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Informazioni:

Bleicken, Jochen. , Conze, Werner. Libertà Venezia Marsilio, 1991., Marsilio, 1991. <p>42689</p> <p>879</p> <table class=''table table-1 table-sm''> <tbody> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Titolo</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>Libertà / Conze ... et al.! ; prefazione di Vittorio Emanuele Parsi</div> </td> </tr> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Pubblicazione</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>Venezia : Marsilio, 1991</div> </td> </tr> <tr> <td class=''table-title''> <div class=''table-title-item''>Descrizione fisica</div> </td> <td class=''table-text''> <div class=''table-text-item''>XVI, 173 p. ; 22 cm</div> <div class=''table-text-item''> </div> <div class=''table-text-item''>descrizione: brossura</div> <div class=''table-text-item''>condizioni: molto buone, normali segni del tempo all'esterno, pagine lievemente ingiallite</div> </td> </tr> </tbody> </table> <p><br />NB Questo libro, in quanto usato, potrebbe presentare segni di precedenti proprietari, quali sottolineature e scritte a matita o penna oppure timbri di appartenenza, non indicate nella scheda, come pure lievi abrasioni, piccoli strappi, piegature, tracce d'umidità, ingiallimenti delle carte, incurvamenti e foxing, tipici dei libri usati.</p>

Immagini:

I concetti della politica. Libertà

Dettagli

1991
192 p.
9788831754880

Voce della critica

KOSELLECK, REINHART / MEIER, CHRISTIAN, I concetti della politica. Progresso, Marsilio, 1991
AA.VV., I concetti della politica. Libertà, Marsilio, 1991
recensione di Rigotti, F., L'Indice 1992, n. 4

In una celebre metafora della "Fenomenologia dello spirito" Hegel sosteneva che i concetti, come i pensieri, non sono pietrificati bensì liquidi, mobili, soggetti al cambiamento, ergo possibili oggetti di storia. È sviluppando questa tesi che i partigiani della Begriffsgeschichte (storia concettuale o di concetti) giustificano l'esistenza di una tale disciplina contro le obiezioni di quanti non la ritengono n‚ fondabile n‚ praticabile. Prodotto appunto della storia concettuale sono i due volumetti in questione; "Progresso" e "Libertà" non son altro infatti che le traduzioni di due voci dei "Geschichtliche Grundbegriffe. Historisches Lexikon zur politisch-sozialen Sprache in Deutschland", di cui la Marsilio ha in programma di pubblicare nel 1993 anche la traduzione italiana delle voci "Democrazia", "Guerra" e "Pace". Il "Lexikon* è un'opera ancora in via di compimento, sorta agli inizi degli anni settanta dall'attività del circolo di storici sociali di Heidelberg, animato principalmente da Reinhart Koselleck (unico sopravvissuto alla colossale impresa curata in collaborazione con Werner Conze o Otto Brunner); l'attività del gruppo aveva per scopo la comprensione del moderno e della sua presa di coscienza attraverso l'espressione linguistica. La realizzazione di questo programma tramite una ricostruzione storica del vocabolario concettuale è stata ai tempi contestata.
Si è detto che i concetti in sé non hanno storia e che chi pretende di scriverla bleffa perché di fatto non fa che prendere a oggetto di ricerca un concetto localmente circoscritto e storicamente datato (in pratica il concetto come si connota nella Germania del periodo 1750-1850) per poi manovrarlo dall'alto come una marionetta spostandolo e facendolo agire in epoehe e contesti che non gli competono; a tali obiezioni si è concesso che è ben vero che i "concetti" in sé non hanno storia, però ce l'hanno i termini e i problemi che il concetto definiscono e accompagnano; oppure si è controbattuto che la storia di concetti non solo è lecita, soprattutto se li interpreta come istruzioni per l'uso, come direttive per distinguere le cose mostrando che sono così e non diverse, ma anche buona (Lubbe) in quando la loro storia fa apparire i concetti più chiaramente che mai come prodotti dell' operato umano , come artefatti dell'uomo, come materiale insomma da controllare, non da cui venire controllati.
Al di là della diatriba sorta intorno alla giustificazione della validità della disciplina della storia di concetti resta comunque da sottolineare l'imponenza e l'accurutezza storico-filologica dell'opera complessiva da cui sono tratte le voci, e che, vent'anni dopo i suoi esordi, sembra ora venire utilizzata e apprezzata più che dagli storici, suoi fruitori originali, dai politologi, in cerca di concetti che rappresentino e producano validamente la politica. Accanto a informazioni e controlli semantici il "Lexikon* si avvale, allo scopo di comprendere quel processo svoltosi in Germania tra la metà del secolo XVIII e la metà del XIX che ha portato alla svolta in direzione della modernità, dell'approccio etimologico ai termini e soprattutto di una disamina minuziosa dei contenuti di significato dall'antichità ad oggi. Certo, la prospettiva germanica è dominante e (benché gli autori abbiano cercato di mettere in rilievo l'intreccio dello sviluppo concettuale tedesco almeno con la storia dei corrispondenti concetti francesi) tale da "rendere falsamente omogeneo il quadro della cultura (delle culture) dell'Europa moderna", come scrive Ornaghi nell' introduzione a "Progresso". Falsa omogeneità che potrebbe anche tornar utile -sempre Ornaghi- per comprendere come le culture europee siano cresciute per imitazione e diffusione ovvero per tentativi di neutralizzarne le incompatibilità.
Se si esaminano ora le voci "Progresso"e "Libertà" una vicina all'altra, il paragone giova alla prima; forse l'essere scritta a sole quattro mani o forse la penna leggera di Meier e Koselleck la rendono in ogni caso comprensibile e fin godibile alla lettura; il progresso vi viene esposto come concetto semanticamente polivalente, dominato fin dalle origini dalla doppia valenza di categoria oggettiva dell'accadere e di categoria soggettiva dell'azione, insomma, quasi un caso di profezia autoavverantesi, nella quale si deve credere perché possa verificarsi. La storia del concetto è seguita dalle prime tracce della consapevolezza di un generale avanzamento dell'umanità riscontrabile nel mondo antico fino al crollo dell'utopia situabile agli inizi del Novecento.
La scrittura a molte più mani e probabilmente l'estrema viscosità, per riprendere la metafora di Ornaghi, di questo concetto rendono invece meno scorrevole la lettura di "Libertà": il significato concettuale è esaminato dall'antichità ad oggi nelle due accezioni di essere liberi in quanto immuni dall'uso altrui della forza all'interno del gruppo, e di essere liberi in quanto protetti dall'oppressione da parte di una forza estranea da una forza propria e riconosciuta. Particolare attenzione è prestata al fenomeno in base al quale la libertà moderna in quanto prerogativa del cittadino nasce contro le libertà tradizionali di ceto; significativa è pure la messa in evidenza del termine libertà in quanto componente di diverse coppie concettuali (per esempio libertà e uguaglianza, libertà e democrazia, libertà e ordine).
Una considerazione conclusiva: sia reso merito per una volta al traduttore per la chiarezza della resa del testo tedesco e per l'accuratezza del lavoro certosino di collazione delle note.

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