La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose

Carlo Rovelli

Collana: Scienza e idee
Anno edizione: 2014
Pagine: 241 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788860306418

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Fisica - Fisica delle particelle

Disponibile anche in altri formati:

€ 18,70

€ 22,00

Risparmi € 3,30 (15%)

Venduto e spedito da IBS

19 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    n.d.

    01/11/2017 12:13:19

    Conosco Carlo Rovelli ottimo divulgatore. Consiglio il libro

  • User Icon

    Ivano

    01/06/2017 18:10:41

    Splendida spiegazione della relatività e della fisica quantistica. Un po' complesso in alcuni punti, soprattutto riguardanti la congettura della teoria del loop, ma nel complesso chiarissimo. Da leggere, sia se si conosce già molto di fisica sia se non si è addetti ai lavori.

  • User Icon

    giovanni

    03/05/2016 13:01:21

    Esempio di grande divulgazione scientifica. Alcuni punti possono essere un po' ostici da comprendere, ma, nel complesso, il libro è di una chiarezza espositiva notevole. Quello relativo alla gravità quantistica è un argomento non solo affascinante in sè e per sè, ma offre, effettivamente, uno scorcio su quella che potrebbe essere, di fatto, una lettura della realtà tutt' altro che astratta.

  • User Icon

    Poornoi

    01/01/2016 12:35:48

    La realtà mi appare nella sua cruda realtà nel prezzo eccessivo di questo e della maggioranza dei libri in circolazione. E la realtà reale è che non mi posso permettere di acquistarlo senza sforare il mio badget vitale. Oltre che reale lo trovo ingiusto visto la bravura dell'autore e l'interesse che la materia stimola.

  • User Icon

    Tiktaalik

    06/07/2015 10:02:44

    Rovelli inizia con la narrazione storica del cammino della scienza dall' antichità ad oggi, sottolineando come alcune scoperte attuali in fisica fossero già state intuite dagli studiosi antichi. Mi sorprende la mancata citazione di Bell e del suo teorema, che pure secondo me si poteva adattare benissimo al titolo del libro. Poi Rovelli tratta della teoria a cui sta lavorando lui stesso, la gravità quantistica a loop, che dovrebbe armonizzare la relatività generale e la meccanica quantistica. Importante come Rovelli chiarisca cosa significhi che il tempo non esista, onde evitare critiche semplicistiche. In conclusione si lancia in un elogio della scienza che cerca umilmente spiegazioni in contrapposizione alle religioni che pretendono di fornire certezze solo rivelate, anzi l'autore lamenta la distruzione dei testi antichi che non si accordavano con il pensiero cristiano. Forse si lascia prendere un po' la mano dicendo che non sappiamo come funzionano un temporale, la cellula, un batterio, magari era meglio dire sappiamo solo approssimativamente. Nel complesso un libro piacevole.

  • User Icon

    Francesco T

    01/07/2015 15:25:02

    Ho letto il libro di Carlo Rovelli con grande interesse. Da non esperto in materia l'ho gradito moltissimo, in particolare è molto intenso perchè comunica la grande passione dello scienziato, che cerca la verità, con grande umiltà e profondità. Molto toccanti anche le (per la verità solo accennate) storie degli uomini scienziati, grandi uomini anche in competizione, ma con un grande rispetto reciproco di base ed anche profonda ammirazione. Assolutamente consigliato!

  • User Icon

    Cristiana

    05/08/2014 08:34:23

    Bello e scritto molto bene. Dato l'argomento direi che si tratta di un'opera eccezionale. Non si tratta però di una lettura facile, anche se enormemente affascinante. Io sono laureata in Fisica eppure ho trovato in questo libro un nuovo modo di vedere ciò che ho studiato. Scoprire Dante come "collega" e compagno di viaggio mi ha commosso in maniera indescrivibile. Non so che tipo di percorso possano essere queste pagine per chi non ha conoscenza teorica della materia narrata. Forse il lettore potrebbe arenarsi ogni tanto, ma credo che il paragone con gli ultimi quartetti di Beethoven che Rovelli ci offre sia il quadro giusto per affrontare l'esperienza: sono difficili ma si capisce che la "scalata" vale la pena perchè ci porta ad osservare un magnifico e inaspettato panorama che ci abbacinerà. In quel momento non ci interesserà poi molto il fatto che non capiamo completamente ciò che contempliamo.

