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Anno edizione: 2016
Anno edizione: 2005
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Grande successo in tutto il mondo anglosassone, Aspettando i barbari ha vinto nel 1980 il Cna Prize, il piú prestigioso riconoscimento letterario del Sudafrica.
«Un vero evento letterario» – The New York Times Book Review
«Una storia di profonda bellezza, chiarezza ed eloquenza, che raggiunge a tratti una nobiltà biblica» – Chicago Tribune Book World
Per anni, il magistrato si è concentrato su poche, piccole cose quotidiane: l'amministrazione giudiziaria della sua cittadina di frontiera durante il giorno, la lettura dei classici la sera, gli scavi archeologici nel tempo libero. Per anni, ha applicato la legge senza mettere in forse la propria fedeltà all'Impero, senza consentire ad alcun dubbio di turbare le sue serate con gli amici, le sue notti con le prostitute. Per anni. Finché i barbari non cominciano a premere lungo la frontiera – o almeno, cosí dicono nella capitale; finché due di quei barbari non vengono catturati e torturati. Il magistrato, all'improvviso, si trova a confrontarsi con la realtà: con la violenza, con il pregiudizio, perfino con l'amore. E da suddito dell'Impero si trasforma in nemico, da giudice in imputato – senza mai avere la certezza di battersi per una causa giusta, o di resistere a una causa ingiusta: «Qualcosa mi ha guardato dritto in faccia e io ancora non la vedo».
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Sapendo che il romanzo ha qualche similitudine con “Il deserto dei Tartari” di Buzzati, ho pensato che non avesse sufficiente originalità, e invece mi sono accorto presto che “Aspettando i barbari” è un gran bel libro che non deve niente a nessuno. Il narratore anonimo è un magistrato anziano, il funzionario civile più importante di una colonia, avamposto dell’Impero in un luogo indefinito, ovvero è qualsiasi luogo dove “sboccia il fiore nero della civiltà” a detrimento di popoli da colonizzare. Al di là del deserto, ci sono i barbari, o almeno così li chiama l’Impero, anche se sono tribù nomadi che seguono la transumanza delle loro mandrie. Il magistrato sa che non sono nemici e cerca di spiegarlo a un colonnello che, arrivando dalla capitale, cattura e tortura un gruppo d’indigeni. Una volta partito il colonnello, il magistrato, anche spinto da un oscuro desiderio che prova per una prigioniera, decide di entrare in contatto con i barbari, a cui restituisce la donna. Al ritorno nella colonia, vi trova l’esercito in assetto di guerra ed è accusato d’intelligenza con il nemico... Tutta la vicenda è immersa in una sorta di atemporalità, che si abbina all’indeterminatezza geografica, perché il sudafricano Coetzee è interessato a denunciare ogni sistema oppressivo, preferendo non fornire un preciso contesto storico, ma nulla vieta che si possa pensare, come spunto narrativo, alla violenza del regime dell’apartheid. Romanzo consigliatissimo.
Romanzo cupo: riguarda l'attesa, in qualche modo rimossa, di una catastrofe imminente che il "potere" cerca di scongiurare attraverso l'uso di una ferocia arida senza senso alcuno. I nemici sono i barbari che premono ai confini, nemici che non si vogliono conoscere per poterli disprezzare senza rimorso, ed usare per ogni sorta di umiliante corvée. Non è, ovviamente, arbitrario leggere in questa storia un'allegoria istantanea dei tempi che attraversava il Sud Africa di fine apartheid, arroccato in una stolida e sanguinaria politica di crimine quotidiano. C'è però anche altro, la storia assomiglia ad altre ineffabili metafore letterarie: tanto "Il deserto dei tartari" di Buzzati che "Il castello" di Kafka, solo che qui siamo dentro al castello, e non c'è altro che assenza di misericordia ed ostinazione nell' attaccamento ai simulacri del potere. La riflessione và oltre la storia: se c'è un Dio, non parla e non governa nemmeno, non ha piani e non lavora in una prospettiva superiore. Come un antropomorfismo rovesciato: l'anima è una cicatrice, non restano che violenza ed abuso.
La letteratura italiana ha già avuto nel Dino Buzzati del "Deserto dei Tartari" un Autore che si è calato nei panni di chi, nella solitaria attesa di una possibile invasione, inizia a porsi problemi di ordine superiore.....Siamo di fronte a due opere magistrali, seppure lontane nel tempo e nello spazio. Questo "Aspettando i barbari" è un libriccino scarno ma scritto magnificamente da un meritatissimo Premio Nobel, qui al suo meglio. Imperdibile
Recensioni
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