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Cristina Comencini

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 214 p. , Brossura
  • EAN: 9788807818530
Usato su Libraccio.it € 3,00


“Sabina si siede su una panchina, le battono i denti, si stringe nel cappotto, mormora: “Succede qualcosa quando due fanno l’amore, oltre quello che stanno facendo? So che tu credi di sì, hai un’idea molto romantica del sesso. Io invece penso che sia molto più interessante ciò che si scambiano dopo, o prima”.

Cristina Comencini è ormai molto affermata come regista, ma anche i suoi romanzi hanno avuto successo, e sono stati tradotti in molte lingue. Questo suo ultimo libro, La bestia nel cuore, ha come tema conduttore la famiglia, e in particolare l’influenza della famiglia d’origine nella formazione dei modelli familiari delle generazioni successive.

Il rapporto con il padre, oggetto di rimozione per la protagonista del romanzo, può essere visto come una metafora dai contorni autobiografici, dato che l’autrice ha dovuto fare i conti con l’incombente modello paterno, e per intraprendere la sua stessa professione di regista ha dovuto, in un certo modo, “ucciderlo” per trovare una propria identità.

Il libro ha come protagonista una doppiatrice, Sabina, che aspetta un figlio dal suo compagno, un attore ambizioso ma frustrato. Non vuole rivelargli la notizia: sente il bisogno di tenere il segreto finché non riuscirà a decifrare il senso di disagio che la assedia quando pensa ai suoi genitori e alla mancanza di calore affettivo che si percepiva nella loro casa. Il nodo di paura che sente dentro di sé rischia di mettere a repentaglio la sua vita sentimentale, e Sabina decide di andare negli Stati Uniti, dove si è trasferito il fratello, per ottenere risposte che possano placare la sua angoscia. Ma venire a conoscenza della verità sarà tanto destabilizzante da mandare in frantumi il suo equilibrio: soltanto la nascita del bambino la riporterà all’accettazione della realtà, con un nuovo senso di responsabilità.

Accanto a Sabina, dei personaggi minori, soprattutto donne, che rappresentano, anche se con percorsi diversi, tipologie sentimentali dolenti e irrisolte, generatrici d’infelicità perché, e questo ci sembra l’assunto fondamentale del romanzo, è quasi impossibile avere il coraggio di accettare tutte le incoerenze, tutte le pulsioni irrisolte del cuore umano. È più facile affidarsi al linguaggio elementare del sesso, delle abitudini quotidiane, e recidere i legami quando qualcosa non funziona. Ma Sabina alla fine sembra capire che il confronto con “la bestia nel cuore” permette di crescere e di dare un significato più profondo alla vita.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

MORTI

1.

