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Come si affronta davvero una perdita? Tra ricordi d’infanzia e sensazioni di assenza, Schmitt si racconta attraverso le intime pagine di questo memoir.
«Questo Diario è il memor, commovente e dolcissimo, dei due anni in cui l'autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano e di Piccoli crimini coniugali ha reagito alla perdita della madre» - Eleonora Barbieri, il Giornale
«La morte dell'anziana madre, un figlio adulto devastato dal lutto. Eric-Emmanuel Schmitt si salva scrivendo un diario. Che diventa un libro, per imparare a fare i conti con il dolore» - Antonella Fiori, F
«Come un entomologo testardo, Schmitt scandaglia e viviseziona ansie, emozioni e ricordi, facendo dell'introspezione lo strumento principe di un libro che vuole essere prima di tutto un coraggioso esercizio di lucidità» - Fabio Gambaro, Robinson
Cosa vuol dire realmente perdere la madre? Al di là dell’effetto a caldo, al di là del legittimo dolore, ciò che pervade il successivo lutto è la sensazione di assenza, o meglio dell’assenza di una parte di noi stessi, di una componente essenziale della nostra vita nelle piccole cose come nelle questioni capitali. In questo diario del proprio lutto Schmitt racconta come ha vissuto i due anni successivi al decesso della madre, anni in cui il ricordo e la sofferenza si spartiscono il tempo dell’autore con gli impegni pressanti imposti dagli impegni letterari e teatrali. Così troviamo Schmitt in tournée all’estero che istintivamente prende il telefono per annunciare alla madre il successo dello spettacolo, prima di ricordarsi che è morta, o lo vediamo vestire i panni dell’attore in Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano mentre ripensa alla prima volta che, bambino, la madre l’ha portato a teatro. Ma i ricordi, si sa, si allargano a macchia d’olio, così riaffiorano gli episodi della sua infanzia che gradualmente l’hanno portato a capire che sarebbe diventato uno scrittore, così ripercorre il difficile rapporto col padre vedendolo sotto un’altra luce, e nel fare questo rivisita il proprio concetto di serenità, di bellezza, di esistenza. Non è un romanzo di fantasia. Anche se non manca di ironia, è un libro profondo, autentico, vissuto, un diario che racconta di sensazioni in cui molti si riconosceranno.Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
"Il silenzio mantiene il trauma. L'individuo supera il trauma solo quando verbalizza." Mah!, chissà se è vero; a volte, forse, è meglio lasciare che certi dolori decantino nella calma discreta della propria intimità. Evidentemente, non fu questa l'idea di Éric-Emmanuel Schmitt dal momento che, riguardo la morte della madre, sentì l'urgenza di sviscerare tutto lo sviscerabile, metterlo nero su bianco e condividerlo col mondo intero. "Le lacrime non scacciano il dolore." È un'esperienza comune, quella di seppellire i propri genitori, ed è la condizione più naturale, nell'ordine naturale delle cose della vita, che un essere umano può sperare di sperimentare. Dico 'sperare' perché è, di fatto, la condizione più 'fortunata', o comunque il male minore che i genitori precedano i figli nella morte: diciamo che da figli adulti dovremmo essere geneticamente programmati, perciò sufficientemente attrezzati e strutturati, per affrontare questo lutto e superare la perdita; viceversa dev'essere l'incubo peggiore. Quindi, di questo si tratta nel buon diario che avvicina empaticamente chi scrive a chi legge. È costruito e narrato nel particolare stile, punteggiato da aforismi, e pensieri in libertà che caratterizzano lo stile di Schmitt: "Diffidare dei due assassini, nostalgia e speranza. Uccidono il presente." Mi sento, dunque, di consigliarlo a chi ha elaborato serenamente questo tipo di distacco; agli altri, non saprei... Può essere molto doloroso, ma forse anche catartico, chissà. "Il percorso del lutto fa una grande curva quando alla tristezza succede la gioia: allora siamo contenti della vita di una persona anziché piangere sulla sua morte."
Un commovente percorso, una poesia alle volte disperata ma sempre vera.. Pur preferendo i romanzi, ho apprezzato molto questo diario dove anche una semplice virgola viene dal cuore.
Schmitt resta in assoluto il mio scrittore preferito, e apprezzo molto il suo modo di esprimersi.. certo, in questo caso forse si entra molto sul personale, forse troppo.
Recensioni
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