L'educazione visiva — detta anche educazione all'immagine o educazione visuale — è la disciplina pedagogica che sviluppa la capacità di leggere, interpretare e produrre immagini. In Italia è presente nei curricoli scolastici come materia autonoma dalla riforma del 1985
I testi dedicati all'educazione visiva interessano a chi insegna arte e immagine nella scuola primaria e secondaria, a chi forma educatori, e a chi studia semiotica visiva o media education. La produzione editoriale su questo tema copre un arco che va dai manuali operativi per il laboratorio didattico fino agli studi teorici sul linguaggio visuale come sistema di comunicazione autonomo.
Alcuni titoli affrontano la didattica dell'immagine come pratica scolastica strutturata: percorsi per leggere opere d'arte, fotografia e cinema in classe, con attenzione alle fasce d'età della scuola dell'infanzia ed elementare. Una parte dei volumi esplora il linguaggio visuale da un punto di vista semiotico, analizzando come le immagini costruiscano significati indipendentemente dal testo scritto — filone sviluppato in Italia soprattutto a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Sono presenti studi che collocano l'educazione visiva dentro il sistema scolastico italiano, esaminando i programmi ministeriali, il ruolo dell'insegnante di arte e la relazione con discipline come educazione musicale e motoria. La media education — ovvero l'uso critico di televisione, video e, più di recente, immagini digitali — costituisce un quarto filone in crescita, con volumi che affrontano la competenza visiva come strumento di cittadinanza
La disciplina ha radici nel dibattito pedagogico italiano del secondo Novecento, con contributi significativi provenienti da università come il Politecnico di Milano e centri di ricerca legati alle facoltà di Scienze della formazione. L'Università Cattolica del Sacro Cuore ha prodotto studi sulla visualizzazione mentale applicata all'apprendimento, con lavori come quelli di Barbara Colombo pubblicati da EDUCatt nei primi anni Duemila. Franco Angeli è uno degli editori di riferimento per la saggistica accademica su immagini e conoscenza, con titoli che connettono psicologia cognitiva e pedagogia visiva. L'introduzione del videoregistratore e della telecamera nella didattica, documentata in testi degli anni Novanta, rappresenta un passaggio emblematico: il passaggio dall'immagine fissa all'immagine in movimento ha ridefinito i contenuti della disciplina. La semiotica visiva di matrice europea — con riferimento ai lavori di Roland Barthes e alla tradizione strutturalista francese — ha influenzato la scuola italiana attraverso manuali per insegnanti che traducevano la teoria in esercizi pratici.
Il concetto di "linguaggio visuale" — distinto da "arte" come materia scolastica — è centrale nella distinzione tra un approccio espressivo-creativo e uno analitico-semiotico all'immagine. Valentina Manchia, con Dentro l'immagine pubblicato da Einaudi nel 2025, aggiorna il dibattito semiotico in chiave contemporanea, collocandosi in un filone che connette teoria e accessibilità divulgativa. Italo Calvino, con Guardare (Mondadori, 2025), offre una prospettiva letteraria e culturale sul vedere che molti insegnanti utilizzano come testo di accompagnamento nei percorsi di educazione allo sguardo. Per chi cerca testi operativi, la distinzione utile nella ricerca interna è tra educazione visiva (termine prevalente nei programmi scolastici italiani anni Ottanta–Novanta), educazione all'immagine (più diffuso nei curricoli post-2000) e visual literacy (termine accademico internazionale). Editori come Carocci, Armando Editore e La Scuola SEI coprono stabilmente questo segmento con titoli per la formazione degli insegnanti.