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Anno edizione: 2025
Anno edizione: 1995
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scheda di Meliga, W., L'Indice 1993, n. 9
Suger fu abate dal 1122 al 1151 dell'antica abbazia parigina di Saint-Denis, uomo perciò di Chiesa e di governo, se pensiamo al ruolo che questo monastero ha svolto nella storia della monarchia francese. In tale condizione, Suger riuscì a combinare il servizio di Dio con la fedeltà al re in forza di grandi capacità diplomatiche e amministrative e di una singolare tenacia. In questa prima metà del secolo XII, così ricca di fermenti di ogni genere, Suger è l'anti-Bernardo, almeno nella vita attiva. Dalla più influente personalità religiosa del tempo lo distingueva quasi tutto, compreso un certo disinteresse per problemi di dottrina o di regola. Su questo fra Suger e Bernardo ci fu una polemica, ma è significativo che l'altro e ben più famoso avversario di Bernardo, Abelardo, che ebbe l'ardire un po' altezzoso di smontare il mito di san Dionigi l'Areopagita proprio quando era ospite all'abbazia, non venga preso in considerazione da Suger che per sistemare la faccenda piuttosto imbarazzante della sua appartenenza alla congregazione di Saint-Denis. Ma a opporre Suger a Bernardo e ai cistercensi è soprattutto l'aspirazione alla bellezza e al fasto dei luoghi sacri, l'uso dell'arte e dell'architettura in servizio della gloria di Dio. Sono stati questi la vera passione di Suger, passione tanto più forte in quanto fondata sull'opera di quel Dionigi al quale era intitolata l'abbazia. Dionigi (pseudo-Dionigi per noi, forse un anonimo siriano che scrive fra IV e V secolo) inserisce nella sua teologia una metafisica della luce, che combina elementi neoplatonici e cristiani. La luce discende dall'Uno alla materia terrestre, che, pur oscurata, ne conserva qualche parte; la luce presente nel mondo è così guida e ascesa al divino come le materie che la possiedono: l'oro, le gemme, le vetrate. La luce è poi anche luce architettonica, ampiezza e altezza della costruzione: in questo modo il nuovo coro di Saint-Denis inaugura l'arte gotica dell'×l e-de-France. Suger restò sempre profondamente convinto dell'utilità dell'impresa e del suo valore religioso e celebrativo; forse intuì anche la modernità di certe soluzioni artistiche e architettoniche: lo dimostra il libello che egli ha lasciato sull'opera di ricostruzione di Saint-Denis. Che poi a questo si accompagnasse anche un'autocelebrazione, un rinascimentale desiderio di perpetuazione, è l'ipotesi improbabile quanto suggestiva.
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