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Le due anime di Napoli, quella ignorante, povera e derelitta "dei fetenti" e quella colta e ricca dei " signori" che si incrociano, si sfiorano, si toccano, convivono nella storia che che ci racconta l'ibrido Michele. Una storia di cuore, di sentimento, di tragedia, di prepotenza, di violenza, di emarginazione; insomma la storia da sempre di Napoli. Mi è piaciuto !
Le cose accadono è un romanzo diretto, a volte dai toni forti ma indispensabili affinché il lettore possa rendersi conto pienamente delle condizioni di degrado, abbandono e illegalità in cui versano la maggior parte delle famiglie che abitano la periferia o la stessa città di Napoli.Martina è una bambina che nasce e vive in uno di questi contesti, una bambina che , oltre ad avere una madre derelitta,incapace di intendere e di volere,all'età di soli cinque anni subisce anche lo strazio dell'allontanamento dalla sua famiglia di origine. Andando avanti con la lettura si ha l'impressione che la sorte si accanisca con queste persone poichè i problemi attirano altri problemi.Potrebbe sembrare un'esagerazione, ma chi vive a contatto con certe realtà, o che ne faccia parte o che ne sia testimone, sa bene che la sofferenza ed il dolore esistono ed ancor più grave è quando sono i bambini a doverne fare le spese.Quando ci ostiniamo a non voler vedere è perché noi stessi non vogliamo soffrire, non vogliamo fastidi di sorta, preferiamo parlare d'altro, magari della solita politica e dei personaggi che ne fanno parte. E’ così che sembra comportarsi la gente bene di Napoli, certe famiglie di medici e professionisti, quella media borghesia della quale Michele Campo, il protagonista del romanzo, entra a far parte dopo il matrimonio con Costanza. Michele ha una vita tranquilla, senza infamia né gloria, ma la sua quotidianità verrà stravolta quando conoscerà Martina e, di conseguenza, tutti gli stenti ed i retroscena della famiglia della bambina. Sarà il caso che porterà Michele a scoprire un segreto che sua madre aveva custodito fino a quel momento… Lo scrittore Angelo Cannavacciuolo, inconsapevolmente e senza pietismi, ci sbatte in faccia certe condizioni umane e lo fa talmente bene che quasi viene da pensare che ne sia stato protagonista. Da leggere sicuramente.
Ho letto questo romanzo in poco meno di 5 ore, quindi, tutto d'un fiato, cosa che non mi capita spesso nelle mie letture. Il romanzo di Angelo Cannavacciuolo a mio parere è molto bello, per una lunga serie di ragioni. Innanzi tutto l'autore si prende la sana libertà di spezzare una serie di luoghi comuni e di indignarsi, il che risulta molto appagante per il lettore, che si immedesima completamente nella voce narrante, sentendola complice ed amica. A me è accaduto di sentirmi parte dello scrittore sin dalle prime righe. E' stato come se egli desse voce proprio a quello che avevo in animo da moltissimo tempo. Il romanzo è molto scorrevole, è scritto bene, è asciutto, e non lascia spazio alla commozione d'occasione, nè al pietismo, per intenderci quel polpettone osceno che propone la TV. Piuttosto, la drammaticità di questa storia, apre a riflessioni complesse, e semmai susciti un sentimento, questo è di compassione, ovvero compartecipazione al dolore dei protagonisti. E' molto ben descritta la manualistica comportamentale della borghesia napoletana, con le sue voci, i suoi discorsi d'ordinanza, i baci e i saluti sempre corredati dai titoli professionali. L'intensità che impregna tutto il romanzo non è il frutto di un'invenzione stilistica. Sono le temperature, gli odori, i cattivi odori, il colore degli sguardi, i toni, la grammatura delle emozioni... Il tema centrale di questo romanzo è secondo me l'infanzia. C'è uno sguardo di compassione e di dolore verso l'infanzia schiaffeggiata, umiliata, vilipesa, c'è la centralità della figura del bambino, vittima di una famiglia e di una storia sbagliata, ma che per questo è indispensabile salvare, recuparare, sottrarre al dolore dei grandi. Perché il bambino è un adulto in embrione, ed è il solo essere che può cambiare il corso della sua storia personale, e della comunità in cui si troverà a vivere. La centralità dell'infanzia, quale territorio di formazione, di crescita, di educazione alla vita, occupa in questo romanzo il posto che gli spetta. Molto bello.
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