“Aiuto! Cosa vuole? Ah! No! Ah! Dio mio, mi lasci, non mi faccia male! Mi lasci andare! Oh, Dio! No, non questo! La prego, non la denuncerò...”
“Stai zitta, troia! Apri le gambe... ferma se no t’ammazzo!”
“Ah! La prego, la prego, no... non le ho fatto niente, mi lasci andare...
“Brutta scema... ora non parli più, eh? Fammi venire, troia... ah...”
Le inquadrature del volto deformato del bruto, del corpo della ragazza dietro il cespuglio del parco, del viso di lei che perde i sensi, si bloccano sempre nello stesso punto, un istante prima che lui venga, steso sul corpo inanimato di lei. Dopo ci sono solo guaiti umani e sono già sulla colonna internazionale, non vanno doppiati, può restare la voce dell’attore americano. In qualsiasi lingua un guaito resta un guaito e i mugolii di piacere sono uguali per tutti gli esseri umani. E non c’è dubbio che anche un violentatore appartiene alla specie.
Dal leggio Sabina si volta verso il vetro della regia. Parlano fra loro, il direttore e il fonico, sanno che dall’altra stanza non li possono sentire. Lo fanno sempre. Sabina lancia uno sguardo al ragazzo simpatico che le sta accanto. Lo prendono spesso per doppiare stupratori e assassini perché fuma tanto e ha la voce roca da cattivo, invece è gentile, educato, e non ha mai un soldo. L’assistente con la matita in mano aspetta dietro al tavolino. Ha il colorito verdastro, gli occhi rossi rovinati dallo schermo, un desiderio spasmodico di fumare. Diventerò come lei, pensa Sabina.
“Maria, puoi chiedergli se si degnano di dirci com’era?”
L’assistente guarda l’ora, spinge il tasto dell’interfono.
“Com’era?” chiede annoiata, con forte accento romano.
Finalmente rispondono.
“Non male. ‘Stai zitta, troia’ forse era un po’ moscio. Invece ‘apri le gambe’ direi buono. Ma ci devono essere più sussulti, Sabina. La voce dev’essere piena di terrore, una paura che ti taglia il fiato, non riesci a respirare. Proviamo un’altra volta e poi la riprendiamo dopo la pausa”.
L’anello si ferma sulla prima immagine. Maria chiede come sempre: “La tengo comunque?”.
Dalla regia:
“Tienila, semmai facciamo un incastro”.
“Ok, vado su un’altra pista.”
L’assistente fa l’annuncio veloce mentre l’immagine riparte.
“120, quarta, seconda pista.”
La ragazza bionda corre nel parco, ha il fiatone, forse è l’ultimo giro. Nell’ultimo giro anche a Sabina sembra di morire, non vede più niente, solo la ghiaia, occhi bassi, non pensare alla distanza che ti separa dall’arrivo, concentrarsi su ogni falcata. Anche la ragazza bionda fa così, e non lo vede. L’uomo la osserva da giorni. Lo spettatore lo conosce bene, lei non se n’è accorta. All’improvviso, la figura nera le è addosso:
“Aiuto! Cosa vuole? Ah! No! Ah! Dio mio, mi lasci, non mi faccia male! Mi lasci andare! Oh, Dio! No, non questo! La prego, non la denuncerò...”.
Ha sussultato veramente, si era distratta a pensare alle sue corse del mattino, la figura nera dell’uomo uscito da dietro l’albero l’ha sorpresa. La battuta è andata leggermente fuori sincrono, un po’ lunga, ma la paura c’era. “Stai zitta, troia! Apri le gambe... ferma, se no t’ammazzo!”
“Ah! La prego, la prego, no... non le ho fatto niente, mi lasci andare...
Che cosa tremenda sentire fra le gambe quel pezzo di carne viscido, le mani che cercano dove infilartelo. Come fa un uomo a godere di questo?
“Brutta scema... ora non parli più, eh? Fammi venire, troia... ah...”
L’anello si ferma. Sabina e il ragazzo si voltano in contemporanea verso il vetro alle loro spalle. Sabina pensa a Franco che l’aspetta fuori.
“Lo so, lo so, la prima era un po’ lunga,” dice contrita.
Dalla regia, il direttore le sorride. Gli piace sentire che le ragazze sono nelle sue mani, le scopa tutte prima di farle lavorare. Le invita a cena e le porta a casa, non più di una o due volte per fortuna. Sabina pensa al pene lungo e moscio sfregato contro il suo seno per eccitarsi, il viso rosso. Franco non l’ha mai saputo. Cosa ridi?, porco.
“Sì, la prima era un po’ lunga, ma si può tirare su, vero Maria?”
L’assistente morirà se non fuma una sigaretta, e ha fame.
“Si tira su benissimo.”
“Era bella la prima battuta, Sabina, mi hai fatto venire la pelle d’oca, sembrava fossi proprio lì.”
Sabina afferra la matita e la gomma posate sul leggio.
“Per fortuna no. A dopo, non avete bisogno di me per l’incastro.”
Sabina prende la borsa, infila la giacca mentre Maria annuncia l’incastro fra la sua prima battuta e l’ultima.
“Da ‘Aiuto cosa vuole’ fino a ‘se no t’ammazzo’, seconda pista. Da ‘La prego, no’ fino a ‘troia, ah!’, prima pista. Facciamo l’incastro e ci fermiamo.”

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    ago

    24/04/2015 13.24.40

    Inizialmente, il romanzo rimane poco accattivante, piuttosto lento, per "decollare" solo dalla seconda metà in poi. Molto bello il monologo conclusivo che la Comencini affida (non a caso) al personaggio-regista. Sicuramente ben scritto, ma secondo me, l'autrice pensava già al film che ne avrebbe tratto, permettendosi alcuni passaggi fin troppo ermeneutici, specialmente nel primo capitolo.

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    Laura

    01/02/2013 12.52.41

    Stupendo! Crudo, tosto, l'ho letto tutto d'un fiato. A mio parere molto ben scritto, lo consiglio veramente. La frase finale è la morale del libro. Non si dimentica tanto facilmente un libro così!

