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Dialogo come comunicazione orale, come discorso fra due o più parti, come scambio intersoggettivo, come confronto. Sia nell'uso comune sia nell'uso metalinguistico del termine, tanti sono i tratti che confluiscono a definire un'attività centrale nelle diverse forme del nostro stare al mondo.
Sul dialogo si interroga un gruppo di studiosi di diversa provenienza disciplinare nella presente raccolta curata da Carla Bazzanella. Dopo una prima parte teorica generale della curatrice (tre capitoli, di cui uno dedicato alle funzioni interazionali del silenzio), il libro si articola in tre sezioni rispettivamente dedicate ai dialoghi persona-persona, ai dialoghi persona-macchina, ai dialoghi fra e nelle cellule. La domanda di partenza è la seguente: è possibile reperire dei tratti distintivi del dialogo, e a un tempo individuarne delle forme che siano specifiche di tipi di attività? Carla Bazzanella, constatata la mancanza di accordo sulle definizioni e la trasversalità disciplinare dell'oggetto, comincia a rispondere proponendo una serie di tratti prototipici, un insieme di proprietà costitutive sia a un macrolivello (interattività e intenzionalità), sia a un microlivello (parametri contestuali). I diversi tipi di dialogo saranno identificati, rispetto al prototipo, "in base al numero maggiore o minore dei tratti posseduti e alla loro centralità o perifericità".
La parte più estesa del volume riguarda i dialoghi persona-persona. Si spazia dalle conversazioni in famiglia (Sabine Pirchio, Clotilde Pontevorvo, Laura Sterponi), ai dialoghi a scuola (Alessandra Fasulo e Hilda Girardet), ai dialoghi durante la visione di un programma televisivo in classe (Letizia Caronia), a quelli della comunicazione accademica (Laurie Anderson e Anna Ciliberti), dell'esame di inglese (Susan Eerdmans e Polly Walsh), dei colloqui di assunzione (Orsola Fornara), in tribunale (Renata Galatolo), nelle sedute terapeutiche (Carla Gallo Barbisio), nel parlato filmico (Fabio Rossi), al telefono (Fabrizio Bercelli e Gabriele Pallotti), nei messaggi sms (Giovanna Cosenza) e nell'epistolario ciceroniano (Alessandro Garcea).
I dialoghi persona-macchina sono affrontati sia dal punto di vista dei modelli teorici (Rossana Damiano), sia dal punto di vista delle applicazioni tecnologiche (Morena Danieli), con un'attenzione ben motivata alla comunicazione mediata dal computer (Alberto Baracco).
Chiude il volume il capitolo sul dialogo, affascinante e ancora molto misterioso, tra e nelle cellule (Aldo Fasolo e Davide Lovisolo).
Grande, come si vede, la varietà degli scenari comunicativi, tra procedure riconoscibili, rituali consolidati e recenti nevrosi, documentata dalla raccolta. Nonostante l'eterogeneità degli oggetti, sono rintracciabili sfondi teorici e metodologici comuni specialmente, ma non soltanto, nei contributi che affrontano la comunicazione istituzionale: soprattutto ispirati al modello dell'analisi conversazionale, sono contributi che rintracciano, a partire da materiali autentici, alcune corsie preferenziali della co-costruzione del senso nei diversi contesti, mettendo bene in luce l'insufficienza della dicotomia "comunicazione simmetrica-asimmetrica". Colpisce, tra i molti significativi rilievi, quello su alcuni paradossi, colti nel loro farsi, del dialogo scolastico, caratterizzato, sostengono Fasulo e Girardet, da un basso grado di autorialità sia da parte dell'insegnante, che spesso si trincera dietro un generico sapere condiviso, sia da parte della classe, che viene spinta nelle sue risposte verso una "modalità corale", come fosse un unico, indifferenziato interlocutore. O il rilievo sulla solo apparente dialogicità (le autrici Anderson e Ciliberti parlano in questi casi di "dilogicità") della comunicazione accademica, segnata ampiamente, in ampiezza e in profondità, dalla preferenza per il monologo.
La raccolta, interessante per il pubblico specialistico ma non inaccessibile a un pubblico più vasto, è importante, anche considerato che gli studi di questo tipo sull'italiano, a differenza di quanto accade per altre lingue, sono ancora poco numerosi. Ed è tanto più importante se si considera quanto spesso, quasi ossessivamente, si parla di comunicazione e quanto di rado si studia davvero cosa essa sia, salvo poi constatare gli effetti drammatici di una sua mancanza.
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