Traduttore: C. Prosperi
Illustratore: Y. Shimizu
Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione: 2016
Pagine: 150 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788893440004
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    zocca giuliano

    31/01/2018 14:06:11

    Banalmente noiose. Non il Cunningham al quale siamo abituati. Rivisitazione di favole non sempre comprensibile. Alla fine rimane solo il discutibile uso, fatto dal traduttore, dell'articolo davanti alla w.

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    rejectedfrogs

    24/11/2016 15:17:22

    Non so se sia un semplice caso: è un fatto che Michael Cunningham, scrittore apertamente omosessuale, nei dieci racconti di Un cigno selvatico, illustrati da Yuko Shimizu, ha rivisitato alcune tra le fiabe occidentali più conosciute. E le ha rese accattivanti, commoventi, inquietanti, con evidenti messaggi morali; proprio come, prima di lui, Angela Carter, una donna che scriveva senza alcun imbarazzo di sessualità nelle sue forme più varie, aveva fatto nella raccolta La camera di sangue. Si tratta di due stili molto diversi, ma entrambi colpiscono nel segno. I racconti di Cunningham sono moderni, e i protagonisti sono tutti carismatici, intelligenti, spesso sfortunati. Personalmente, ritengo che il vero tesoro del volume sia La vecchia pazza: la storia della strega di Hansel e Gretel, una donna che ha avuto molti uomini e che si ritrova sola. Nelle fiabe di Cunningham c'è posto anche per il principe necrofilo di Biancaneve (Avvelenata) e per Omino (uno gnomo che diventa schizofrenico per sopportare la solitudine). Bestie è il racconto forse più amaro della raccolta: Cunnigham ci spiega che la bestia è diventata tale perché da umano era uno stupratore. E che forse era meglio lasciarlo ai patimenti previsti dalla sua forma bestiale.

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    Cristiana

    13/06/2016 13:22:57

    Deliziosi racconti! Un po' alla Angela Carter, ma diversi. E mettono davvero paura! Bellissime anche le illustrazioni di Yuko Shimizu che fanno parte integrante del libro per cui l'autrice (o autore) andrebbe citata in copertina. Io non me ne intendo ma scommetto che è famosa (o lo diventerà) e il suo nome in copertina potrebbe attirare altri lettori

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    massimo

    13/05/2016 10:26:14

    Dieci brevi racconti in cui le favole della nostra infanzia vengono rielaborate attraverso una visione più reale e in chiaroscuri a volte sarcastici ma sempre molto intriganti. Un gradevole esercizio di scrittura ed una piacevole lettura senza impegno.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Che nel mondo delle fiabe non fosse tutto rose e fiori lo avevamo capito fin da bambini. A bellissime fanciulle innamorate e principi coraggiosi pronti a salvarle, hanno sempre fatto da contraltare perfide matrigne, streghe maligne, orchi spaventosi e folletti birichini. Ogni fiaba ha un lato oscuro, a volte un velo sottile, altre volte un segno più deciso, ma in ogni caso, l’innocenza e la spensieratezza non regnano sempre incontrastate.

Michael Cunningham, tuttavia, con il suo Un cigno selvatico esplora ancora più nel profondo gli aspetti tetri delle fiabe, riproponendo in chiave oscura i classici protagonisti, dei quali riesce a mostrare un aspetto completamente diverso, scoprendone debolezze e perversioni. E così, Hansel e Gretel diventano due teppisti violenti e senza freni, il principe ritiene Biancaneve molto più eccitante da morta e la Bella rimpiange la Bestia, ora che si ritrova a vivere con un ragazzo così ordinario…

Dieci favole dark, o meglio dieci anti-favole, splendidamente illustrate da Yuko Shimizu, ricche di umorismo e venate da quel tocco di cinismo tipico delle fiabe popolari, dieci racconti che si rivelano essere molto attuali, anche grazie all’ambientazioni atemporale nella quale l’antico incontra il moderno. Una raccolta interessante e originale, ricca di sfumature, finemente delineata dallo stile impeccabile ed elegante che ci ricorda, ancora una volta, che Michael Cunnigham è uno degli autori più interessanti dei nostri tempi.

«La gran parte di noi non corre rischi. Se non siete un sogno delirante nel sonno degli dei, se la vostra bellezza non turba le costellazioni, nessuno vi lancerà un incantesimo».(p. 11) Dentro ogni favola, precisa Cunningam nell’introduzione, non a caso intitolata Dis-Incanto, c’è un non-protagonista, qualcuno che non è interessante da raccontare e che proprio per questo soffre, roso dall’invidia, e può diventare pericoloso, finendo per acquistare l’importanza, nella trama di una storia, che hanno i veri protagonisti.

Queste fiabe mettono in mostra il lato più perverso e oscuro dei protagonisti, e ci mostrano i peggiori aspetti della società nella quale viviamo, tutta l’impotenza, la bassezza e la viltà di cui siamo capaci. Sì, l’autore parla di tutti noi, di quando la nostra parte peggiore, quella più meschina e nera rischia di prendere il sopravvento su tutto il resto, rendendoci invidiosi, arrabbiati e gretti, capaci di gioie segretamente delle sofferenze altrui. E, decisamente, per nulla “felici e contenti”.

Recensione di Chiara Barra