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    Maunakea

    04/07/2011 15.14.27

    Il libro, del 2004 mi è abbastanza piaciuto, finamente ho interrotto con questo una serie di libri noiosi ed insuslsi che nemmeno riuscivo a finire, la storia tiene bene, lo spessore dei personaggi è molto ben tracciato, scorre, non annoia, psicologicamente avrei qualche perplessità sul finale, la pseudo fuga la vedo più teatrale per incalzare il finale ma molto poco probabile a livello psicologico per una donna incinta al termine, è il primo libro che leggo dell'autrice, credo che provarò anche altre opere. Belle le disamine sulla società italiana anche se la cosa buffa, anzi il paradosso, è che io, pur apprezzando il libro, farei orrore all'autrice: detesto la recitazione italiana, non mi piacciono i film italiani anche quei pochi che si fanno ed amo moltissimo i telefilm americani, non riesco a capire perchè i nostri attori non riescano a recitare cos' e debbano metterci tutta quell'enfasi esagerata, quell'espressività esasperata che fa tanto italiano.. brr del cinema italiano savo davvero poco. Un paradosso perchè il libro disprezza proprio ciò che a me piace, lo trovo divertente.

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    C.U.B.

    16/05/2011 17.34.00

    Splendido. Drammatico,amaro, forte non sono riuscita a staccare gli occhi. Assolutamente consigliato.

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    Danilo

    22/10/2008 22.54.59

    Molto deludente.. scritto male.. banale.. e poco entusiasmante.. è certamente una scenggiatura.. non un romanzo!

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    Giusy

    09/07/2008 15.33.25

    m hanno detto ke la comencini nn sappia scrivere ma a me qst libro è piaciuto, certo c'è di meglio, ma bel libro, bella storia, bel modo d scrivere e bei passaggi da ricopiarsi

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    Barbara

    13/05/2008 11.28.46

    Non mi ha entusiasmato. Libro scorrevole o poco più.

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    Tina

    18/03/2008 19.32.35

    Sono senza parole di fronte ad una storia come questa. Interessante? Sì, se non vogliamo vivere con gli occhi bendati. L'uomo di oggi non è peggiore di quello di ieri, gli è solo stata data voce. "Sai cosa mi piace di questa storia? L'idea di raccontare l'uomo partendo dai suoi rifiuti, da ciò che nasconde nei sacchetti dell'immondizia. Forse è proprio la parte più importante di noi stessi, solo conoscendola possiamo migliorare...C'è solo una cosa da fare, oggi come sempre, gli artisti sono gli unici ad averla capita: Non tacere mai, a costo della vita, della reputazione, dello scandalo, del dolore". Il dialogo,che prevale nella scrittura, e i repentini passaggi da una situazione all'altra, dalla realtà al sogno mi hanno impedito una lettura distesa.

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    Chiara Sav

    24/11/2007 15.12.05

    Un libro ben scritto, originale e vero. Da leggere!!!!

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    Joris

    03/11/2005 01.10.25

    Bel libro, peccato per la fine un po' 'disordinata'. Suggerirei di non andar a vedere il film... chi legge un libro viene deluso il 90% delle volte quando vede il film. Non mi hanno detto un granché del film... L'esperienza del leggere è semplicemente superiore rispetto alla maggior parte delle produzioni cinematografiche.. per questo motivo non voglio nemmeno vedere "Il nome della Rosa". Cristina Comencini ha scritto un bel libro, pieno di emozioni che riesce peraltro a rendere credibili (il che non è poco). Peccato che alla fine del film si perda del tutto il filo del mondo degli antichi (Eschilo - coefore - Oreste...), si ricade in un romanzo filmico meno profondo - come a tornare sulla spiaggia dal mare...

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    Ilaria

    01/09/2005 12.52.04

    Un libro che ti regala continue emozioni dalla prima all' ultima pagina, il tutto coperto da un velo di tristezza che aleggia tra le parole della Comencini che ci fa battere forte il cuore e ci sospirare e riflettere. Assolutamente da leggere.

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    bertuccia

    31/08/2005 13.38.13

    un libro molto emozionante... spero che il film non deluda le aspettative!!!!

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    Annalisa

    30/08/2005 17.16.59

    un libro stupendo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!non ho parole x descrivere le emozioni e sensazioni che mi ha suscitato!!!!complimenti alla Comenicini...una grande!!!!!non vedo l'ora di vedere il film anche prchè è interpretatao da attori di grande rilievo come Giovanna mezzogiorno,Alessio Boni e Luigi Lo cascio.

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