  • User Icon

    ROXGIUSE

    03/08/2014 12:57:30

    Stupenda cavalcata nel modo di rappresentare il mondo che parte dalla pura speculazione di 26 secoli fa e arriva alle odierne teorie che "non hanno ancora superato gli esami dell'esperimento". La seconda parte è molto oscura e controintuitiva, per onesta ammissione dello stesso autore, che attesta di "aver le idee poco chiare" e di esporre teorie che ancora non hanno dato prove suffucienti della propria coerenza. Onestamente sul piano divulgativo non mi ha dato molto più di quanto conoscessi prima di leggerlo,tuttavia è stato un godimento per la mente, anche per la prosa e la retorica, detto con accezione positiva, molto accattivante con la quale è stato scritto.STRACONSIGLIATO

  • User Icon

    Sena

    29/06/2014 23:04:12

    Uno scienziato che lavora in uno specifico campo della fisica fondamentale, ne parla al largo pubblico. E' raro che capiti. Come dichiarò il matematico Jean-Pierre Serre a Piergiorgio Odifreddi "A dire il vero non ho mai scritto un libro di vera divulgazione: è troppo difficile!". Partendo dalle intuizioni di Democrito di Abdera, attraverso oltre due millenni di esplorazioni nel campo della filosofia naturale prima e della fisica dopo, Rovelli riesce a far intuire anche al comune lettore che l'universo è fatto, forse, di processi geometrici che coinvolgono piccoli volumi di spazio pullulanti e di tutte le loro possibili storie evolutive. Non solo. Riesce a convincere della sorprendente conseguenza che il tempo non esista. Cos'altro può incuriosire di più?

