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Fred Vargas

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 254 p., Brossura
  • EAN: 9788806182663
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«"È un faggio, signora."
"Ne è sicuro? Mi scusi, ma è piuttosto importante."
Il ragazzo tornò a studiare l'albero. Con i suoi occhi cupi, ma non ancora spenti.
"Non c'è dubbio, signora."
"La ringrazio davvero. Lei è molto gentile."
Gli sorrise e si allontanò. Il ragazzo se ne andò per la sua strada, sospingendo un sassolino con la punta del piede.
Dunque Sophia aveva ragione. Era un faggio. Un banalissimo faggio.
Fetente.»


Chi è morto alzi la mano è un giallo, ma piacerà anche a chi non ama il genere perché Fred Vargas non solo sa costruire una storia avvincente e ricca di suspense ma ha anche il tocco magico del grande autore nel descrivere i personaggi, in un crescendo di dialoghi talora surreali e sempre divertenti che avanzano in parallelo con una trama via via più coinvolgente.

Indimenticabili protagonisti i tre storici che abbiamo già conosciuto nel precedente titolo tradotto in Italia Io sono il tenebroso, purtroppo successivo in ordine cronologico (se non lo avete ancora letto, iniziate da Chi è morto alzi la mano che vi darà elementi importanti per capire ambiente e contesto). Tre storici, dicevamo, che si dedicano allo studio di periodi molto differenti e che rappresentano questi momenti dell'umanità anche nel modo di pensare, talvolta vestire e soprattutto comunicare. Dalla Preistoria di Mathias al Medioevo di Marc (anche Fred Vargas, detto per inciso, è medievalista) per finire alla Prima guerra mondiale (tempo di trincee) di Lucien. È naturale che esistano incomprensioni tra uomini appassionati di età così differenti, ma anche affinità elettive. E poi di necessità virtù...

Acute, ironiche e divertenti le conversazioni che i tre intrattengono nella loro casa. Sì, perché vivono insieme in un edificio di quattro piani (uno per ognuno) un po' fatiscente, di cui dividono l'affitto. Nella mansarda invece c'è il vecchio padrino di Marc, Armand Vandoosler, ex commissario della criminale. Nella casa accanto alla loro abita una coppia benestante, Sophia e Pierre. Lei, ex cantante lirica greca che ha goduto in passato di una certa notorietà, con stupore scopre un mattino un albero nuovo in giardino, un faggio, che sino alla sera precedente proprio non c'era. Lo stupore aumenta con la reazione sconcertante del marito, in apparenza assolutamente indifferente alla cosa. Certa che i suoi stravaganti vicini di casa potranno esserle d'aiuto nelle indagini sull'albero misterioso, Sophia si rivolge ai nostri storici che prendono subito a cuore la faccenda (anche grazie alla generosa offerta economica che per uomini perennemente in bolletta non è da sottovalutare). Ma dalla semplice e un po' ridicola storia del faggio nascerà una vicenda ben più complessa che genererà una sparizione (che si tramuterà poi tristemente in omicidio) e porterà i nostri "eroi" ad avere a che fare con una serie di donne seducenti e affascinanti delle quali è bene non anticipare nulla.

In una Parigi un po' trasandata protagonisti non vincenti e non in carriera riusciranno a capire il senso di questa vicenda, seguitando a vivere la loro esistenza un po' ai margini, in un contesto divertente di "pennacchiana" memoria.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

