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Opera ambiziosa, considerato che il testo di Matteo è studiato e tradotto da circa due millenni. Di seguito le mie opinioni del tutto personali, dovute soprattutto alle alte aspettative rispetto al testo e a quella che avevo capito essere l’intenzione della pubblicazione. Punti a favore: 1- La bellissima introduzione di Andrea Marcolongo che dà la giusta prospettiva al tentativo di “liberare” il testo o, meglio, riappropriarsi di parole di uso comune che sono parole del Vangelo di Matteo. 2- La grafica, che restituisce al lettore il piacere di leggere e di considerare più cose mentre legge un testo così antico. 3 - La possibilità di leggere il testo di seguito, come un romanzo, senza i titoletti che anticipano i contenuti. Punti deboli: 1- la traduzione non libera il testo. È fondamentalmente la traduzione CEI con alcune attenzioni a un ingenuo letteralismo (è appunto un testo tradotto miriadi di volte). Ad esempio: tradurre “angelo” con “messaggero del signore” non laicizza (se questa era l’intenzione) né favorisce molto. Allo stesso modo tradurre “profeta” con “portavoce del cielo”. 2- la scelta degli inserti. Bella l’idea di inserire trafiletti con riferimenti e approfondimenti, alcune poche volte funzionano (natività, strage degli innocenti), molte altre sono banali e giustapposti al testo.. 3- la carrellata dei quadri di Tissot alla fine del testo. Se si voleva liberare il testo dalla “patina” religiosa proprio quei dipinti non fanno un buon servizio, al contrario confermano l’aura quasi magica. 4 - la serie di crocifissioni che concludono il libro è una bella raccolta di immagini, ma senza un’introduzione che aiuti il lettore a orientarsi - perché ci sono queste immagini? E soprattutto m qual è l’obiettivo di questa raccolta di immagini? Perché c’è la scuola di Novgorod, Botero, la foto di Madonna e McJesus? A che pro per il lettore?
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