Vedi tutte le 9 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

 
“Mi sono posto al lavoro per scrivere questo libro e ho avvicinato le sedie ai miei due tavoli. Due tavoli! Sì; intorno a me ogni oggetto è in doppio esemplare: due tavoli, due sedie, due penne”. Comincia così il celebre saggio La natura del mondo fisico, dello scienziato e divulgatore inglese Arthur Eddington. I due tavoli di cui egli parla sono, l’uno, il tavolo familiare, quello dell’esperienza quotidiana, l’altro, il tavolo scientifico, quello descritto dalla fisica atomica. Il primo è impenetrabile e sostanziale, il secondo è in gran parte vuoto. Quando il libro di Eddington compare, nel 1928, non è trascorso molto tempo dalla scoperta che gli atomi di cui è fatta tutta la materia consistono in un nucleo piccolissimo attorno a cui ruotano degli elettroni puntiformi, e sono quindi essenzialmente vuoti. La fisica (questo il messaggio di Eddington) contraddice in modo clamoroso la percezione ordinaria del mondo: ciò che tocchiamo e che ci appare consistente e solido è in realtà evanescente.
In quegli stessi anni, sfide ancora più profonde al senso comune vengono lanciate dalle nuove teorie fisiche. La relatività ristretta mostra che lo spazio e il tempo sono indissolubilmente legati e che non esiste un tempo assoluto uguale per tutti, bensì un’infinità di tempi, diversi da osservatore a osservatore. Con la relatività generale si scopre che lo spazio-tempo non è piatto, ma curvo, e che la gravità è nient’altro che questa curvatura. La meccanica quantistica, infine, indica l’esistenza di una granularità intrinseca nella materia e nella radiazione, entrambe costituite da quanti discreti e localizzati di energia.
Possiamo dire insomma che le rivoluzioni scientifiche del Novecento ci hanno insegnato, come recita il titolo del libro di Rovelli, che la realtà non è come ci appare (né come i fisici del passato ritenevano che fosse). Molto efficacemente Rovelli sceglie di raccontare questa storia, fino agli sviluppi più recenti, seguendo un filo conduttore ontologico, cioè mostrando come le varie teorie rispondono alla domanda: “di che cosa è fatto il mondo?”
Secondo la relatività ristretta, il mondo è fatto di uno spazio-tempo che funge da scenario fisso per tutti gli eventi, e di entità fisiche (particelle e campi) che lo popolano. La relatività generale cambia un po’ gli ingredienti, facendo dello spazio-tempo non più uno sfondo rigido, ma (l’espressione è di Einstein) un “gigantesco mollusco flessibile”, cioè un campo dinamico che interagisce con le particelle e con gli altri campi, e può di conseguenza modificarsi (incurvarsi, storcersi, oscillare). Dalla combinazione tra la relatività ristretta e la meccanica quantistica nasce, a metà del secolo scorso, la teoria quantistica dei campi, per la quale il mondo è fatto di campi quantizzati che vivono in uno spazio-tempo rigido e i cui quanti sono le particelle elementari che conosciamo.
In questo processo di evoluzione del pensiero fisico si notano due tendenze: da una parte, l’approfondirsi del divario tra realtà e apparenza, o per meglio dire tra l’immagine del mondo che ci fornisce la scienza e quella che nasce dall’intuizione diretta e dal senso comune, dall’altra, una semplificazione del catalogo dell’universo, con l’eliminazione di alcuni tradizionali dualismi (spazio/tempo, particelle/campi). Ma il processo è incompleto, perché manca quella che potremmo chiamare la “grande sintesi”, cioè una teoria che incorpori in maniera piena e coerente la meccanica quantistica e la relatività generale. Una buona candidata in tal senso è la cosiddetta “gravità quantistica a loop” (i loop sono linee chiuse nello spazio), elaborata nel corso degli ultimi decenni da un gruppo di fisici teorici, tra i quali, in primissima fila, lo stesso Rovelli.
Alcuni aspetti dell’ontologia e della visione del mondo fisico di questa teoria (cui è dedicata la seconda parte del libro) possono essere intuiti semplicemente traendo le estreme conseguenze dalla meccanica quantistica e dalla relatività generale. È quello che fece nel 1936 un giovane fisico teorico russo, Matvei Bronštejn (condannato a morte due anni dopo da un tribunale staliniano e fucilato), il quale si rese conto che l’idea dello spazio come un continuo infinitamente divisibile non poteva reggere. Se, come stabilisce la meccanica quantistica, per esplorare regioni di spazio sempre più piccole occorrono energie sempre più alte, e se d’altra parte, in accordo con la relatività generale, all’aumentare della densità di energia lo spazio si incurva sempre di più, in regioni spaziali infinitamente piccole la curvatura diventerebbe infinita e queste regioni verrebbero risucchiate in una singolarità senza fondo. Deve quindi esserci un limite alla divisibilità dello spazio, che possiamo stimare combinando opportunamente le costanti fondamentali della natura: troviamo così un numero, chiamato “lunghezza di Planck”, che vale un milionesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di centimetro, una lunghezza straordinariamente piccola, ma diversa da zero.
Dopo i lavori di Bronštejn (che rimasero largamente ignorati), il più importante passo avanti sulla strada della grande sintesi fu compiuto negli anni sessanta, quando due fisici americani, John Wheeler e Bryce DeWitt, scrissero un’equazione quantistica per lo spazio. Così come la funzione d’onda quantistica di una particella fornisce la probabilità di trovare quella particella in una posizione piuttosto che in un’altra, la funzione d’onda di Wheeler-DeWitt fornisce la probabilità di osservare uno spazio curvo piuttosto che un altro. Lo spazio, quindi, si comporta come un’entità dinamica, nello spirito della relatività generale, e viene trattato secondo i dettami della meccanica quantistica.
La gravità quantistica a loop nasce da queste (e altre) idee pionieristiche e le sviluppa, dando loro una veste matematica compiuta. L’immagine del mondo che ne viene fuori è a dir poco stupefacente. Innanzi tutto, gli enti fisici fondamentali sono di un solo tipo: campi quantistici “covarianti”, che non vivono nello spazio (come nella teoria quantistica dei campi) ma, per così dire, su stessi. Lo spazio che osserviamo è una manifestazione di uno di questi campi (quello gravitazionale) e va immaginato (ammesso che si riesca) come un pullulare fluttuante di quanti di gravità che agiscono l’uno sull’altro. E il tempo? La risposta, sbalorditiva, è che il tempo non esiste, nel senso che non esiste qualcosa che, scorrendo, segnala il cambiamento: le cose non cambiano nel tempo, ma in relazione l’una all’altra. Occorre dunque rinunciare (scrive Rovelli) all’idea che spazio e tempo siano “strutture generali entro cui inquadrare il mondo. Spazio e tempo sono approssimazioni che emergono a larga scala”.
Ci sono evidenze empiriche a sostegno di questo scenario? Il problema è che la gravità è una forza straordinariamente debole e, di conseguenza, la dinamica quantistica dello spazio (che coincide, come si è detto, con il campo gravitazionale) si manifesta solo in situazioni estreme e inaccessibili: l’universo subito dopo il Big Bang o l’interno dei buchi neri. Le predizioni della gravità quantistica a loop sono quindi difficili da sottoporre a controllo diretto, anche se, per esempio, il fatto che la teoria sia in grado di spiegare in modo naturale uno dei fenomeni più misteriosi dei buchi neri, la loro evaporazione per emissione di radiazione termica (un’importante scoperta di Stephen Hawking), depone certamente a suo favore. Meno decisivi, e più discutibili epistemologicamente, sono altri argomenti addotti da Rovelli: gli argomenti di coerenza – la teoria dei loop è concettualmente coerente con la relatività generale e con la meccanica quantistica – o in negativo – alcune delle predizioni delle teorie alternative (in particolare, della teoria delle stringhe) non sono state finora verificate. Come lo stesso Rovelli precisa, la gravità quantistica a loop è “nella sua infanzia” e deve ancora superare gli esami cruciali. A meno di non essere degli empiristi duri e puri, però, questo carattere congetturale della teoria nulla toglie al fascino delle nuove idee sullo spazio e sul tempo che essa propone.

Vincenzo Barone