Capitolo primo

- Pierre, in giardino c'è qualcosa che non va, - disse Sophia.
Aprì la finestra e scrutò quel lotto di terra di cui conosceva ogni filo d'erba. Ciò che vedeva le faceva venire la pelle d'oca.
A colazione Pierre leggeva il giornale. Per questo forse Sophia guardava così spesso dalla finestra. Vedere che tempo fa... È una cosa che facciamo sovente quando ci alziamo. E ogni volta che il tempo era brutto lei, manco a dirlo, pensava alla Grecia. A lungo andare quelle contemplazioni immobili si riempivano di una nostalgia che certe mattine si dilatava fino al risentimento. Poi passava. Ma quella mattina in giardino c'era qualcosa di strano.
- Pierre, c'è un albero in giardino.
Si sedette accanto al marito.
- Pierre, guardami.
Pierre alzò verso la moglie un volto annoiato. Sophia si aggiustò il foulard intorno al collo, un'accortezza rimastale dai tempi in cui era cantante lirica. Per tenere la voce al caldo. Vent'anni prima, su un gradino di pietra del teatro di Orange, Pierre aveva edificato una montagna compatta di certezze e promesse d'amore. Un attimo prima che lei andasse in scena.
Sophia trattenne con una mano quel viso tetro da lettore incallito di giornale.
- Che ti prende, Sophia?
- Ti ho detto una cosa.
- Sì?
- Ti ho detto: "C'è un albero in giardino".
- Ho sentito. Mi pare normale, no?
- In giardino c'è un albero che ieri non c'era.
- E allora? Cosa vuoi che ti dica?
Sophia non era tranquilla. Non sapeva se fosse il giornale, lo sguardo annoiato o l'albero, ma qualcosa non andava, era chiaro.
- Pierre, spiegami come va un albero ad arrivare da solo in un giardino. Pierre si strinse nelle spalle. Gli era del tutto indifferente.
- Che importanza ha? Gli alberi si riproducono. Un seme, un germoglio, una gemma ed il gioco è fatto. A queste latitudini i boschi crescono come niente. Immagino che tu lo sappia.
- Non è un germoglio, è un albero! Un giovane albero, dritto come un fuso, con i rami e tutto il resto, piantato solo soletto a un metro dal muro di cinta. Allora?
- Allora l'avrà piantato il giardiniere.
- Il giardiniere è in vacanza da dieci giorni, e poi non gli ho chiesto niente. Non è stato il giardiniere.
- Che importanza ha? Non penserai che me la prenda per un alberello ai piedi del muro.
- Ti spiace alzarti e guardarlo? Almeno questo?
Pierre si alzò fiaccamente. La lettura era bell'e rovinata.
- Lo vedi?
- Certo che lo vedo. È un albero.
- Ieri non c'era.
- Può essere.
- È sicuro. Cosa facciamo? Hai un'idea?
- Un idea per che cosa?
- Quell'albero mi fa paura.
Pierre rise. Ebbe addirittura un gesto affettuoso. Ma fugace.
- Sul serio, Pierre. Mi fa paura.
- A me no, - disse lui tornando a sedersi. - Anzi, la vista di quell'albero mi mette di buon umore. Lasciamolo in pace, punto. E tu lascia in pace me. Se qualcuno ha sbagliato giardino, peggio per lui.
- Ma Pierre, l'hanno piantato durante la notte!
- Ragione di più per sbagliare giardino. A meno che non sia un regalo. Ci hai pensato? Qualche ammiratore che voleva festeggiare in modo discreto il tuo cinquantesimo compleanno. Gli ammiratori sono capaci di invenzioni strampalate, soprattutto gli ammiratori-roditori, anonimi e cocciuti. Vai a vedere, forse c'è un biglietto.
Sophia ci pensò su. L'idea non era del tutto idiota. Pierre aveva suddiviso gli ammiratori in due grandi categorie. C'erano gli ammiratori-roditori, paurosi, febbrili, muti e inestirpabili. Pierre si ricordava di un topo che in un inverno aveva trasportato un intero sacco di riso in uno stivale. Chicco dopo chicco. Gli ammiratori-roditori fanno così. Poi c'erano gli ammiratori- pachidermi, altrettanto temibili nel loro genere, rumorosi, mugghianti, pieni di sé. All'interno di queste due categorie, Pierre aveva elaborato un'infinità di sottocategorie. Sophia non ricordava più bene. Pierre disprezzava gli ammiratori che l'avevano preceduto e quelli che l'avevano seguito, vale a dire tutti. Quanto all'albero, forse aveva ragione. Forse. Lo sentì dire "ciao a stasera non pensarci più" e si ritrovò sola.
Con l'albero.
Andò a guardarlo da vicino. Con circospezione, come se potesse esplodere.
Ovviamente non c'era nessun biglietto. Ai piedi dell'albero, un cerchio di terra dissodata di fresco. Che tipo di albero era? Sophia ci girò intorno più volte, imbronciata, ostile. Propendeva per il faggio. Propendeva anche per uno sradicamento selvaggio, ma essendo un po' superstiziosa non osava attentare a nessuna forma di vita, nemmeno vegetale. E poi, chi si divertirebbe a sradicare un albero che non ha fatto niente di male?

