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Città distrutte. Sei biografie infedeli - Davide Orecchio - copertina
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Città distrutte. Sei biografie infedeli - Davide Orecchio - copertina
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Descrizione


Un regista sovietico in esilio, una desaparecida argentina, un'intellettuale romana solitaria, un giornalista siciliano tra fascismo e comunismo, un bracciante molisano, un diplomatico tedesco: ogni personaggio una "città distrutta" dal potere, dall'autorità dello Stato, della politica e dei totalitarismi. Percorsi esistenziali che avrebbero voluto essere diversi ma che, interrotti e contrastati da una storia collettiva calendarizzata da altri, non si compiono e non toccano la felicità. L'opera rielabora e accresce il genere biografico mescolandolo alla finzione. Le fattezze di ciascun ritratto sopravvivono come un calco alla sua matrice, fino a sembrare biografie: ma è tutto rubato! Sono echi, repliche di originali, biografie fittizie ispirate a vite effettive. Ogni ritratto muove da fonti edite o materiali d'archivio, fatti accaduti e documentati, ma va oltre la semplice ricostruzione. Sintomo di questa doppiezza sono le stesse citazioni: opere e autori menzionati a volte sono reali, più spesso di fantasia che legittimano in un qualche modo una narrazione a metà fra realtà e finzione.
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Dettagli

2012
238 p., Brossura
9788861651074

Valutazioni e recensioni

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Nicola Intrevado
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E' davvero un grande conforto prendere atto che ci siamo scrittori italiani al lavoro, molto giovani, e di tale indiscutibile livello di scrittura ed erudizione. Costruzione di trame redatte su documento e immaginario che si sposano in una miscela che si salda non solo nell' idea intuitiva della formula quanto piuttosto nel risultato del suo progetto. E che progetto ambizioso. E che risultato sorprendente. Scalda il cuore la lettura appassionata di un libro di tale altissimo grado culturale ed e' un piacere sapere che sia stato premiato dal supermondello, di solito i premi non premiano mai i talenti quanto i poteri delle cortigianerie di turno. E... quest' anno, avendo ricevuto i tre libri da leggere, sono uno dei 200 giurati italiani che votera' il prossimo vincitore. In verita' non ho ancora cominciato il mio compito di attento lettore e ho voluto leggere questo libro per saggiarne il livello dei partecipanti in genere, cosi' per darmi una prova come dire dell' attendibilita' della misura. Ma, a questo punto mi chiedo : saro' all' altezza del ruolo ? Davide Orecchio : indicami la via !

