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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2012
Pagine: 170 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806208448
  Tre racconti, tre momenti distinti e disgiunti della vita di un uomo raccontati da un'unica voce che dice "io" e viaggia a ritroso nel tempo: questo è Dentro, libro d'esordio di Sandro Bonvissuto, l'"oste filosofo" romano il cui ritratto campeggia in copertina. Si sarebbe tentati di credere che ci sia molto dell'autobiografia, in questi tre ritratti, benché l'autore si sia premurato di assicurare che, al di là di alcuni spunti, l'io narrante non corrisponda a quello dell'autore: le esperienze che Bonvissuto racconta sono però osservate da molto vicino, e ruotano intorno a luoghi, ambienti e frequentazioni con cui l'autore mostra di aver avuto una certa confidenza. Di fatto, Dentro è un'opera che si legge come una confessione, come il bilancio dei primi quarant'anni di vita di chi l'ha scritto, ed è in questo senso che il libro ha una sua ragion d'essere: l'attenzione spasmodica al particolare, alle piccole cose del quotidiano, le riflessioni brevissime e spesso fulminanti che attraversano il testo rendono infatti Dentro un non-romanzo, una non-narrazione che, se non portasse il lettore a immaginare qualche legame tra fatti narrati e vita vissuta, mostrerebbe la corda in molti passaggi e sarebbe – perché non dirlo? – meno interessante. È insomma il gioco, sicuramente volontario, di corrispondenze tra fictione realtà che tiene in piedi il libro. Prendiamo Il giardino delle arance amare, primo episodio della triade: l'io narrante vi racconta un'esperienza trascorsa in carcere, e lo fa senza specificare il crimine che ve l'ha condotto né l'istituto di pena né i motivi che, dopo un periodo relativamente breve, portano alla scarcerazione. Il tentativo, insomma, è quello di rendere universale e paradigmatica un'esperienza-limite, e di approfittare del contesto per riflettere sulla condizione umana. Per questo, Bonvissuto più che narrare descrive: com'è fatta la cella, come ci si vive, come sono i bagni, a che ora si può fare la doccia e così via. Il racconto, insomma, sembra costruito per rispondere a domande su "com'è fatto" il carcere e su "come funziona" la vita in cella. Non ci sono veri personaggi, ma "tipi" che interagiscono tra loro; i dialoghi sono pochissimi e tutti volti a far capire a chi narra e a chi legge quali sono le regole di comportamento in galera. Non c'è una vera e propria storia, non c'è uno sviluppo del discorso: è una lunga fotografia esistenziale che inquadra una condizione e la commenta (il modello è sicuramente il Sartre del Muro). Il secondo episodio, Il mio compagno di banco, è forse il più riuscito della raccolta, fatte salve le prime, lunghissime pagine in cui Bonvissuto si perde a raccontare delle comunissime sensazioni da primo giorno di scuola. Il pezzo decolla letteralmente quando, quasi per caso, il narratore scopre un legame di sangue con il proprio compagno di banco: i due instaurano una "diarchia" e vivono per un intero anno scolastico in completa simbiosi. Anche qui, però, non si narra: si fotografa. Bonvissuto descrive un rapporto umano senza svilupparlo narrativamente: i due protagonisti non hanno nome, la vicenda si svolge in ambienti anonimi, senza personaggi e praticamente senza azione. Ma l'intuizione della "diarchia" è felice, la lingua è secca ed efficace ed è affascinante e profondamente umana l'assoluta gratuità con cui i protagonisti si trovano e respirano all'unisono. L'ultimo episodio, Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta, scova un momento dell'infanzia del narratore, che per non sentirsi escluso dal gruppo chiede al padre di insegnargli ad andare in bici. Mentre descrive la vita quotidiana di una borgata romana, Bonvissuto porta il narratore al cospetto di un padre con cui non ha mai avuto un vero rapporto: il momento in cui il figlio chiede al padre di fargli da maestro è il migliore di tutto il libro, e rivela anche un'insospettabile vena comica che fa da controcanto a massime come "non è la morte l'avversario della vita, ma il tempo" o "la solitudine è una condizione indispensabile". Ecco, il tono vagamente sapienziale, da "insegnamento di vita", che percorre Dentro (e che è fortissimo nel primo racconto) è l'aspetto che rende il libro una proposta particolare ma, allo stesso tempo, in alcuni punti difficile da accettare. Se lo si accetta, è perché si è portati a immaginare che, come si diceva, ci sia molto di vero in ciò che viene raccontato. Detto in parole povere: una massima di vita tramandata da chi è stato davvero in carcere è perdonabile e persino preziosa; la stessa massima, lo stesso giudizio sull'esistente fatti senza il supporto di una solida struttura narrativa e messi così, nero su bianco, da uno che ha fatto molta meno vita di quella che racconta, non lo sarebbero. Il patto narrativo che Dentro mira a stabilire con il lettore – al netto di una lingua precisa e affilata, di un sicuro talento nell'osservazione dei comportamenti umani e della capacità di elevarli a paradigma – è insomma fondato su un equilibrio precario. Andrea Tarabbia

Recensioni dei clienti

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    LucaMilano

    28/09/2016 11.15.21

    Bonvissuto scrive bene, benissimo, è sensibile e introspettivo, il racconto breve forse è la sua giusta distanza, il percorso lungo probabilmente non gli si addice, lo provano alcuni abbassamenti nel ritmo narrativo che già emergono in questo testo, momenti di noia alternati ad altri in cui vorresti invece avere un lapis per sottolineare e catturare la poesia, ma è un talento, e descrive sapientemente episodi comuni di vita di un dignitosissimo loser; tre episodi, il primo, piu ricco, sull'esperienza carceraria, gli altri due più brevi ma alquanto poetici su esperienze fondanti dell'infanzia e adolescenza.

