farà ridere anche di un'emozione come l'odio che tutti noi cerchiamo di allontanare e nascondere. Lei ne parla in modo leggero, ma allo stesso momento va nel profondo di ognuno di noi, facendoci riflettere sul ruolo di questa emozione e di quanto dica molto dell'essere umano. Il racconto dei frastimi sardi è, oltre che divertente, molto interessante. Da leggere!
Un percorso attraverso il significato reale delle parole escludendo il pregiudizio e la propensione culturale al mascheramento delle negatività e del male: la scrittrice, grande conoscitrice delle pulsioni umane, appassionata ed irriverente come sempre, attraverso le sue lezioni sull'odio ne sviscera le molteplici facce, facendoci conoscere anche parti di noi nascoste volutamente o sopite semplicemente dalla quotidiana maschera che indossiamo. Un interessante viaggio dentro di noi tutti che vale la pena fare. Grazie Michela! Ovunque tu sia...
Ingredienti: tre lezioni reali sull’odio tenute in una università immaginaria in Sardegna, un sentimento nobile ormai oggetto di ingiusti pregiudizi, l’uso delle giuste parole per incanalare rabbia e insofferenza, vari esempi di odio pensato, verbalizzato e agito per gestirlo senza pericoli per gli altri. Consigliato: a chi chiama le cose col proprio nome, a chi vuol imparare ad odiare bene.
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