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Decisamente meglio di "La trappola". Anche se Marian Dahle mi è parecchio antipatica, questa volta le indagini mi hanno tenuta col fiato sospeso per tutte le quasi 400 pagine.
Britt Else Buberg, cinquantasette anni, in una sera di luglio precipita dal sesto piano di un palazzo nella periferia popolare di Oslo. Non è un suicidio o un incidente: una testimone, da una casa di fronte, l’ha vista litigare con un uomo che l’ha scagliata oltre la ringhiera. Britt Else viveva da sola, non aveva parenti, ma negli ultimi giorni era terrorizzata da uomo che la perseguitava. Anche Lilly Rudeck, l’inserviente polacca di un campeggio, ha paura di uno sconosciuto che la spia nella sua stanza da uno sgabuzzino. I detective Cato Isaksson e Marian Dahle sono incaricati di indagare sulle conoscenze della vittima. I due investigatori non ispirano molta simpatia: Cato è autoritario, Marian è prepotente, arrogante e non sempre si attiene alle procedure. Sono in perenne attrito fra loro, tuttavia capaci di collaborare, umani anche nei loro difetti. Pomo della discordia è il cane di Marian, che lei si ostina a portare sul lavoro. Il racconto, come sempre nei romanzi di Unni Lindell, è suddiviso in brevi paragrafi, come fotogrammi in tempo reale che illustrano il punto di vista dei vari protagonisti, ma è lento e confuso, si aspetta un punto di svolta che tarda a venire. Non si capisce perché la polizia sia interessata al remoto passato della vittima in Svezia piuttosto che alle sue frequentazioni recenti. Le due vicende sono legate da un filo molto tenue, forse incombe un nuovo delitto, ma la suspense è diluita. La storia è caotica, intricata e pasticciata, con troppi colpi di scena, inestricabili legami familiari, improbabili scambi di persona e d’identità. Forse Unni Lindell vuole ispirarsi ad Agatha Christie, ma non ne ha l’ironia e la sua reticenza è irritante. La trama è del tutto inattendibile, è inesplicabile il motivo di una vendetta tardiva dopo decenni, troppi i problemi psicologici dei protagonisti. L’epilogo è ancora più incredibile, lascia qualcosa d’incompiuto. Dopo l’avvincente ”La trappola”, questo libro è una grossa delusione.
mi piacciono molto i thriller ambientati in Scandinavia, questo ha una trama un pochino intricata, però è un bel libro
Recensioni
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