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Prima edizione italiana. ''Biblioteca Adelphi'', 158 - Brossura editoriale con bandelle, 362 pagine. Lievi segni del tempo esterni, così come non gravi sono le usure da scaffale ai margini; nel complesso buona-ottima copia dalla paginazione fresca e compatta, forse mai letta -- Questo romanzo, l'unico della Blixen, deve la sua origine alla guerra. La Danimarca era stata invasa dai nazisti e viveva in un'atmosfera di soffocante oppressione. Non vi era, per la scrittrice, nessun pericolo, ma questo rendeva ancora più umiliante il suo stato. Così la Blixen si sentì spinta a scrivere I vendicatori angelici: una metafisica del pericolo sotto forma di romanzo. Con suprema eleganza, si mise in maschera (assumendo lo pseudonimo Pierre Andrézel) per scrivere un romanzo di maschere. Come certi grandi compositori hanno depositato i loro ultimi segreti in studi per sciogliere la mano, volle nascondere l'essenza del Male in una tessitura ariosa e leggera di feuilleton pieno di colpi di scena. E, ben sapendo quanto lenti a capire questi camuffamenti siano in genere i lettori, volle porre in margine al libro, come avvertimento, alcune parole che nel romanzo stesso sono pronunciate da una delle sue incantevoli eroine: «Voi persone serie non dovete essere troppo severe verso gli esseri umani su come scelgono di divertirsi quando sono rinchiusi in una prigione e nemmeno è loro concesso di dire che sono prigionieri. Se non avrò presto un po' di divertimento, morirò». Oggi possiamo renderci conto che questo inquietante divertimento è una delle opere più azzardate della Blixen e, nella sua ingannevole facilità, una delle più cifrate. La «prigione» a cui accennano quelle parole, ben più che la Danimarca occupata, è il mondo stesso. E quel divertimento la cui assenza provoca la morte è innanzitutto la letteratura nella accezione temeraria che sola era cara alla Blixen. Sarebbe ingiusto per l'autrice e per i lettori anticipare qui la trama di un libro che riesce a tenere avvinti nella notte come pochi altri, scritti da autori nobili. Ma basterà accennare qual è uno dei suoi più rari meriti: aver creato un'immagine convincente, chimicamente pura e romanzescamente vividissima, del Bene e del Male.
.<p>Prima edizione italiana. ''Biblioteca Adelphi'', 158 - Brossura editoriale con bandelle, 362 pagine. Lievi segni del tempo esterni, cos&igrave; come non gravi sono le usure da scaffale ai margini; nel complesso buona-ottima copia dalla paginazione fresca e compatta, forse mai letta -- Questo romanzo, l'unico della Blixen, deve la sua origine alla guerra. La Danimarca era stata invasa dai nazisti e viveva in un'atmosfera di soffocante oppressione. Non vi era, per la scrittrice, nessun pericolo, ma questo rendeva ancora pi&ugrave; umiliante il suo stato. Cos&igrave; la Blixen si sent&igrave; spinta a scrivere I vendicatori angelici: una metafisica del pericolo sotto forma di romanzo. Con suprema eleganza, si mise in maschera (assumendo lo pseudonimo Pierre Andr&eacute;zel) per scrivere un romanzo di maschere. Come certi grandi compositori hanno depositato i loro ultimi segreti in studi per sciogliere la mano, volle nascondere l'essenza del Male in una tessitura ariosa e leggera di feuilleton pieno di colpi di scena. E, ben sapendo quanto lenti a capire questi camuffamenti siano in genere i lettori, volle porre in margine al libro, come avvertimento, alcune parole che nel romanzo stesso sono pronunciate da una delle sue incantevoli eroine: &laquo;Voi persone serie non dovete essere troppo severe verso gli esseri umani su come scelgono di divertirsi quando sono rinchiusi in una prigione e nemmeno &egrave; loro concesso di dire che sono prigionieri. Se non avr&ograve; presto un po' di divertimento, morir&ograve;&raquo;. Oggi possiamo renderci conto che questo inquietante divertimento &egrave; una delle opere pi&ugrave; azzardate della Blixen e, nella sua ingannevole facilit&agrave;, una delle pi&ugrave; cifrate. La &laquo;prigione&raquo; a cui accennano quelle parole, ben pi&ugrave; che la Danimarca occupata, &egrave; il mondo stesso. E quel divertimento la cui assenza provoca la morte &
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