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    mara regonaschi

    19/05/2015 09.03.53

    3 intensi racconti di profonde esperienze umane. La prima, quella sul carcere, ti porta "dentro" l'esperienza disumana di vivere lì troppo a lungo, perché lì morire è difficilissimo, non potendo fare niente, lì non muori per cause naturali ma solo se ti uccidi: la morte lì non ti raggiunge dall'esterno, ma da dentro. Bonvissuto non ti racconta il carcere, ma ti butta in cella, ti impone quell'esperienza, ti disorienta. La potenza del primo racconto lascia talmente impressionati che probabilmente toglie sostanza agli altri due, poetici e lontani.

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    luciaccese

    20/01/2014 18.32.16

    Emozionante ...........consigliatissimo

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    Lorso57

    26/04/2013 09.22.13

    Questo romanzo dell'esordiente Sandro Bonvissuto, costituito da 3 racconti, si è rivelato per me una graditissima sorpresa. Nel primo racconto l'autore narra l'inferno del carcere con una minuziosa descrizione della vita quotidiana. Nel secondo e nel terzo racconto ci narra la grande amicizia con il suo compagno di banco e come imparò ad andare in bicicletta. I racconti sono ben scritti e ricchi di osservazioni interessanti e non banali. Una prova convincente che suscita nel lettore la speranza di poter leggere in futuro altre opere di questo autore.

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    ant

    25/09/2012 16.58.38

    Un libro che tratta 3 argomenti, a me personalmente ha colpito molto il primo frammento in cui l'oggetto è : il carcere(gli altri due segmenti riguardano l'amicizia in età adolescenziale e l'infanzia) Bonvissuto, che è un esordiente in campo letterario, sorprende per profondità e sensibilità nell'affrontare un argomento così delicato come la detenzione in istituiti carcerari, ed è mirabile nella descrizione dei luoghi e delle peculiarità dei detenuti. Infatti la cella angusta viene descritta con minuzia, addirittura le crepe del soffitto e la finestrella x arieggiare il bagno assumono risvolti quasi poetici in questa narrazione. Dove eccelle l'esposizione di Bonvissuto, a mio parere, è proprio quando racconta dello stato d'animo di chi deve vivere sulla propria pelle la condizione di recluso. Bello ed emblematico il passaggio che estrapolo: "Cos'è il carcere? La forma architettonica del male. Il carcere è un muro, e «il muro è il piú spaventoso strumento di violenza esistente. Non si è mai evoluto, perché è nato già perfetto». Tutti i giorni, all'ora d'aria, puoi arrivare a toccarlo col naso «per guardarlo cosí da vicino da non vederlo piú. E il muro non è fatto per agire sul tuo corpo; se non lo tocchi tu, lui non ti tocca. Non è una cosa che fa male, è un'idea che fa male». Cmq molto intriganti anche le pagine sull'adolescenza e l'infanzia Ps: ho letto che l'autore vive facendo il cameriere in un'osteria romana ed è laureato in filosofia, bravissimo

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    Paolo

    18/09/2012 17.42.46

    Una storia di vita, raccontata bene, che fa leva sulla curiosità del lettore per un mondo in gran parte sconosciuto ai più. Offre spunti di riflessione interessanti e un punto di vista non molto comune, in alcuni casi addirittura coraggioso. Ho trovato la struttura del romanzo un po' debole e per questo non attribuisco il punteggio massimo, ma sono sicuro che l'autore ha ancora notevoli margini di crescita.

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    Falco

    12/09/2012 06.59.09

    Una bellissima sorpresa mi ha riservato questo libro d'esordio in tre racconti. Il primo racconta l'esperienza della prigione. facendotela vivere da dentro, dettagli che sono l'essenza stessa dell'esperienza (il suicidio, il muro, il bibliotecario, i luoghi che muoiono). Gli altri due racconti più ironici ma sempre straordinari. Scrittura che convince, limpida e poetica. Un autore da seguire

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    Davide D.

    03/09/2012 09.47.19

    Un libro davvero molto bello, una lettura scorrevole, coinvolgente, mai noiosa. Lo consiglio davvero.

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    MARIO LUCADEI

    14/07/2012 19.16.57

    dopo una segnalazione del maestro Goffredo Fofi, sono rimasto folgorato da questo libro, un prosa asciutta che rasenta la poesia, capolavoro nel panorama della narratiiva Italiana. a pag. 49, nel primo racconto: "Nella cella vicino alla nostra ... fino alla fine della pag. successiva, sono rimasto coinvolto talmente dalla prosa che confesso di aver pianto.un scrittura autentica ed essenziale, quindi profonda e struggente.

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    massimo

    18/06/2012 14.19.45

    Bellissimo, tre racconti d'esordio di uno scrittore cui non si può augurare altro che scrivere tanto e bene come in "Dentro". Una prosa asciutta e profonda, impressioni e riflessioni espresse con una tale semplicità e profondità da rimanere assolutamente affascinati. Il primo racconto poi , che narra della sua esperienza diretta in carcere e della vita che in esso si svolge, è - a mio modesto parere - un piccolo capolavoro nel panorama letterario degli ultimi anni. Assolutamente da leggere.

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