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Einaudi (Biblioteca di cultura storica No. 228); 2000; 9788806156350; Rilegato con titoli al dorso, sovracoperta ; 21,5 x 16 cm; pp. XXXV-442; A cura di Gustavo Zagrebelsky. Traduzione di Gustavo Zagrebelsky. ; Presenta leggeri segni d'uso ai bordi della sovracoperta, interno senza scritte ; Buono (come da foto). ; Secondo l'idea che l'ortodossia cristiana ha accolto, Gesù di Nazareth fu condannato a morte e crocifisso dal governatore romano della Giudea che, tuttavia era convinto della sua innocenza. Le narrazioni evangeliche dimostrerebbero che Pilato non fu libero di giudicare secondo scienza e coscienza. Egli agì in stato di necessità, sotto la pressione del sinedrio che aveva organizzato un complotto contro Gesù e aizzato il popolo per farlo morire. L'autorità romana fu il braccio secolare dell'autorità ebraica. L'analisi puntigliosa e spregiudicata delle fonti, esito di decenni di ricerche, conduce l'autore a conclusioni del tutto diverse: la morte di Gesù fu responsabilità esclusiva dei romani che lo condannarono per sedizione; gli ebrei - capi sacerdoti, anziani, farisei, dottori della legge, gente comune - non svolsero né avrebbero potuto svolgere parte alcuna nel processo romano, né per accusare Gesù né per costringere Pilato a condannarlo. Solo nei decenni successivi agli avvenimenti, in una situazione politica mutata, la vicenda venne ricostruita e narrata nei Vangeli in modo tale che Pilato potesse essere assolto, trasferendone la responsabilità agli ebrei.;
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"Processo e morte di Gesù. Un punto di vista ebraico" di Chaim Cohn, importante opera apparsa in ebraico nel 1968, ribadisce giustamente che sono stati i Romani sotto Ponzio Pilato a condannare a morte Gesù. Il Sanhedrîn cioè il Sinedrio, sottolineando l'imputazione di bestemmia - capo d'accusa religioso- avrebbe fatto tutto il possibile per salvare Gesù dalla pena capitale. Dal punto di vista religioso dunque è difficile essere drastici . Nicodemo e molti membri del Sinedrio erano dalla parte di Gesù, diversamente dai Romani. E la pena di morte fu irrogata dal Tribunale Romano.
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