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Voce della critica

  La biografia non ha mai avuto una grande fortuna nel nostro paese, ma forse in una stagione di profonda crisi della fiction, dove gli scrittori esplorano territori di scrittura altra, come per esempio il reportage nelle sue tante forme, o l'autobiografia sciupata e tradita dall'invenzione, torna come forma letteraria capace di sorprenderci, darci quel surplus di realtà, di senso, di profondità conoscitiva che molti romanzi commercialmente ben confezionati, o esordi anoressici ridotti a merci da banco del supermercato, da anni ci vietano nella loro dimessa e meccanica prevedibilità. Ce lo dice un libro di Davide Orecchio, giovane autore uscito dall'officina di "Nuovi argomenti", che lavora come giornalista al settimanale "Rassegna" della Cgil, di solida e insolita compostezza formale, dalla scrittura abilmente scolpita da una ritmica esatta che mischia sapientemente reperto memoriale, ricerca storica sul campo, quindi "le carte", un corredo di letture riverberanti e contestuali molto ricco, all'infedeltà, peraltro annunciata dal sottotitolo, di un'immaginazione che inventa dal vero lasciandosi uno spazio di verosimile quanto mai azzardata parte di finzione. Il risultato è notevole, così come il campionario delle storie, di forte impatto emotivo e calibrata resa espressiva, con tramature a volte micro-romanzesche di memoria manganelliana, fatte di improvvisi colpi di scena o inaspettati dirottamenti. A parte l'ultimo di questi sei capitoli, tutti attingono alla memoria del Novecento e delle sue mitologie (il fascismo, il comunismo, la guerra fredda, il '68), forse il repertorio che Orecchio meglio ha studiato e conosce come storico, del mondo politico e sindacale come di quello artistico, ma non solo. La scelta coraggiosa di una ragazza nella Buenos Aires dei desaparecidos, le delusioni di un militante comunista meridionale toccato da una malora esistenziale, il regista russo vagamente somigliante a Tarkovsky incapace di realizzare il suo film osteggiato dai burocrati sovietici, il fallimento del progetto politico e culturale nella vita del personaggio multiplo Pietro Migliorisi, la storia di formazione della poetessa Betta Rauch condannata all'anonimato nonostante un impegno di scrittura e di militanza internazionalista di anni. Sono tutte storie di conflitti con il potere, con i poteri, di perdenti e di fallimenti, talune volte anche con se stessi nel piano esistenziale, e personaggi unici ma che possono essere plurali in quanto esemplari di un'autobiografia collettiva vissuta nelle "città distrutte" che danno il titolo al libro, cioè in quegli edifici ideologici, culturali e politici di un mondo relativamente a noi vicino che però ci appare vertiginosamente irraggiungibile, ormai metafore del secolo breve. Edifici che si fanno corpi, storie collettive che riverberano con quelle private. Ed è proprio la nevrotica poetessa Betta Rauch, una sorta di Ingeborg Bachmann italiana, che lo scrive in uno dei suo zibaldoni intimi: "Spesso dici che sono un rudere con un tono che mi fa impressione. Io spero di no. Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite". Le intenzioni del realista "costretto" alla menzogna sono in un frammento di una delle storie: "Come sentire cos'erano le sue spalle da giovane, se aveva i capelli soffici e quanto fossero neri, e sapere se piaceva alle donne, se il padre l'amò, se la madre l'amo? Accidenti, quest'uomo che è diventato per me il più sconosciuto e insieme il più vicino, vorrei ritrarlo come si deve lasciando che con lui parlassero cuore e cervello, fatti e testimoni, lirica e prosa, insomma cavandomela per bene". Ma, come scrisse Thomas Bernhard, "alla fine quello che importa è soltanto il contenuto di verità della menzogna", e l'autore di questo libro, che lo sa perfettamente, si diverte a depistare di continuo il lettore. Forse quello che sorprende di più è la lucidità con la quale il narratore restituisce queste vite eccentriche costruendole da un magma complesso, che le affratella ad altre, le ingorga incrociandole, le rende complesse, legandole indissolubilmente ai movimenti collettivi di più epoche, in una sorta di bricolage. Con la rara capacità di reperire però anche una specie di midollo esistenziale costruito sui fatti salienti, sui movimenti necessari, non solo quelli memorabili, i grandi fatti, ma quelli dove l'intensità massima raggiunta nella curvatura interna di una verità esistenziale rende essenziale la persona-personaggio così come le silhouette di Alberto Giacometti. Vengono in mente i Narratori delle pianure di Gianni Celati, o ancora meglio le Vite di uomini non illustri di Pontiggia, e, come i prototipi umani inventati dai nobili predecessori, anche questi di Orecchio si faranno a lungo ricordare. Angelo Ferracuti

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Conosci l'autore

Davide Orecchio

1969, Roma

Vive e lavora a Roma, città nella quale è nato.Nel 2014 è uscito il romanzo Stati di grazia (il Saggiatore). Ha pubblicato nel 2012 Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi), una raccolta di racconti che ha vinto il premio Mondello Opera Italiana e SuperMondello 2012, il Premio Volponi 2012 ed è arrivata finalista al premio Napoli. Storico di formazione e giornalista professionista, ha pubblicato racconti, testi, articoli e saggi su Nazione Indiana (del quale fa parte dal 2012), Nuovi Argomenti, WATT, pagina99, il manifesto, The American Reader, Achab, Reset, Caffè Europa, Dimensioni e problemi della ricerca storica, Style Piccoli/Corriere della Sera. Direttore di Rassegna.it dal 2007 al gennaio 2014. 

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