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Ho acquistato questo libro dopo aver letto una recensione su un quotidiano, successivamente ho sentito parlare dell'autrice a una trasmissione radio. Ho scelto l'edizione Farina perché è una piccola casa editrice specializzata in qs tipo di libretti, poi ho visto anche che il traduttore e curatore. Mauro Trentadue, è studioso di qs filosofa. Rachel Bespaloff (1895-1949), ucraina in esilio in Francia, ebrea, pone su carta le sue riflessioni sull'Iliade, appena arrivata negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni naziste in Francia Le sue riflessioni sul poema di Omero, che l'autrice accosta a Guerra e Pace di Tolstoj, diventano riflessioni universali sulla guerra, sulle guerre, e sull'uomo, sul genere umano che le perpetra, alla luce della situazione europea contingente, della seconda guerra mondiale, del nazismo e della Shoah. Un pamphlet per l'umanità contro le orrende brutture delle guerre in cui l'uomo perde i connotati umani. Per Rachel l'Iliade è il poema della resistenza, della dialettica tra debolezza e forza, piuttosto che della forza come invece scrisse nello stesso periodo Simon Weil. Scrive Rachel Bespaloff: "Priamo appare come il rappresentante del poeta nel cuore epico della vicenda, come l'incarnazione della saggezza omerica. Più e meglio di Zeus in cima al monte Ida, egli appare il vero veggente della tragedia, perché è anche chi la subisce. Grazie a lui il prestigio della debolezza trionfa per un attimo sul prestigio della forza." (Pag. 73). Rachel scrive queste parole commentando l'incontro tra Priamo ed Achille nell'episodio in cui il re dei Troiani va nel campo degli Achei a chiedere all'eroe greco di poter avere il corpo di suo figlio Etttore. Un libretto arricchente!
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