Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 13 maggio 2009
Pagine: 56 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845923814
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Descrizione
La nobile lotta tra due campioni e tra due volti immutabili del nostro paese. Con una nota di Giovanni Mura.

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    faufla

    08/05/2018 15:40:08

    Quando il ciclismo era epico mentre adesso non lo è più!

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    alida airaghi

    28/05/2015 18:19:56

    Questo breve saggio di Malaparte, pubblicato nel 1949, è sostanzialmente una dichiarazione d'amore alla bicicletta e ai suoi due campioni per antonomasia, messi a confronto non solo per le doti tecniche, quanto soprattutto per le loro caratteristiche umane. Si apre con alcune considerazioni generali, a metà tra il filosofico e il poetico, sulla natura del capolavoro a due ruote, "che appartiene a pieno titolo al patrimonio artistico nazionale", benché sia stato inventato da un inglese. "Ci chiediamo come possa stare in piedi ed ecco che lei prende il volo, in equilibrio su un invisibile filo d'acciaio, come un acrobata sulla sua fune. In silenzio trafigge lo spazio, in silenzio penetra nel tempo. Senza un briciolo di pudore, viola tutti i misteri del paesaggio, dell'orizzonte, della natura..." L'autore racconta poi in che modo sia nata la sua passione per il ciclismo, già dall'infanzia assistendo alle prodezze di Gerbi, e poi riscoprendo la sua vecchia bicicletta di ritorno dal fronte: "trovammo ad accoglierci in anticamera un timido bagliore di acciaio arrugginito, simile al lampo di felicità e di pudore che fa arrossire il volto di una ragazza". Ecco quindi l'esaltazione e l'acuta disamina dei due eroi del pedale: Gino Bartali, toscano, classe 1914, e Fausto Coppi, piemontese, classe 1919. Malaparte non descrive se non marginalmente le loro gare e la loro perenne rivalità, ma approfondisce con arguzia i due diversi caratteri, i differenti modi di vivere la propria italianità negli stessi anni. Bartali fervente e pio cattolico, Coppi "voltairiano inconsapevole", Bartali contadino e Coppi operaio, l'uno ispirato e l'altro scettico, il primo umano e antico, il secondo moderno e tecnico. Pur parteggiando visceralmente per il suo sanguigno conterraneo, Malaparte intuisce nello smilzo e disincantato piemontese la sofferenza dovuta a un sentimento di profonda solitudine, aggravata forse non solo dall'indole malinconica ma anche da dolorose vicende private.

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    don gralizoner

    20/10/2009 09:44:22

    Piccolo classico, "contadino" e futurista, da leggere ascoltando brani di Paolo Conte. La nota di Gianni Mura vale quanto il testo annotato; perciò pieni voti.

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