Recensioni dei clienti

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    Giulia

    05/11/2015 17.27.28

    Non so come sia riuscita a finirlo, la trama (che partiva così bene) diventa ridicola, i personaggi sembrano usciti da uno sketch di Colorado risultando non soltanto ridicoli ma anche totalmente fuori contesto. Vargas non penso ti concederò un secondo appuntamento, Chi è morto alzi la mano è stato uno dei gialli più deludenti che abbia mai letto.

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    Truedefender

    05/09/2015 10.38.32

    Sono riuscito ad arrivare a pagina 60 di 250. Uno sforzo tremendo. Il mio è un giudizio soggettivo però trovo difficile reggere la lettura di un romanzo i cui dialoghi tra personaggi sono incentrati due volte su tre su battute, frasi ironiche e doppi sensi. Mah!!!

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    angelo

    07/10/2013 12.08.25

    Ingredienti: tre storici scalcinati, un ex poliziotto non convenzionale, un albero comparso dal nulla, una cantante lirica scomparsa nel nulla. Consigliato: a chi vuol veder colorati di giallo i sentieri della storia, della lirica e della gastronomia, a chi vuol farsi ipnotizzare da un semplice e sorprendente gioco delle tre "case" (topaia, giardino, ristorante).

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    Roberta

    21/09/2013 22.34.54

    Il giallo è un insieme di trovate assurde e improbabili, i personaggi sono costruiti malamente e la storia non regge. Nonostante l'intrico, il romanzo è noioso.

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    Luca

    06/10/2012 12.06.00

    Cosa si nasconde dietro quell'albero spuntato dal nulla in giardino? E' da qui che la scrittrice transalpina parte con la sua storia, divertendosi a disseminare indizi che portano il lettore a cercare di capire chi sia il vero colpevole. Avvincente e bello, nel puro stile Vargas. Da leggere!

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    Corra

    19/09/2012 17.34.48

    bello. E' la prima volta che leggo qualcosa di Vargas e gli unici gialli che ho letto sono quelli di Manuel Vazquez Montalban. Ho amato i personaggi e lo stile che ti permette di leggere il libro in fretta senza stancarti con troppi approfondimenti.

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    ferruccio

    11/06/2012 16.49.34

    In questo romanzo la Vargas "abbandona" il suo amato commissario Adamsberg e si cimenta in un giallo/noir di elevata arguzia e dovizia di particolari e personaggi; le pagine scorrono velocemente grazie al pathos narrativo che cattura il lettore. Da evidenziare gli accostamenti puntuali e corretti con il classico "Moby Dick". Tutto sembra indirizzare a una certa situazione risolutiva che avvolge di mistero, insieme al noir, l'intera narrazione. Il finale lascia interdetti e "a bocca aperta" per il colpo di scena non facilmente immaginabile. Un eccellente libro di cui consiglio la lettura.

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    Dave

    22/11/2011 14.16.39

    Era la prima volta che leggevo Vargas e mai mi sarei aspettato l'enorme delusione per questo libro, consigliatomi da molte persone. I personaggi sono improbabili e anche un po' antipatici, i dialoghi irreali ed un po' da telenovela, la storia macchinosa che parte dalla intrigante idea dell'albero ma che poi si arena immediatamente per 200 pagine, il finale inaspettato e improvviso senza avermi coinvolto nè incuriosito per la risoluzione del caso. Manca inoltre completamente "il contesto" parigino; la città di ambientazione del romanzo potrebbe essere Parigi come Milano, Londra, Mosca o qualsiasi altra città occidentale.

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    Emiliano

    14/11/2011 17.05.26

    Mi aspettavo di più sinceramente. Non sono un amante dei gialli, ma l'ho acquistato per l'aspetto sinistro della copertina, per il titolo originale e per le recensioni che mi parlavano di un racconto che non è solo un giallo. La Vargas scrive molto e speravo di trovare un nuovo filone di libri intriganti, come alcuni di Lansdale spassosissimi. Purtroppo qui i personaggi sono assai poveri, niente a che vedere con Hap e Leonard giusto per restare in tema. Non so come spiegarlo: sembra quasi che l'autrice ne abbia dedotto conversazioni e comportamenti sulla base di un cartamodello, che si è fatta ad uso personale! Impossibile viceversa che il lettore riesca a dare loro uno spessore a partire da quello che legge. Tutto molto inconsistente, una lettura che non avvince e non lascia nulla. Mi chiedo: ma almeno la scoperta del colpevole nei gialli non dovrebbe destare emozioni? Non c'è nemmeno quella, peccato!

