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Il tesoro di Santa Sofia Fugato a Firenze. Torture e sequestri dei bardi, banchieri a Benevento e l'Episcopio greco del Ponte sepolto dal fiume Sabato. I quinternioni di Avignone (1316-1322). Vol. 1: Gennaio 1316 - Sabato Cuttrera - copertina
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Descrizione


Sotto Giovanni xxii papa in avignone l’era dei collettori per esigere danaro Questa premessa introduce l'anno in cui Benevento smette di essere un feudo "distante" e diventa un laboratorio fiscale d'avanguardia sotto lo sguardo di Avignone. Il 1316 non è solo una data sul calendario, ma una cesura violenta nella storia della città. Mentre l’Europa è stremata dalla "Grande Carestia" e dalle piogge incessanti che hanno devastato i raccolti, nel Palazzo Apostolico di Avignone sale al soglio pontificio Giovanni XXII, al secolo Jacques Duèze. Non è un mistico, è un giurista; non cerca la gloria del martirio, ma l’efficienza del registro. Questo è l’anno in cui la Reverenda Camera Apostolica (RCA) decide di trasformare l’enclave sannita in una macchina da gettito perfetta. Se fino a quel momento il prelievo fiscale era stato intermittente e legato a consuetudini feudali, dal gennaio si sperimenta l'arrivo di una burocrazia spietata: i Collettori. L'anno si apre con un rigore contabile mai visto. Il paesaggio umano della città, dai canonici della Cattedrale ai mugnai del fiume Sabato, dai coloni di Apice ai notai di piazza, viene passato al setaccio. Ogni "Introitus" (entrata) deve essere giustificato; ogni "Exitus" (uscita) deve essere autorizzato da un mandato: il fisco entra in Chiesa. Non c’è beneficio ecclesiastico, decima o oblazione che sfugga alla penna dei chierici di camera. I registri iniziano a riempirsi di nomi, luoghi e cifre, i confini tra la "Città Nuova" e la "Città Vecchia", e tra il centro urbano e i casali produttivi come Paduli, vengono ridisegnati non per difesa, ma per censo. Questa pretesa di controllo totale genera una tensione sotterranea: è l'anno della sottomissione silenziosa. Ma tra le righe delle pergamene della Mensa Arcivescovile si legge già la resistenza di un clero locale che non accetta di essere ridotto a semplice esattore per la lontana Avignone. Da Gennaio, con i primi giuramenti dei rettori e dei collettori, s Dicembre, con il primo bilancio consolidato che prende la via delle Alpi inizia un’epoca in cui la carta pecora conta più della spada e il calamaio del collettore diventa l’arma più potente del Palazzo beneventano, per un anno di ordine quasi ossessivo che prepara il terreno a tutto ciò che verrà. Ma è Gennaio a registrare la caduta dell’isola pontificia. La narrazione che segue unisce la precisione del dato (nomi di chiese, tipologie di tasse, strumenti di misura) alla vita reale della città nel XIV Secolo. Il focus si sposta su Arnaldo Brisacco (o Arnaldus Brisaco), una figura chiave dell'amministrazione pontificia a Benevento che in questo mese ricopre l'importante carica di Rettore, agendo come il massimo rappresentante del potere papale in città durante la lunga Sede Vacante. Sebbene le tue note associno questo registro al 1348, la serie dei Registra Vaticana e la Cancellaria del Rettore conservano le tracce dell'attività giudiziaria di Brisacco. Nel 1316, egli deve gestire l'ordine pubblico in una città stremata dalla carestia e nervosa per l'assenza di un Papa. Brisacco non è solo un amministratore politico, ma interviene pesantemente nel sistema fiscale. È lui a coordinare la riscossione delle entrate dovute alla Camera Apostolica, spesso entrando in conflitto con le nobiltà locali o il clero beneventano. In questo periodo, l'interazione tra il Rettore papale e l'Istituzione ecclesiastica locale è costante. Brisacco deve assicurarsi che i diritti della Santa Sede siano rispettati, vigilando anche sui beni delle parrocchie (come quelle documentate nelle pergamene della Busta XXII). La priorità di Brisacco è il vettovagliamento. Con i prezzi del grano alle stelle, il suo compito è requisire scorte e bloccare le esportazioni illegali verso il Regno di Napoli per evitare rivolte popolari. Arnaldo Brisacco rappresenta l'autorità "di ferro" in un momento della estrema fragilità istituzionale che si presenta giorno per giorno.
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Dettagli

ABE
2026
4 maggio 2026
130 p., Brossura
9788872973165
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