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Torino, Einaudi, 2007, 8vo brossura originale, pp. XIV, 271. Ottime condizioni.
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Il terzo lato del massacro. Un treno messo su alla buona che sferraglia verso il Sud della Germania, lo sforzo verso una possibilità di salvezza:"...gente imbarilata...tsciutt...tsciutt...noi lì dentro quei vagoni, noi tre e Bébert, nella mucchia di ste donne baltiche...nel loro mesci mesci di culoni, meloni...braccia e capelli aggrovigliati e incastrati...di modo che non possano mica buttarci fuori...". La morte è ospite fissa, la mazziera costante, improvvisa e lenta nelle sue visite; scende dall'alto in forma di bombe a dilaniare le terre nemiche e gli sfondi sotto lo sguardo sono autentici rosari di rovine, pedine di un caso che non distingue bambino da adulto, vecchia da partoriente. Céline ti lega alla pagina con presunzione umilissima, sapienza che azzittisce ogni cosa intorno e può solo obbligare a una devozione totale. Si deve avere la forza di riconoscergli, a fine lettura, la grandezza d'aver messo in piedi, attraverso l'epica giostra del nonsenso, della vita solcata dai più tragici assurdi intuibili, del limite che nessun umano avrebbe potuto sostenere, uno dei più grandi affreschi letterari mai concepiti: "Sono il più grande scrittore del mondo...accanto a me esiste niente!...solo che ciarlatani e farfuglioni...cacografi grotteschi...Mi hanno svaligiato abbastanza...portato via tutto...venduto ai robivecchi e alle sale asta! Puttana se ho dato!". Dal mio piccolo tavolo dove adesso dimora la potenza incredibile di questi tre urli, io dico che è la verità. Chiunque ami la vera letteratura non può fare a meno di tuffarsi in quest'opera somma, stupendamente lucida nei suoi stenti diretti, commovente come la pietà dentro il non ritorno, la maschera del Novecento intero conficcata sotto zolle di morte: "Se dovessi rispondere a tutte le stronzerie...le fandonie delle gazzette e le lettere,ci passerebbe tutto quanto mi resta da vivere". E' così, e da lettore rilancio: immergetevi in queste acque uniche, ne uscirete scioccati, e migliori. Céline è un Dio.
Non ho letto la trilogia e di Celine avevo letto solo il classico Viaggio al termine della notte. Si conferma, se mai ce n'era bisogno, lo straordinario talento di questo autore. Uno stile crudo, scarno e brutale, in grado di esprimere concetti profondi in modo fulminante. Felice chi puo' godere della lettura in originale, anche se la traduzione mi pare di ottima qualita'.
Ultimo libro della " Trilogia del Nord ", Rigodon racconta il viaggio di Céline, Lili e Bebert da Zornhof alla capitale danese Copenaghen. Lo stile è il solito di Céline, ma in questo libro, più che negli altri secondo me, ci sono molte più riflessioni personali, che vengono ad interrompere e ad intromettersi nel racconto del terribile viaggio dei tre attraverso la Germania bombardata dagli aerei inglesi e braccata dall'esercito russo. Queste riflessioni vertono principalmente su un pericolo cinese che Céline vede avvicinarsi ( i cinesi a Brest dice lui....) e sulle considerazioni riguardo alla razza bianca, che lui vede essere dominata nel futuro da quella gialla e da quella nera. Da questi pensieri, uniti ad altre fatti in altri libri, alcuni hanno dedotto una visione razzista del mondo da parte di Céline. A mio modestissimo parere tutto questo va contestualizzato e visto attraverso le lenti di questo fantastico scrittore che ha vissuto un dramma che nessuno può capire se non ci si è trovato immerso. E poi Céline è così, e va giudicato per la sua scrittura, il suo stile, la sua grandezza e non per le sue idee. Di questo libro mi rimane senza dubbio impressa la figura di Bébert, il gatto adottato dai coniugi Destouches, dono di La Vigue ( che in questo libro abbandona i tre per dirigersi verso Roma ). Gli occhi di Bébert sono quelli di Céline...di un essere che guarda in silenzio una parte di mondo distrutta dall'odio e da idee assurde. Mi rimane inoltre impressa l'epopea di questi tre attraverso stazioni di treno in fiamme, attentati scampati di un soffio, astuzie, furberie per salvare la pelle. Ad Amburgo ai tre si aggiungono dei bambini con problemi ( cretini bavosi li chiama lui....) tutti riusciranno a mettersi in salvo su un treno della croce rossa svedese....ma i coniugi Destouches non perdono mai la diffidenza e sospettano di tutto e tutti, ed i fatti purtroppo daranno ragione a questo atteggiamento. Altra perla di Céline, libro di indubbio valore.
Recensioni
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Torna, in edizione economica, l'esemplare traduzione di Giuseppe Guglielmi dell'ultimo romanzo di Céline, di cui lo scrittore concluse la stesura alla vigilia della morte, il 30 giugno 1960. Il titolo rimanda a due diversi significati: nel linguaggio della balistica, corrisponde a un colpo andato a segno; in quello della danza, a un passo tradizionale con il quale non si procede né avanti, né indietro. Vi possiamo ravvisare un'allegoria della narrazione céliniana, che non fallisce il suo bersaglio, vale a dire la realtà, pur non procedendo mai in linea retta e non adottando mai una direzione univoca. Con Rigodon si chiude la Trilogia del Nord, dedicata dallo scrittore alle sue peregrinazioni attraverso l'apocalittica Germania hitleriana in disfacimento. Da un castello all'altro (1957), la prima sezione, rievocava il soggiorno a Sigmaringen, nella cupa cornice del governo di Pétain in esilio; Nord (1960), la seconda, si incentrava sul racconto di un soggiorno nelle campagne del Brandeburgo, tra l'ossessione della fame e la speranza, per lungo tempo impossibile, di poter finalmente partire alla volta della pacifica Danimarca. Proprio il lungo e accidentato viaggio verso Copenaghen, tra città bombardate e stazioni in fiamme, sta al centro della narrazione di Rigodon, definito con humour dallo stesso Céline "una divagazione attraverso un paesaggio". Protagonisti, tra una folla di grottesche comparse, lo scrittore stesso, la moglie Lili e il loro gatto Bébert. Opportunista e di pessimo carattere, ma di una fedeltà e di un'astuzia a tutta prova, Bébert è il personaggio più seducente di questa cronaca visionaria: alter ego evidente di un romanziere che si racconta attraverso i suoi silenzi e il suo sguardo straniante sulle follie di un'umanità che precipita inconsapevole verso il nulla. Mariolina Bertini
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