L’ADHD viene analizzato in chiave definitoria e clinica nei manuali di psichiatria e psicologia dello sviluppo che ne descrivono criteri diagnostici, sottotipi e traiettorie evolutive. Una parte dei volumi approfondisce la storia della classificazione, dalla definizione di “reazione ipercinetica” negli anni Sessanta fino all’attuale inquadramento nel DSM-5 e nell’ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Alcuni titoli si concentrano sugli aspetti istituzionali e organizzativi, come i protocolli di valutazione nei servizi di neuropsichiatria infantile, il ruolo della scuola nella redazione del PDP e le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Sono presenti studi dedicati all’ADHD in età adulta, con attenzione al contesto lavorativo e universitario, tema rilevante dopo il riconoscimento formale della persistenza sintomatologica oltre l’infanzia.
Interessa a chi cerca strumenti per comprendere differenze tra disattenzione, impulsività e iperattività, ma anche a chi desidera orientarsi tra saggi divulgativi, ricerche neuroscientifiche e testi su strategie psicoeducative.
La letteratura intreccia neuroscienze cognitive, psicologia clinica e pedagogia speciale. Russell A. Barkley ha contribuito alla definizione dei modelli sull’autoregolazione. Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2018 rappresentano un riferimento nel contesto italiano. Il passaggio dal DSM-IV-TR al DSM-5 ha modificato criteri e soglie diagnostiche. L’ICD-11 ha introdotto la categoria “Attention Deficit Hyperactivity Disorder” con codifica aggiornata.
Una parte consistente degli studi esplora la comorbilità con disturbi dell’apprendimento e disturbi d’ansia, utilizzando termini come funzioni esecutive, working memory e disregolazione emotiva. Altri lavori analizzano il dibattito sul trattamento multimodale, che combina interventi psicoeducativi, parent training e, in alcuni casi, terapia farmacologica con metilfenidato. La distinzione tra ADHD a predominanza inattentiva e combinata resta centrale nella ricerca clinica.