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    Simonpietro Veronese

    05/09/2011 10.07.53

    I punti di forza di questo romanzo sono la semplicità, la caratterizzazione dei personaggi, la narrazione scorrevole e il finale a sorpresa. Insomma, tutti gli ingredienti di un'opera ben riuscita, che conquista il lettore dalla prima all'ultima pagina. La Vargas scrive in modo essenziale, pulito, lineare, veloce, senza dilungarsi in pesanti approfondimenti di storie o di ambienti. Tutto scorre all'insegna della leggerezza. Se siete alla ricerca di un giallo complesso e di azione, girate alla larga. Sicuramente leggerò altri romanzi di quest'autrice.

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    Pimpy

    31/07/2011 07.35.13

    Gran bel libro! ottima la descrizione dei personaggi e il finale da vero romanzo giallo. Da leggere!

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    REXLEX

    28/06/2011 16.20.54

    Modesto. Facile da leggere in chiave 'chi è stato' dal lettore smaliziato. Preferisco il visionario Adamsberg che questi 3 1 allo sbando.

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    Alessandra

    26/04/2011 19.12.43

    La Vargas ha uno stile che entra nella carne, non molla mai fino alla fine. Fa persino paura, nonostante la stramba umanità dei suoi personaggi. E' una storia senza tempo, post-moderna e antica come la gelosia

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    AB

    21/03/2011 10.03.34

    La storia è interessante per lo spunto dell'albero che innesca tutta la vicenda e per l'originalità dei personaggi. Mi piace il modo in cui riusciamo a vederli, nei loro rapporti e nel loro privato. Ma la trama talvolta cigola un po'e alla fine viene da pensare che si poteva fare meglio e che sia un'occasione un po' persa. Comunque non è un romanzo da scartare.

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    andrea71

    28/02/2011 15.51.59

    Un gran bel libro, da leggere tutto d'un fiato. Personaggi descritti bene, trama complessa che si dipana pagina per pagina fino alla soluzione finale che sorprende e rapisce. Da leggere!

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    John

    10/11/2010 16.53.51

    Non mi è sembrato niente di che. Personaggi interessanti, ma storia debole, con finale abbastanza scontato. L'efficace espediente dell'albero non mi sembra sia stato ben "gestito" dall'autrice. Volevo leggermi tutta la saga, ma - se questo che è reputato il più bello non mi ha entusismato - temo che con gli altri due andrà anche peggio.

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    Matteo

    11/10/2010 12.16.46

    Un libro veloce, un giallo non troppo coinvolgente. Si salva nello stile e nel carattere dei personaggi. Anche se non è stagione lo vedo bene nella categoria "da ombrellone".

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    Anna

    15/09/2010 11.51.26

    Uno dei più bei gialli finora letto! Devo assolutamente acquistare gli altri romanzi di questa veramente brava scrittrice. Dalle recensioni che leggo credo proprio che non mi deluderanno.

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    Sandro

    07/09/2010 08.39.21

    Dopo "Io il tenebroso" mi accingo al secondo romanzo di Fred e al termine dell'impresa mi vengono spontanee le seguenti riflessioni: 1.il padrino cos'ha al posto del cervello, un potente pc per elaborazione dati? un'entità o massa grigia aliena? suppongo di sì altrimenti come potrebbe avere di colpo intuizioni paragonabili alla teoria della relatività dopo 240 pagine di noia assoluta? 2.dove sarebbe la storia avvincente e quindi dove il "capolavoro" dell'autrice? Stavolta non salvo neppure gli apostoli, banali anch'essi quindi abbassiamo decisamente la media, improponibile buttar via prezioso danaro per bolle del genere.

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    diablo

    30/08/2010 17.15.29

    riuscito esercizio di stile..quattro, cinque sei personaggi che compartecipano allo sviluppo della narrazione, con la propria individualità, ben caratterizzati. da far leggere nelle scuole di scrittura per far comprendere come si bilanciano le caratteristiche dei vari personaggi nella tessitura del racconto.

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