Il cosmopolitismo è una concezione filosofica e politica che considera ogni individuo cittadino del mondo. Dalle radici stoiche all’Illuminismo, ha assunto forme etiche, giuridiche e culturali diverse.
I saggi dedicati al cosmopolitismo ricostruiscono l’idea di kosmopolites in Diogene di Sinope e la sua rielaborazione in Immanuel Kant, soprattutto nel progetto di Per la pace perpetua del 1795. Una parte dei volumi analizza il cosmopolitismo giuridico, con riferimento al diritto internazionale, alle Nazioni Unite e alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Sono presenti studi che esplorano la dimensione culturale e comunicativa, includendo la Repubblica delle Lettere tra XVII e XVIII secolo come spazio transnazionale di scambio intellettuale. Interessa a chi studia filosofia politica e relazioni internazionali, ma anche a chi riflette su globalizzazione e cittadinanza.
Il tema attraversa etica, teoria politica e storia delle idee. Martha Nussbaum ha rilanciato il dibattito contemporaneo sul cosmopolitismo morale, mentre Ulrich Beck ha parlato di società cosmopolita in relazione ai rischi globali. L’integrazione europea dopo il 1957, con i Trattati di Roma, è spesso letta come esperimento istituzionale di cooperazione sovranazionale.
Un filone approfondisce il confronto tra cosmopolitismo e comunitarismo, includendo autori come Kwame Anthony Appiah e Jürgen Habermas. Un altro si concentra su mobilità, migrazioni e governance globale, con termini come cittadinanza post-nazionale e diritti umani universali. Espressioni quali ordine internazionale liberale e opinione pubblica transnazionale orientano la ricerca specialistica e l’esplorazione tematica.